Libia
Il viaggio in Libia cominciò, in un giorno d’estate di molti anni fa, all’ombra di un gelso. Sulle sponde del più grande lago italiano. Furono Alberto e PierGianni, come spesso è capitato negli anni che seguirono, a rompere ogni indugio: era tempo di raccontare la Libia. Allora questo paese era ancora reso ‘difficile’ da un embargo internazionale che ne chiudeva i cieli. Per raggiungere Tripoli e i deserti dell’Akakus erano necessari lunghi peripli terrestri (belli e piacevoli, a dir la verità. Rendevano la sensazione del viaggio) attraverso la Tunisia. Allora, era il 1996, avevamo voglia di bussare alle porte della Libia e il grande gelso fu il nostro complice.
Scoprire la bellezza di questo paese fu un viaggio lento. Due anni di andirivieni. Non furono sufficienti: alla fine furono amici sahariani a regalarci territori che ci erano rimasti sconosciuti. Il mondo, nel frattempo, cambiava con le sue accelerazioni: la Libia rientrò da protagonista nelle assemblee delle nazioni, l’embargo fu ritirato, cominciarono altre storie mediterranee. Uscirono altre edizioni della guida. Daniela, compagna di molti viaggi in Libia, si innamorò del deserto e decise di seguire ogni orma lasciata sulle dune (e si incamminò anche su quelle dove ben pochi erano passati prima di lei) e volle conoscere quanto la mano dell’uomo aveva dipinto sulle rocce del deserto quando non era ancora deserto. La nuova edizione della guida alla Libia uscì, otto anni dopo la prima volta, proprio grazie al suo lavoro nelle sabbie. Alberto e PierGianni hanno continuato a organizzare i viaggiatori che volevano saltare la frontiera del Mediterraneo per visitare Leptis Magna, Sabratha, Cirene e quel deserto così lontano e così vicino. A me è rimasto il ricordo del gelso e l’immagine di una Medina di Tripoli in cui camminavo solitario a sera. Seguivo l’istinto del tabacco dei narghilé. Andavo sempre in quel caffè. Sedevo all’aperto. Nella piccola piazza dell’Orologio. Gli ultimi fabbri battevano il rame in un vicolo strettissimo. Gli uomini del tavolino più vicino offrivano il tè e, a gesti, raccontavano. Il Mediterraneo, a un passo, faceva volare i suoi odori intensi. Non avevo pensieri in quel caffè. Che c’è ancora.
Non ci sono più, invece, Sergio e Lorenzo. Sergio fu una di quelle persone che ci regalò il sogno della Libia. Credo che sia stata l’ultimo dei ‘veri’ sahariani italiani. La sua brusca saggezza continua a mancarci. Lorenzo mi apparve una notte a Ghat. Era vestito con larghi pantaloni neri e aveva un lunga barba bianca. Da quanto tempo vagabondava per i deserti? Passammo assieme giorni pieni e affrettati. Avrei voluto una lentezza bella con lui. Non vi è stato modo. E’ un rimpianto. A volte si hanno dei rimpianti.
Daniela Scapin/Andrea Semplici Libia Clup/guide De Agostini. Ultima edizione 2006 pp. 400, euro 22.
Ma io rimango legato a quei piccoli libretti dalla copertina color avorio editi, per anni, dalla Clup, una piccola case editrice di Milano. Erano, allora, le migliori guide che si potessero trovare. Erano compagne dei viaggi. Sapevano raccontare il paese. Era come se ti portassero per mano. E chi le aveva si sentiva parte di una ‘comunità’. La Libia ebbe due edizioni (1998/2000) con quella copertina così elegante e leggera.