Andrea Semplici
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Chessë so’ ‘ji; chessë so ‘ji…Un americano nella valle dei Trulli

Unibas a Lanera

 

Quello che ho imparato una mattina nell’aula magna dell’Università di Basilicata a Matera.

Intanto ho ritrovato Alan Lomax, che avevo smarrito anni fa, molti anni fa, quando Giovanna parlava di canto popolare e Ivan dirigeva l’Istituto Ernesto De Martino a Sesto Fiorentino.

Nessuno dei ragazzi alza la mano, quando Max chiede: ‘Chi conosce Alan Lomax?’. Eppure loro sono qui per studiare antropologia, almeno solo per sentito dire. Dai, erano distratti. E hanno mezzo secolo meno di te.

Ecco la definizione di Max (non solo di Max): ‘Cacciatore di canzoni’. Alan, nordamericano del Texas, nato nel 1915, è figlio di uno dei primi studiosi del folklore e dell’etnomusicologia. Storia di famiglia, dunque. Non prendiamoci troppo sul serio: Alan e suo padre si divertivano un sacco a inseguire contadini neri, carcerati, ex-schiavi, operai delle ferrovie, afroamericani capaci di suonare chitarre e cantare con la loro voce da follia. Conobbero (nella prigione di Angola?) gente come Lead Belly e la sua chitarra a dodici corde o come Muddy Waters che Alan, assieme alla moglie, andò a scovare alla guida di un trattore nella piantagione di Sherrod, tenuta del Missisipi. Muddy era destinato a diventare uno straordinario Bluesman, al punto che i Rolling Stones decisero di chiamarsi così ispirati dal titolo di una sua canzone e i Beatles rivelarono che il loro primo desiderio, sbarcati negli Stati Uniti, era quello di incontrare quel chitarrista.

L’aneddoto racconta che Brian Jones, fondatore dei Rolling Stones, dovesse rispondere a chi, all’altro capo del telefono, gli stava chiedendo come diavolo si chiamasse la sua band: i suoi occhi inciamparono in un disco perduto sul pavimento. Era di Muddy Waters e c’era scritto: ‘Rollin’ Stone’.

A un certo punto del suo viaggio, Alan Lomax non si accontenta più della registrazione della voce dei suo cantori. Deve lasciare tracce anche del contesto in cui avvengono gli incontri fra il ricercatore e il cantore o la cantrice. Lomax vuole fotografare. E sceglie la macchina migliore: una Leica III f. Viaggia fino a Wetzlar, in Germania, pur di acquistarne una. Questa fattura è la testimonianza di un nuovo passo in aventi dell’etnomusicologia.

 

Come vorrei raccontare la storia del long-playing. Sarà per un’altra volta. Ma gli Lp consentivano di avere nello stesso disco più canzoni, più minuti di musica.

Gli Lp fecero balenare a Lomax l’idea folle di registrare e trasformare in dischi ‘le musiche del mondo’. Tutte le musiche. Per questo, nel 1953, anno in cui nascevo io, partì per l’Europa e in Italia conobbe Diego Carpitella e si imbatté nelle più belle canzoni popolari della Terra. Assieme cominciarono un viaggio per l’Italia, a bordo di un pulmino volkswagen, come precursori di una leggenda hippie. ‘Fu l’anno più felice della mia vita’, ricordò sempre Alan. Esplorarono diciassette regioni e, alla fine, Lomax ne ricavò ben due Lp. Con in mezzo, una vera sciagura: qualcuno a Pagani (Madonna delle Galline?) rubò, dal Volks, la sua valigia con dentro i taccuini riempiti dagli appunti di mesi e mesi di ricerche: ‘Non so cosa fare e neanche come sentirmi, sono in uno stato di shock’. Non si diede per sconfitto.

Locorotondo fu una delle tappe importanti del viaggio di Alan e Diego. La contrada San Marco del paese si rivelò essere popolata di cantori e musicisti. Donne e uomini, suonatori, cantori e cantrici. Furono notti straordinarie.

E ora, con un salto di tempo, vediamo comparire in scena Max, Massimiliano Morabito. Musicista, etnomusicologo, organettista del Canzoniere Grecanico Salentino, ricercatore appassionato: è lui ad aver seguito, con testardaggine, le tracce di quei due ragazzi nell’Italia degli anni ’50. E Max è di Cisternino, uno dei tre paesi della Valle d’Itria, la terra dei trulli. È cocciuto, Max, ed è anche fortunato: Maddalena Valentini, conosciuta come Lenoddë a Uallette, fu una delle cantrici che il parroco di San Marco presentò, nel 1954, ai due ragazzi alla ricerca di musiche e canzoni. Venne organizzata una ‘festa da ballo’ e la ragazza, allora ventenne, cantò come sapeva. Toni altissimi, una voce scintillante. Alan e Diego registrarono, ma Maddalena non se ne accorse, non capì, forse nemmeno sapeva cosa fosse una ‘registrazione’. Vide che uno di quei due ragazzi sosteneva ‘nna mazzë’ e immaginò che doveva esservi appesa una lampadina.

Maddalena Valentini (foto tratta dal video girato da Massimiliano Morabito durante il suo incontro con la cantora. La sua felicità.

Temo che Alan non sia mai tornato a Locorotondo. Lo attendevano altri mille paesi. I cacciatori sono così: vanno, vengono e difficilmente ripassano. Max, sei decenni dopo, negli Stati Uniti, ha ritrovato le registrazioni di Lomax. E, adesso, riappare anche Maddalena. In un salotto pieno di ninnoli in una casa della contrada San Marco, Max accende il suo computer, chiede se lei può aiutarlo a decifrare i testi di una canzone. Ma poi, esce una voce…ecco, posso solo immaginare: forse per la prima volta, Maddalena sente, e non può crederci, la sua voce. È come stordita di felicità: quella è la sua voce, da dove sta riemergendo? Da sessantaquattro anni prima. Ride, ride, ride, ride. E non riesce a fermarsi, alza il suo foulard al cielo. Maddalena ripeteva di continuo: ‘Chessë so’ji, chessë so’ji

Max ha aperto la strada del ritorno a casa del lavoro di Alan Lomax e Diego Carpitella. È la ‘restituzione’ di un dono che una comunità aveva fatto a quei due ragazzi alla ricerca delle musiche e dei canti.

Giuro che questa mattina ad ascoltare Max, a seguire il suo racconto, ad ascoltare canti, a vedere le immagini, ad afferrare le emozioni è stato un tempo sospeso, una felicità, una commozione da occhi che vorrebbero piangere e ridere assieme.

 

Il libro di Massimiliano Morabito è ‘Alan Lomax, un americano nella Valle dei Trulli’. Edito da CGS (Lecce)

 

 

 

 

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