Luoghi di resistenza inconsapevole/La stiratrice pasionaria

Anna nella sua bottega


Sono le foto e le bandiere ad attirarmi dentro una bottega (saracinesca sbilenca, vecchia porta, antiche tendine) di una stiratrice. Non ho panni da lavare, mi sorprendo a curiosare, stupito, fra foto di Che Guevara, ritratti di Moni Ovadia e Andrea Zanzotto. Ci sono anche immagini di Prato della Valle, la più bella piazza di Padova. E ritratti di animali storici della strada: cani e gatti dei suoi clienti. Fra i vestiti appesi alle grucce, spiccano bandiere che ricordano i referendum contro il nucleare e per il bene comune dell’acqua. Anna è sola. Tira avanti questa lavanderia da quarant’anni. Ha settantacinque anni. ‘Settantaquattro’, si corregge. Siamo in via Euganea. Centro di Padova. Cinquecento metri dal Duomo.
Passo un’ora nel suo negozio invaso da giacchette, pantaloni, cappotti. Anna non smette di stirare con il suo ferro a vapore. Entrano clienti. Anziani, giovani, donne. Anna li conosce uno per uno. Alcuni sono immigrati. Una donna con il velo. Non rilascia contromarche, né numerini. Non segna i capi. Sa benissimo a chi appartengono. Ogni incontro è una conversazione, un’attenzione. Non è mai accaduto che non abbia fatto uno scontrino.
Attorno all’asse da stiro, decine e decine di libri. Vecchi libri. Filosofi greci, Giuliano Scabia, Amendola, Zanzotto. Poeti, saggisti, scrittori. Libri che Anna regala. ‘Provo a informare’, dice.  ‘Dei libri, di solito, si è un gelosi. Io preferisco donarli. Devono circolare. Essere letti’.

Il dono di un pittore

Filo di perle. Orologio femminile dorato. Vestito nero. Pantofole azzurre ai piedi per resistere alla fatica. Famiglia di comunisti, quella di Anna. Nel Veneto bianco. Suo padre, legnaiolo e carbonaio, ero conosciuto come ‘Soviet’. Tutto il caseggiato dove abitava (quartiere del centro, lontano dalla periferia popolare) era abitato da ‘comunisti’.  Coincidenza astrale curiosa in questa città così conservatrice.
A scuola avverte le discriminazioni:  ‘Ai poveri scrutavano i capelli per trovare i pidocchi. Un’ispezione che era risparmiata ai figli di ricchi’.  Primo lavoro a dodici anni: incartava caramelle in un laboratorio. ‘Non ero adatta, finiva che me le mangiavo’. Veniva pagata con cartocci di caramelle rotte. Comincia a lavare e stirar panni.
Si ritrova sotto i portici di Padova quando le camionette della celebre di Scelba caricano i cortei. Anni ’60. Tornò a casa con i segni dei manganelli: ‘Te sta ben’ disse la madre. Iscritta alla Fgci, al Pci. Qualche simpatia per Lotta Continua. Nessuna per Toni Negri, professore a Padova.  Anni intensi. ‘Di Roma conosco solo piazza San Giovanni e il Circo Massimo’, luoghi delle grandi manifestazioni. ‘Tempi passati. Ora penso di essere moderata. Ho smesso di comprare il Manifesto. Mi accontento di Repubblica. Ma sto a sinistra. Da qualche parte’.

Il negozio di Anna

Prima che me ne vada mi regala un libro su Che Guevara. Sa che ne sto scrivendo una piccola storia.
Tre anni fa, a 71 anni, Anna ha cominciato a studiare violino. La maestra viene in bottega. Anna depone il ferro da stiro, mette la kefiah palestinese, e suona.
Padova 12 novembre
  
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