Il viaggiatore distratto/Il vento, il castello, l’attrice, le poesie…

Castello di Monteserico

 

Il viaggiatore è davvero distratto. Da quanti anni percorre la Bradanica, la strada patagonica ai confini fra Lucania e Puglia? E mai aveva notato quel castello alto sui campi di grano. Giuseppe ha deciso di mostrare le sue terre. Ci sono i suoi due cani: conosco Laika da tempo. Pablo è un nuovo arrivato.

Freddo artico e vento davvero patagonico. Il grano non azzarda a tirarsi su, si piega per sfuggire alle folate rabbiose. Urla rasoterra e organizza il concerto delle erbe. Il cielo è di vetro, le ombre si rincorrono, nemmeno una nuvola in cielo. Il grano è spuntato, cresce ogni giorno, le colline sono verdissime. La campagna della Bradanica è geometrica. Verde e marrone scuro. Campi arati e campi nei quali il grano conquista la terra.

Le terre del Bradano

Uscita di Cacciapaglia. Torneremo per Cacciapaglia. Quando passai la prima volta di qui (chi mi consigliò la prima volta di percorrere la Bradanica?) mi imbattei nell’incanto: promisi che avrei raccontato la Bradanica e la sua gente invisibile. Non ho (ancora) mantenuto la promessa. Solo qualche passo negli anni.

Giuseppe ci aspetta, lasciamo le auto. Case vuote. Quanto è durata l’epoca della Riforma Fondiaria? Chi ha abitato qui? Strana geografia, le case senza porte, né finestre (senza occhi) sembrano nate dai campi di grano, non ci sono strade per raggiungerle, potremmo abitarle di nuovo?

Giuseppe, Laika, Pablo

Il castello è sopra di noi. Torre longobarda. Le date sono approssimative: fu costruito prima del Mille, fra l’840 e il 980. Terra di confine, nella valle del Bradano, la gente bizantina. Arrivarono i normanni. Inevitabili inquietudini, battaglie di un profondo medioevo. Salita di due chilometri, paesaggio oltre l’orizzonte. Sulla cima del colle, una chiesetta in pietra. Il viaggiatore cerca un riparo all’interno della cappella. É un lamione. La volta sopra l’altare è azzurro-cielo. Altare, fiori di plastica, fiori che conservano l’anima. Graffiti sui muri. Un Madonna nera. E una piccola Madonna arrivata dall’Argentina sei anni fa. Segni e simboli. Gli immigrati che visitano il paese.

 

La Madonna di Monteserico

La Madonna nera di Monteserico

Più residenza che castello. Monteserico era inadatto alle guerre. Qui hanno vissuto nobili e monaci. Non so come, in epoca moderna, divenne proprietà del conte Vittorio Cini, uno degli uomini più ricchi d’Italia (avete presente la fondazione Cini?): era di Ferrara, amava Venezia, era senatore, quando nel 1918, durante un viaggio nel Sud, si fermò nel suo castello di Monteserico per far riposare la moglie incinta. Lei era Lyda Borrelli, diva del cinema muto, incantò anche Antonio Gramsci. Raccontò di lei: ‘È l’artista per eccellenza della film in cui la lingua è il corpo umano nella sua plasticità sempre rinnovantesi’.  Lyda rinunciò alla carriera artistica per il marito. I contadini della Bradanica, ancor oggi, aspettano l’alba quando Lyda camminava nuda ‘fra le spighe di grano bagnate dalla rugiada’.

Il viaggiatore si è davvero distratto. Ora tocca le pietre del castello. Giuseppe riconosce i frammenti di pietra lavica incastonati nelle sue mura: ‘È quanto rimane di antiche macine’. Non riusciamo a entrare, ci ripariamo da vento. Il viaggiatore ama farsi spostare dal vento. Equilibrio aereo.

 

 

 

I pannelli delle archeologie del Padre Eterno non raccontano le rovine. Sono spazi occupati dai poeti.

 

 

I pannelli delle archeologie del Padre Eterno non raccontano le rovine. Sono spazi occupati dai poeti.

C’è tempo anche per le necropoli di Padre Eterno a Gravina. Quanti luoghi, il viaggiatore ha ignorato negli anni del Sud. Sepolture sul costone del canyon dirimpetto al paese. Sepolcri di pietra violati da generazioni di tombaroli. Solo due tombe sono sfuggite alle loro attenzioni: sono le tombe dei guerrieri. Frammenti di affreschi nella cripta rupestre. I peuceti, antica popolazione dalle origini indoeuropee, colonizzarono mille anni prima di Cristo, il territorio delle Murge. Giochi di equilibrio sui passaggi di pietra. Le pareti della gravina sono allacciati dalle arcate del fantastico ponte-acquedotto, ricostruito nel 1722 dopo che un terremoto, un secolo prima, lo aveva distrutto.

Il ponte di Gravina

Anni fa, qui, sulle sponde della gravina, ascoltai una ragazza cantare. Era seduta su una panchina, guardava lo spazio davanti a sé. Non ho ho dimenticato la sua voce.

Il ponte di Gravina

 

 

 

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