Pietro

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(da Unità.it)

A cento anni è morto Pietro Ingrao.

Per molti di noi, figli di una storia strana, raffigurava la possibilità di una ribellione, di una eresia, di una forza. Ci piaceva la sua capacità di stare nel mondo. Di attraversarlo mantenendo intatta la capacità di sognare. Non lo sapevamo bene, ma Ingrao, per noi, era la testimonianza che era possibile ‘vivere in modo diverso’, sfuggendo alle logiche più ciniche della politica. Ingrao, poeta, ci donava dei sogni perché ‘voleva la luna’. E noi continuiamo a credere che i poeti possano cambiare il mondo.

Anni fa, riuscii ad andare a casa sua. Assieme a un politico, Claudio Martini, che allora era presidente della Regione Toscana e che aveva attenzione a quel movimento no-global che ci appariva così reale. Insistetti perché con noi venisse Vanessa. Era una ragazza che avevo conosciuto al Social Forum di Firenze. 2002, un anno dopo Genova, la protesta contro il G8. Vanessa aveva i capelli variopinti e piercing. E aveva un grande lucidità. Sapeva raccontare dei ‘movimenti’.

Quando Ingrao la vide entrare nella sua casa, ebbe un sorriso, ricordo che le baciò la mano e disse: ‘Che bella gioventù’. Seguirono due ore di discussione profonda, accesa, vera. Ne uscì un libro.

Qui di seguito, un piccolo frammento delle parole che Ingrao disse quella mattina:

‘Il mondo è complesso, articolato, complicato. La riduzione a un solo elemento, la divisione in bianco o nero, brutto o bello, non corrisponde, per me, alla realtà. Capisco che possa risultare una risposta un po’ troppo filosofica, ma io credo alla soggettività. Il Novecento ci ha insegnato questa complessità e questa articolazione della vicenda umana. E’ stato un secolo terribile, ma ha avuto due facce: una spaventosa, quella delle guerre atroci che lo hanno attraversato, una violenza inaudita, il massacro di milioni e milioni di persone; l’altra faccia ci parla di un secolo che ha ragionato profondamente sull’essere umano e sull’individuo, uscendo dalle categorie del bianco e nero, del manicheismo. Non parlo più solo della politica, ma della cultura europea. E’ vero, ci sono stati tiranni, ma ci sono stati Kafka, Joyce, Freud che ci hanno raccontato che la soggettività umana è molto più del bianco e nero’.

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