Frammenti

Lucio compie gli anni a Solentiname. Assieme a Davide. Doña Conny ha preparato la cena. Pollo, riso, insalata di pomodori. Davide si diverte e gioca con le parole. Ha dodici anni. E’ bravo in matematica. Facciamo il gioco delle lettere, il gioco de los fructos: Z come Zoe, E come esmeraldo, Davide vince sempre…compro una piccola bottiglia di Flor de Caña per il cumple di Luciano.

I ragazzi delle scuole secondarie, una settantina di chavalos, hanno lezione solo due finesettimana al mese. Il governo non riesce a far altro. I giorni passano nel tempo vuoto. Ma i due ragazzi del Reparto Ortega hanno idee chiare: vogliono fare medicina, l’uno, entrare nell’esercito, l’altro.

Il gesto del saluto degli argentini. Allargano il braccio a semicerchio, portano in avanti il corpo, l’abbraccio è avvolgente, ci bacia sulla guancia, la mano è leggera sulle spalle. E’ intimità.

Guillermo si alza a fatica dalla sua sedia a dondolo. Credo che i clienti della sua pulperia siano, per lui, un fastidio. Sospira mentre alza il corpo e lascia andare l’andirivieni della sedia.

Finalmente trovo il coraggio (ci sono i ragazzi argentini) di tuffarmi dal pontile di Macarrón. Le acque del lago fanno scomparire il mio corpo. Che mi appare bianco-latte, bianco-anni, bianco-bianco, troppo-bianco. Ho voglia di nasconderlo. Per la prima volta ringrazio le acque del Cochibolca. Che lo rendono invisibile.

Emiliano e Luciano, osservando i miei passi a San Carlos, pensavano che fossi smarrito. Paula invece aveva fiducia in me e mi ha seguito fino al pontile. Pensava: lui sa sta andando. Si era fatta di lato, fumando una sigaretta, per farmi passare.

Le storie al loro posto: la perra Lucy che trotterella come un gattino, i pavoni reali con la loro altezzosità, il pappagallo che oggi ha voglia di scambiare due chiacchiere, i rospi che saltellano sul cammino in cemento, Noidi che dipinge il giallo del becco di un tucano, l’intrigo dei telefoni nica, incomprensibile.

I chicos argentini si svegliano alle cinque, bevono el mate e vanno a guardare l’alba dal pontile di legno.

Doña Conny ha dipinto i suoi quadri. Merito del padre Ernesto e dei primitivisti. Poi ha smesso, la mano le doleva. Conny ha i miei anni. Ora ha una piccola pulperia. Vende candele e fosforos. E le chiacchiere a sera.

Facciamo i conti: con poco più di mille dollari si compra un lote, venti metri per trenta; con tremila e cinquecento dollari ci si costruisce una casita; con duemila e cinquecento dollari si compra (si fa costruire) una bella barca in legno e fibra di vetro. Facciamo diecimila dollari (avvocati, imprevisti, viaggi). Ecco, possiamo fare una nuova comunità. Organizzare un raduno rock. Mettere su una gelateria, un buon forno per il pane, un luogo per la musica e la danza, un cine famigliare e lasciare la casita agli amici che vengono. C’è stato un gringo che così ha fatto. Ya murió. Noi non moriremo mai.

No, il forno c’è. Ma al capo opposto dell’isola. Tre ore a piedi. Oppure un giro di barca (con il costo della benzina). La cugina di Conny fa cento pani, quaranta dolci e quaranta salati. Anche doña Vittoria fa il pane, ogni mercoledì e lo vende ambulante.
La luna è piena nel cielo di Solentiname. Luna buena.

Dove vanno i chicos dell’isola alle otto di sera? Il paese è un deserto, nessuna luce, ben pochi alla fine hanno un pannello solare. Eppure c’è il caldo e il vento fresco della notte. No, non si ‘esce’, non si va a chiacchierare al molo o sul tetto della barca grande. Non c’è un suono, una radio, una musica. Niente. Si sta a casa, qualche parola silenziosa in famiglia, poi niente, il sonno. Credo.

A Macarrón sono artigiani, guidano le barche, lavorano con i turisti. A Macarróncito fanno i contadini. Come al reparto Ortega. Fagioli, platanos, riso. Alla Venada, pescano. A San Fernando sperano nelle liti di Macarrón per avere più turisti. Fanno pagare due dollari per entrare al museo costruito dagli italiani.

La barca se ne va alle cinque del mattino. C’è ancora Silvio a pilotarla, con la sua aria sorniona. Barca-stop. All’isola del Padre sale un vecchio traballante con i fagioli e una muchacha, una famigli aspetta alla Venada, un’altra, con le ragazze addobbate a festa, a San Fernando.

