I corpi di Ankara

Quanti giorni sono passati?

Quante settimane?

Conto i giorni. Non trovo più notizie. Non so quanti corpi. 97 morti. Poi 106. Poi 112. Poi…

 

Guardo ancora la foto di Izzetin Çevik. Ha la camicia pulita, è ben rasato. Le sue mani sfiorano il sudario che avvolge il corpo di sua figlia. Il corpo della sorella. Ho visto Izzetin con il volto schizzato di sangue. Ho visto la sua gamba nuda, il pantalone strappato. Le mani ad accarezzare altro sangue, quello della moglie. Gli occhi chiari, uno sguardo fisso. Una consolazione impossibile, il grido della donna che ha appena perso la figlia. La bomba. Loro due, appoggiati a un albero. Lo sguardo di una rassegnazione straziante. I giornali avevano dato per morto anche lui. Ma lui era a preparare il lutto per i suoi cari.

 

Quanti giorni sono passati?

Non ho scritto. Cosa ne è di quei corpi uccisi dalla bomba di Ankara?

 

I corpi degli attentatori. Cosa accade a un corpo quando la bomba che porti legata alla pancia esplode? In quanti brandelli si dilania un corpo? Il dna ci fa sapere che avevi un bar in una città del sud-est della Turchia. Cosa prova la tua pelle con una bomba stretta sull’addome? Il gesto che fa esplodere, è il movimento di un dito a decidere la tua morte e quella di cento ragazzi?

 

Il corpo di Dijle Deli. Quanti anni avevi? Che voglia di vivere. Rimane il suo selfie sull’autobus che da, Malatya, stava portando lei e i suoi compagni ad Ankara. ‘Siamo venuti a portare la pace’. Rimane un selfie in un mondo virtuale. Con i capelli a incorniciare un sorriso. E ancora, mondo virtuale, un’altra foto: un foulard rosso a coprire i capelli, un giorno di sole, un bel viso, la campagna attorno a te, ancora il sorriso. Assieme a te, degli uomini e delle donne, di quel bus sono morti in undici. Tre sono sfuggiti al destino perché erano andati a bere. Cosa accade dentro di te quando sopravvivi? E il tuo facebook che rimarrà per un tempo che non conosce la morte del tuo corpo.

 

I turchi non dovevano vedere i corpi. Lo ha deciso la Sesta corte penale. Quel mattino ho chiamato un giovane amico ad Ankara. Appena arrivato, non parla turco, ma era lì, aveva una televisione accesa e sono stato io chiedergli: ‘Stai bene?’. E lui non capiva, lui non sapeva. La Sesta corte penale ha vietato ogni foto. Ma non poteva eliminare anche le immagini dei corpi vivi dei ragazzi che non c’erano più.

 

Quanti giorni sono passati? Quante settimane?

Perché ora scrivo?

Solo perché ho dolore nella testa e voglio che questo bisogno di scrivere di quei ragazzi sia visibile?

 

Guardo e riguardo le foto, ma, tranne due, non le prendo dalla Rete. Le lascio lì.

 

I ragazzi danzano sulla strada. Il bagliore alle loro spalle. La vita e la morte. Il ballo, il tenersi per mano, il sentirsi assieme e il fuoco della ferocia. Gli uomini e le donne si rannicchiano, piegano le spalle, incassano la testa e dietro a loro altri ragazzi sono già morti. Corpi.

 

Piazza della Loggia, 1974 (da lesenfantsterribles.org ) 

Gli striscioni e le bandiere coprono i corpi. Gli uomini si piegano, si inginocchiano, sanno che sotto c’è il loro amico, la loro moglie, il loro fratello. Gli striscioni della lotta, della protesta, dell’invocazione, della pace coprono i corpi. Dove ho già visto questa immagine? Mille anni fa, i miei venti anni. Non c’era il sole. Pioveva a Brescia. Era maggio e pioveva. Quando una bomba uccise uomini e donne che si proteggevano con gli ombrelli. Non fu un bagliore, fu un tuono, un fumo grigio e sporco. In piazza della Loggia c’è un uomo con un golf chiaro, chinato su un corpo che non si vede, ha la mano davanti agli occhi.

 

Ankara, 2015 (da Ilgazzettino.it)Ad Ankara, un uomo con una giacchetta e una camicia a quadretti, è inginocchiato davanti a un corpo coperto da uno striscione. C’è il sole. Morire in un giorno di sole. A quarant’anni di distanza, i due uomini sono coetanei e fratelli nel dolore. L’uomo ha la mano davanti agli occhi.

 

 

print

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.