Andrea Semplici
A piediIn evidenzaItaliaLucaniaRacconti di viaggio

Accettura/I Santi vanno alla campagna

 

Giovanni e Paolo

Ritorno ad Accettura. Nel giorno del mercato della domenica. E, oggi, primo marzo è anche la prima domenica del mese, giorno nel quale, quattro secoli fa, i francescani pregavano due santi, Giovanni e Paolo, per ottenere la grazia di un bel tempo per il lavoro nei campi. Non so perché sia nata questa tradizione. Non cerco molto. So che i paesani sono certi che Giovanni e Paolo siano santi della pioggia e del sole. Aiutano i contadini all’inizio della primavera. L’inverno sta finendo. È tempo di lavori nei campi.

La prima domenica di marzo si va nella campagna di Valdienne. Una discesa ripida e scivolosa fino al corso di un torrente, una risalita brusca per raggiungere un bosco, pascoli generosi e alcune case di pietra.

Ritrovarsi a San Vito

Da quanto tempo manco da Accettura? Possibile da così tanto? Sei anni? La pasticceria di Salvatore. Le mie foto ancora sulle pareti, mostra permanente. Caffè. Cornetto. E poi Pasquale. Come accadde che ci trovammo? I paesani. Volti che conosco. Abbracci. Siamo invecchiati? Fra la bancarelle appare il quadro dei Santi. Don Pinuccio con un colbacco nero e stola rossa. Franchino che sorveglia. Senza golfino rosso, oggi è azzurro. Sorridiamo. Sorpresa. Ecco, casa, questa è casa. Per una mattina. Per alcune ore. Pina mi guida per scorciatoie, riacciuffiamo la processione. Pina ha vissuto a Valdienne, la campagna appartiene alla sua famiglia. Dice che, anni fa, le ho mandato le foto di sua madre e di suo padre che si tengono per mano davanti al quadro dei Santi. Sette fratelli, lei la più piccola. Dormivano tutti nella stessa stanza, lei tornava da scuola attraverso i boschi. Mi mostra le foto della sua storia. E si infuria se la chiamo con il suo soprannome di bambina. Colpa di don Pinuccio che me lo ha rivelato, lei mi chiede di dimenticarmelo. Cammino a braccetto con il prete. E gli confesso che voglio ancora rubargli quei due bei libri sulla fotografia che conserva nella biblioteca della parrocchia.

Con Don Pinuccio

Va detto: oggi, domenica primo di marzo, c’è la guerra. Là verso oriente. Mentre noi ci fermiamo davanti al primo crocifisso della discesa verso Valdienne. Mentre mettiamo mimose attorno ai Santi. Mentre sorridiamo. Mentre preghiamo, là c’è la guerra.

Ci sono bambini in prima fila, ci sono i ‘grandi’, esperti di queste tradizioni, ci sono le donne. Don Pinuccio racconta la storia di Giovanni e Paolo e di fra’ Mario Torpelli, guardiano del monastero francescano di Accettura, fra ‘600 e ‘700. Fu lui a volere che, in questo bosco, fosse costruita una cappella campestre da dedicare ai santi. A metà del ‘700 qui si arrampicò il vescovo di Tricarico, Antonio Zavorrani. Prima traccia di questa piccola chiesa. I paesani avevano bisogno di una complicità divina per affrontare la vita nei boschi.

Ci sono diverse versioni delle storie attorno a Giovanni e Paolo. Giovani romani, erano al servizio di Costantina (Costanza?), figlia dell’imperatore Costantino, l’imperatore che accolse il cristianesimo fra le religioni e ne aiutò la diffusione. I due giovani erano anche soldati del generale Gallicano nella guerra contro i Traci e lo convinsero a convertirsi al cristianesimo per poter vincere una battaglia che appariva perduta.

La prima sosta della processione verso Valdienne

Non so, in questo tempo non riesco ad accettare un Dio che aiuta a vincere una guerra. La guerra la fanno gli uomini, i generali, i soldati, oggi gli informatici, i nerd, i costruttore di algoritmi e io vorrei conoscere chi ha guidato i droni su una scuola femminile nel sud est dell’Iran.

La salita

Giuliano, Flavio Claudio Giuliano, passerà alla storia come ‘Giuliano, l’apostata’. Dicono fosse un filosofo catapultato su un trono che non voleva. Raccontano che assisteva ai riti pagani. Tentò, come successore di Costantino, di restaurare l’antica religione romana. Perseguitò i cristiani e fra le sue vittime ci furono proprio Giovanni e Paolo. Decapitati da uno dei suoi sgherri, Terenziano. Mal gliene incolse a quest’ultimo: suo figlio venne posseduto dai demoni e l’uomo si rese conto della sua colpa. Pentito, tornò a pregare sulla tomba di Giovanni e Paolo e ottenne la grazia della liberazione del figlio. E, a quanto leggo, fece una brutta fine: si convertì per gratitudine al cristianesimo e, anche lui, assieme al figlio, venne giustiziato. Giovanni e Paolo furono proclamati santi.

