Luoghi di resistenza (in)consapevole/Il fotografo di Sovana

Alessandro al lavoro
Alessandro è ancora sicuro: ‘E’ il più bel mestiere del mondo’.
Ho incontrato Alessandro Česka di fronte al piccolo viale di accesso al Duomo di Sovana, celebre paese, dalle origini etrusche, della Maremma. Alessandro aveva la testa infilata sotto il telo nero di una straordinaria macchina fotografica dell’800. Poi armeggiava con secchi di acidi. Era incerto: la sua carta, protetta da una scatola nera, doveva aver preso luce e lui stava facendo delle prove.
Alessandro cerca di spiegarmi: la macchina è una kalotipia del 1861. L’ha fabbricata venti anni fa. In Spagna.
Alessandro Ceska, 63 anni, magrissimo, guance solcate da due rughe profonde, capelli lunghi e bianchi, baffi ingialliti dal tabacco, è un girovago-stanziale, un gitano sedentario. Suo nonno proveniva dalla vecchia Cecoslovacchia. Lui è nato a Merano. Oggi abita, con la compagna e tre figli, a Pitigliano, paese del tufo.
La foto
Ci siamo fatti fotografare da Alessandro. Abbiamo tolto orologi, occhiali. Via ogni traccia di contemporaneità. Il fotografo ci ha vestito come migranti ottocenteschi. Una vecchia valigia ha nascosto le nostre scarpe. Alessandro ci ha spiegato di tenere la schiena ben dritta. Sguardi severi, labbra serrate. Eravamo bellissimi. Quindici euro per una foto. Cinque per una copia. Un gioco. Un ‘emozione. Valeva tutti i soldi spesi.
Devo raccontarvi anche di Adolfo Denci, il fotografo che, meglio di altri, ha saputo narrare la Maremma dei primi decenni del ‘900. C’è una sua foto che ritrae la grande piazza di Pitigliano. L’intero paese sembra guardare il fotografo. Tutti sono rivolti verso di lui. Nessuno è fuori fuoco. Nessuno è distratto. Adolfo li ha incantati. La foto è superba. Perfetta. Questa foto è magia.
Ecco. Alessandro, a modo suo, è un mago. Come il vecchio Adolfo, che morì, nel 1944, sotto le bombe nella sua Pitigliano.
In un’altra vita, Alessandro ha curato i denti. Suo padre era dentista a Merano. La sua vita avrebbe potuto avere una benestante tranquillità. Ma come poteva un giovane vivere con normalità gli anni ’70?  Quando addosso si hanno inquietudini inspiegabili. ‘A quel tempo si andava in India. Oppure a vivere in campagna. Un giorno decisi di cambiare vita. Via dall’università. Da una professione sicura. Lasciai mia moglie. E decisi di ricominciare altrove’. Alessandro era già stato a Pitigliano. Decise di tornarvi. Voleva vivere in questa Maremma lontana. Questa volta è stato il paese del tufo a compiere una magia nei suoi confronti. 
Pitigliano
Non sono stati anni facili. Le ribellioni autentiche sono storie complicate. Anche se una donna tedesca decide di fermarsi a vivere con Alessandro. Il dentista mancato non ha lavoro. Nascono i figli. La campagna non dà da vivere.
Ma, a  volte, accadono incontri. Durante un viaggio, Alessandro arriva a Peniscola, città di mare della Spagna. E la sua vita cambia ancora. Per qualche ora, osserva un vecchio fotografo che, armato di una macchina dell’800, scatta immagini antiche alla gente in vacanza.
Alessandro lo avvicina, parla con lui, lo convince. Capita così che rimane in Spagna per quasi due mesi. Per imparare. ‘Non è che quel fotografo mi abbia dato molti consigli. Mi diceva: se c’è più luce, diminuisci i tempi. Altrimenti fai il contrario’. Ma assieme costruirono una grande macchina fotografica. In legno e tela. A Barcellona Alessandro trova vecchi obiettivi tedeschi. Sono splendidi e complessi. Ora può tornare in Maremma.
Da venti anni, in estate, lo trovate a Sovana o sulla grande curva della Madonna alle Grazie, là dove appare Pitigliano.
Il momento dello scatto
La macchina invecchia. Si blocca il flessibile. E così Alessandro fa un altro passo indietro nella storia. Ora calcola i tempi contando mentalmente i secondi. Apre e chiude l’obiettivo con un tappone nero. Scatta per primo un negativo. Poi rifotografa l’immagine rovesciata. Infine l’immersione in un secchio con l’acido rivelatore. Un attimo di apprensione. Poi rassicura i suoi ‘clienti’: ‘La foto è venuta’. Occorrono ancora cinque minuti per il bagno nei rivelatori e nel fissaggio.
A volte lo cacciano, Alessandro. Un tempo si arrabbiava. Ora prende in spalla la sua macchina e semplicemente cambia posto.
Ha un carrellino dove mette le valige con i vestiti e le macchine fotografiche. Non sa usare un computer.
Ha chiuso la Ilford e la Kodak. Da anni è scomparsa la Ferrania. Niente più carte Agfa. Alessandro cerca le carte fotografiche alla Tetenal o alla Fomaphoto. Produttori dell’Est europeo.
Va ai festival degli artisti di strada, Alessandro. A Pelago, a Pennabilli, a Sant’Arcangelo di Romagna. Fotografa gli attori e i giocolieri. Con gli abiti di scena.
Una volta un direttore di banca lo volle a un grande incontro di banchieri. Li chiese solo di vestirsi in maniera elegante. Non so come andò. Alessandro è elegante come un girovago.
Una donna di Sovana, quando lo vede stare lì molte ore, gli porta il pranzo. Non sono molti a farsi fotografare negli anni delle foto digitali.
La figlia di Alessandro fa la costumista. Lavora nel cinema.
Castello Aldobrandeschi a Sovana
Non vede l’ora che arrivi l’estate, Alessandro. Per lavorare. Per il benessere che porta il caldo. Per stare all’aria aperta.
Mi lascia un biglietto da visita. Sono tutti diversi uno dall’altro. Sul mio vi è scritto: ‘Disponibile per matrimoni, divorzi, stages, lezioni di dagherrotipia. Dall’alba al tramonto’.
Vi lascio il suo numero  di telefono: 338.9103985. E un sito di flickr, creato da una ragazza di Pitigliano, dove potete vedere le sue foto: www.flickr.com/photos/lamiamaremma/sets/72157626947447771/
Se state al gioco, Alessandro sa donare magia.
Sovana, 19 marzo
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