Il cinema/’A Chiara’

 

 

Swamy Ruotolo ha vinto il Premio Donatello come miglior attrice per il film ‘A Chiara’. Ne sono felice, il lavoro di Jonas Carpignani, regista italo-americano-caraibico – anche calabrese, via, è molto bello. A dicembre, quando vidi il film, fui avvolto dalla sua magia. Ecco quanto scrissi allora’ (mi piacerebbe dare una nuova vita a questo blog: un altro David prezioso è quello dato a una giovanissima registra triestina Laura Samani, mi piacerebbe scriverne, finora non ci sono riuscito)

Due compleanni. Di due ragazze del Sud, anche se il secondo si svolge a Urbino. I 18 anni di entrambe, a tre anni di distanza uno dall’altro. La prima festa è di Giulia (che già sa o, quanto meno, non chiede); poi di Chiara che è stata capace di scoprire, di chiedere, di pretendere. Per poi scegliere. Per darsi una possibilità pur sapendo che il legame della famiglia, degli affetti, della famiglia non si interromperà mai.

Il padre è orgoglioso della sua famiglia. Ama soprattutto Chiara. La festa è bella. I vestiti con i lustrini, i baci, i selfie, le complicità, il rossetto, i trucchi, i capelli nerissimi. La telecamera di Jonas Carpignani, talentuoso regista, italo-americano caraibico, dei lunghi capelli rasta (che, leggo, vive a Gioia Tauro) insegue non allontanandosene mai, i ragazzi e le ragazze, gli uomini e le donne. Non dà tregua, si intromette, ci fa sentire perfino l’odore di chi sta inquadrando. Siamo anche noi nella festa. Ci sono le risate, le battute, ma anche un’inquietudine che cresce. Non c’è letizia. ‘Cosa sta succedendo?’, grida Chiara. Sembra che tutti lo sappiano tranne lei.

Una notte il padre fugge. Scompare oltre un muro. Chiara lo cerca, urla, litiga, domanda. E’ un viaggio nel buio: Chiara scopre i nascondigli (scantinati sotto il pavimento della casa, dietro un muro; buche scavate sotto i campi, le telecamere di sorveglianza), affronta chi non vuole rivelarle la verità. Il padre è uno dei manovali delle ‘ndrine, lavora per la ‘ndragheta, per boss che non si sporcano le mani. Rivendica la sua ‘giustizia’, la sua morale: ‘Credi che uccida la gente?’, il suo è un lavoro. La famiglia di Chiara è quella della realtà, i Rotolo, attori non professionisti, sono tutti nel cast. Swamy Rotolo è magnifica. Il padre ha l’aria così dimessa da essere quasi perfetto.

Jonas Carpignani non giudica, racconta. Della scuola di Chiara, delle sue amicizie, della palestra (dove lei corre ostinatamente su un tappeto rotante), della città disadorna, dei campi rom. Il tempo è l’inverno, non c’è il sole del Sud. E non ci sono gli stereotipi sulla ‘ndragheta. Non ci sono sparatorie. Questa è una storia quotidiana: ci sono i posti di blocco della polizia (i loro controlli sono inutili e ciechi), la droga viene tagliata in una panetteria, le automobili sono scassate e vecchie. I ragazzi, con la barba dura, controllano che le ragazze della ‘famiglia’ non fumino. I rifugi dei latitanti sono squallidi. C’è padre Pio appeso a una parete. C’è l’assistente sociale e il giudice che hanno sempre pronto lo schema di una soluzione che risolve il problema. E alla fine è il padre, così silenzioso e impacciato (non vuole inventarsi il brindisi alla festa di Giulia), che alza il velo sulla sua vita: non usa parole per raccontare la verità a Chiara, ma la mostra: le fa vedere e le fa conoscere il suo mondo parallelo e clandestino. Senza nascondere più niente. Butta una borsa per terra, è piena di soldi. ‘Sono milioni. In un’ora di fatica. E’ così brutto questo lavoro?’. Il padre non impone, non minaccia, le conferma il suo affetto, mette Chiara nelle condizioni di scegliere.

E non c’è un finale, né lieto, né tragico, non c’è consolazione, così è la vita: non sappiamo che fine farà il padre, perdiamo le tracce della madre, siamo lontani da Gioia Tauro, Chiara vivrà in un’altra città, in un’altra famiglia ‘per bene’, andrà a scuola, è sempre più bella. Questa volta è lei che sta festeggiando i suoi 18 anni, a Urbino. Ha nuovi amici e amiche. Una nuova ‘madre’. La festa finale è bella e allegra come quella che ha aperto il film. Le sue sorelle, suo padre e la sua vera madre sono immagini fuori fuoco nello specchio.

‘A Chiara’ è un film di Jonas Carpignano. Con Swamy, Claudio, Grecia e Giorgia Rotolo. E Giuseppina Palumbo.

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