Il quadro che i paesani hanno appena poggiato su un piedistallo di pietra ricorda questa storia antica. Ai piedi dei due santi c’è il bambino indemoniato e c’è il diavolo destinato a essere sconfitto. C’è anche il segno di un’antica bruciatura di una candela.

Appare un uomo con una bella barba e un cappello nero. Riconosco anche lui. Ma non è di qui, viene da altre storie. È un ‘cucibocca’ di Montescaglioso. Qua con macchina fotografica.

Un uomo mi avvicina. Saprò che vive a Riccione e che è devoto ai due santi. Vuole donare una loro immagine, impressa sulla ceramica, da collocare sul piedistallo di questa prima sosta della processione. Mi chiede di scattarla.

Angelo, fotografo e cucibocca

In cammino. Ripartiamo. Discesa a capofitto. Pina vuole tenermi sotto braccio. Faccio davvero questa impressione di vecchio? Cerco di frenare i miei passi, mi accodo al quadro, sto attento ai miei piedi, vado male in discesa. In breve arriviamo al torrente della Salandrella. Due ponti. Un tempo c’era solo quello pedonale.

Risaliamo. I portatori del quadro si scambiano i posti, bilanciano la fatica, equilibrio di altezze. Franchino sistema i fiori. La salita fa da specchio alla discesa. Al termine del primo balzo ecco il fratello di Pina. Domenico. Lo conosco. È lui ad aver cura della campagna di famiglia. Sono suoi i buoi. E con sé oggi ne ha due. Bellissimi. Potenti. Grandi. Abituati alla fatica. C’è anche il traino, la slitta in cui viene poggiato il quadro e i bambini ne approfittano per salirvi sopra. Le loro teste spuntano fra le mimose. La strada sale ancora, prima di diventare quasi pianeggiante. C’è anche il tempo per una foto di gruppo.

Appaiono le radure di Valdienne. Verdissima. Gli alberi mostrano la loro età con le dimensioni dei secoli. Querce maestose. Ecco i casolari. Ricordo i balli sull’aia. Conosco Domenico e il suo organetto da quando era un ragazzino, si intrufolava in ogni gruppo nel quale si suonava, studiava i movimenti dei suonatori. Oggi è la sua musica, assieme al clarino di Vincenzo, ad accompagnare ogni momento di vita pubblica di Accettura. Domenico ogni mattina lavora, appena finisce corre nei paesi vicini e insegna l’organetto. Ha almeno sessanta allievi. La musica è una storia seria in queste montagne.

Valdienne
Mimosa

Ultima salita. Ripida. I cento cani di Valdienne, hanno l’aria felice, confusa, stupiti da tanta gente. E poi papere, gatti, agnelli, bambini, vecchi, galline dalle zampe pelose, pecore. La piccola campana della cappella di Giovanni e Paolo, tre giri attorno alla chiesa. Trenta e più anni fa questa cappella era oramai un rudere con il tetto sfondato. Alcuni paesani decisero di ricostruirla. Tetto, pareti, pietre, intonaci, pavimenti. È tornata a vivere. Franchino ricorda che quando era ragazzo un vecchio, a sera, passava per i vicoli del paese annunciando la processione dei Santi e il loro ritorno alla chiesa madre. Il prossimo anno, promette, sarà a lui ad annunciare, a giugno, quest’anno, il viaggio di ritorno di Giovanni e Paolo.

Tre giri della chiesa

 

Pecora arrosto

 

Formaggio

 

Pic nic

Don Pinuccio dice la messa, viene offerta una ‘colazione’. Straordinaria, al solito, la pecora arrosto. Trentino viene a cercarmi: ‘C’è qualcosa che ti piace’. Vino aspro e buono. Formaggi, salamelle, pane. Ed è solo un antipasto, un’anteprima. Le donne hanno già messo a bollire l’acqua per la pasta, la pecora in umido è pronta, le patate. La piccola stanza della casa della famiglia di Pina si affolla. Camino acceso.

Mi convincono a mangiare, non si può sfuggire, il sindaco insiste. Mi arrendo: buonissimo il sugo della pasta, buono il vino, le patate, mi nascondo per scansare le pecora in umido, sto bene qui. Brindisi. Lentezza. Dei ragazzi si sono incagliati a pochi passi da qui, erano in moto e due si sono rotte, incidente fortunato, sono di Altamura, vengono invitati, si mette un altro tavolo. Ci sono solo uomini qua dentro. No, una donna c’è. Le altre stanno in piedi a controllare il pranzo.

I santi della pioggia e del bel tempo sono tranquilli. Ci vediamo a giugno.

Chiedo ai santi di fare il possibile e il divino per fermare anche la pioggia delle bombe.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.