Andrea Semplici
In evidenzaItaliaRaccontiSenza categoriasport

Non ho visto la finale delle ragazze della pallavolo…

(Immagine da ‘Total Free Magazine’)

L’altra sera ero pronto all’adrenalina, all’emozione. Finale della Nations League della pallavolo. In campo le ragazze meravigliose dalla Nazionale. L’Italvolley. Contro il Brasile. Non è un avversario qualsiasi. È stato l’ultimo, nel giugno del 2024, a sconfiggere l’Italia in un incontro, prima di 28 vittorie consecutive. E il primo set poteva far temere il peggio: dopo una serie infinita di partite finite tre a zero, le azzurre perdevano il set d’esordio della finale. La paura delle vincitrici? Delle favorite?

Il mercato (o dovrei dire il capitalismo) mi nega la gioia. E l’adrenalina. O meglio: vuole che paghi per essere lì, davanti alla televisione, avvolto in un tricolore, cercando di guardare la grandiosità di Paola (che ne dici di questa ragazza italiana, generale?), la forza di Myriam (lasciatela in panchina, è uno spettacolo quel che combina se sta a bordo campo, certo sotto rete è fantastica) e la bellezza aguzza di Alessia (ecco, sì, di lei sono innamorato, il più bel sorriso che io ricordi). Insomma, volevo dire: la partita non va in Rai, non va in chiaro, il cuore degli imprenditori delle tv è arido come parcheggio, devi pagare se vuoi vedere le ragazze. Se vuoi soffrire, se vuoi essere felice, paga. Bastardi. La partita è trasmessa da Dazn (che nemmeno so pronunciare) e da Vbtv, un canale specializzato in pallavolo. E, naturalmente, non è che paghi un biglietto d’ingresso, ti godi la partita e finisce lì. No, vogliono abbonarti. Vogliono una fedeltà monetaria. Vogliono 14,99 euro al mese.

Perdonatemi, questo non è un articolo. L’Italia ha vinto, l’ho letto nei siti che te lo raccontano per scritto. Ne ho visti spezzoni negli high-lights, ma l’adrenalina è andata a farsi fottere. La gioia, no.

Vorrei molto raccontare la pallavolo, forse avrei voluto fare il giornalista sportivo (brera, beha, crosetti, ormezzano, audisio), ma qui, invece, vorrei dirvi di una strana sensazione. Mentre la nazionale maschile di calcio ha fatto naufragio, gli sport giocati dalle donne stanno ottenendo risultati straordinari, navigano con maestria. Le ragazze della pallacanestro, pur orfane di quel prodigio che è Matilde Villa, sfiorano le finali europee. In semifinale, perdono di due punti dalle supercampioni del Belgio, al termine di una partita incredibile. Non si fanno deprimere e nella finale per il terzo posto conquistano la medaglia di bronzo battendo le francesi. Nei gironi avevano sconfitto le squadre più forti d’Europa: Slovenia, Lituania, Serbia e poi la Turchia. Ho faticato a trovare articoli importanti su questi successi. E solo le partite finale, a volte, possono arrivare a essere viste in chiaro. Le ho viste vincere al televisore dello SciClub di Capracotta.

Bianca Pestelli, una brava giornalista fiorentina, intervista Mariella Santucci. ‘Negli sport femminili – dice la playmaker bolognese, giocatrice della Nazionale – devi sempre chiedere, niente è scontato’. Gli stipendi delle donne non sfiorano nemmeno i livelli maschili: ‘Io vivo di basket – spiega Santucci – ma devo aver un piano B per la mia vita, una volta che smetterò di giocare’. Nella pallacanestro italiana le cestiste non sono ancora professioniste, ma ‘lavoratrici sportive’. E, fra le conseguenze, c’è che se decidi di avere un figlio, perdi il tuo stipendio e non dipende da te essere ‘riassunta’ una volta che puoi tornare in campo.

Sfoglio il Corriere della Sera il giorno dopo della vittoria dell’ItalVolley contro il Brasile. Trovo un breve articolo di ‘taglio alto’ dopo il nuoto, l’automobilismo e il ciclismo. Giocati da maschi.

Da parte sua, l’Italia del calcio femminile sfiora un’impresa ai campionati europei: a un minuto e mezzo dalla fine della partita sta per eliminare, in semifinale, le campioni inglesi. Poi un maledetto pareggio e, nei supplementari, un rigore sempre a un minuto e mezzo della fine. L’Inghilterra, poi, vincerà la finale.

Per la partita contro le inglesi, si sono seduti davanti al televisore più di quattro milioni di telespettatori. Lo stesso numero che giorni prima avevano seguito la vittoria di Sinner a Wimbledon. In Inghilterra la semifinale è stata seguita da otto milioni di spettatori, l’evento sportivo più visto quest’anno.

Questa volta, la squadra italiana ha avuto le sue pagine sui giornali, attenzioni dei social e sono state ricevuti al Quirinale dal Presidente della Repubblica (solo perché è calcio, no, voglio sperare di no). Ma per seguire le partite della prossima stagione sarà necessario abbonarsi a Dazn e a Disney+

Penso a Sara Curtis, nuotatrice, che, a 18 anni, ha battuto due record italiani nei 50 metri stile libero per poi far fermare, nei 100 metri, i cronometri a un tempo inferiore a quello storico di Federica Pellegrini. Sara, padre piemontese, madre nigeriana, sta trasferendosi negli Stati Uniti per continuare a studiare e ad allenarsi.

Penso a Kelly Doualla, genitori camerunesi (per fortuna e merito con cittadinanza italiana), primatista europea nei cento metri piani under 18. A quindici anni è diventata la terza italiana più veloce di sempre.

Queste ultime righe sono dedicate a chi non ha votato ai referendum sulla cittadinanza.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.