Il gioco del mondo/Non riuscì ad accendersi una sigaretta

 

Questo è un lungo capitolo. Venticinque pagine. Colme di appunti. Una volta tanto rispetto le regole: bacaro di Venezia, polpette, cynar, fuori pioviscola, qui non sanno cosa è il Punt & Mes. Ma leggo appunti illeggibili, chissà dove li ho scritti: ‘Che strano, i camerieri sanno chi sono, la cuoca esce dalla cucina per salutarti, e c’è il vino, e c’è il passato, e c’è la pasta e il futuro, e i bicchiere del mezzo dito, il cameriere ha la birra nella tasca posteriore dei calzoni grigi e i denti sanno di marcio. E c’è il fiume, ecco lo riconosco, è l’immagine perfetta di ciò che stava pensando e che quasi gli evitava tanta fatica’.

Non ha preso l’aereo, non ha fatto il viaggio verso di me. Da una scatola a un’altra, guardarsi, isolarsi, ho compiuto gli anni e ora il tempo non c’è. Piove. Ehi, però mi inzupperò tutto, devo infilarmi in qualche posto. Ma qui sto al coperto. Sto fermo, non sono mai stato così grasso, ho superato gli ottanta chili. I miei vicini parlano di una donna che è andata a vivere dove non vive più nessuno. C’è una casa murata con un grande giardino: è un interregno felice in cui si rinuncia a essere padroni di se stessi. C’è un letto? Sì, come una barca. Esco, non esco, mi dicono che il gioco del mondo qui si chiama campanon. Allora esco con i gessetti e la pioggia cancella, bagna, fa le strisce, gli sbaffi, alzo gli occhi al cielo e questo grande lenzuolo parve condensare di colpo tutti i peccati della luna.

Sono solo a pagina 107. E già qualcuno non legge più, scoppiarono colpi di tosse, qualcuno a rovescio applaudì calorosamente. Molte pagine senza alcuna sottolineatura. E’ tutto come sempre, dice uno che passa e accenna un saltello. Si avvicina un altro e mi vede chino sul computer: Deve essere un poeta, lei, vero? Vediamo cosa sperava? Ho la risposta: La bellezza, l’esaltazione, il ramo d’oro.

Non so come andare avanti, il Cynar è finito, sento la testa che oscilla e c’è l’odore di un hamburger, arriva dalla cucina. Chiedo se posso far entrare i letti delle puttane e il famoso ordine necessario. Il cameriere mi porta una bottiglia di cognac.

Passa anche un cane con gli occhietti che guardano avidi, va bene, non importa, lascio che la pioggia bagni la mia vita. L’amico lasciò scorrere la pioggia, la stessa pioggia di sempre. Anche se, io lo so, qualche goccia è diversa.

 

Lei non riuscì a fumarsi la sigaretta: cominciarono a fargli cilecca i fiammiferi, uno dopo l’altro.

La virgola l’ho messa io.

 

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