Matera, le bandiere come panni stesi…

Devo ringraziare il vigile urbano che ci ha respinti al mercato di Piccianello. Non si può andare alla Cava del Sole a piedi. Bisogna salire sulle navette. In piazza Matteotti. Come dire: tornare sui nostri passi. Niente male, mi piace questo andare e venire. Alle otto del mattino. Mi godo il mercato che sta aprendo. Devo aver letto male le ‘istruzioni’ per l’uso del 19 gennaio. Ma in piazza Vittorio Veneto mi avevano rassicurato: ‘Sì, a piedi potete andare’. Vero, una ‘volontaria’ mi aveva avvertito scuotendo la testa: ‘Non ti faranno passare’.



Ressa agli autobus in piazza Matteotti. Bisogna essere veloci e sgamati, io sono lento come un bradipo. Ci troviamo in cento a voler salire su bus già troppo pieni. In fondo, ci divertiamo. Facciamo a spintonarci. Niente Cava del Sole. E anche questa volta la fortuna è dalla nostra parte. Dove altro mai avrei incontrato bersaglieri in corteo con rasta danesi, e la banda di Salandra dare e prendere il tempo da percussionisti (bellissimi) di Novi Sad?



Insomma, la banda di Salandra gira su stessa e guarda stupita i ragazzi serbi che percuotono tutto quello che si può percuotere. E danzano nemmeno fossero salentini. E un ragazzo con la tromba che si ferma a guardare le chitarre elettriche dei danesi: ‘E’ una banda questa?. Se il seme del dubbio trova terreno fertile, possono nascere grandi cose. Una splendida creolizzazione musicale. Le bande sono grandi storie. Ci mettiamo nel corteo. Danzando, direi. Fino a Palazzo Lanfranchi.

Dove due ragazzoni di Novi Sad con birra di ordinanza in mano si mettono in posa per farsi fotografare accanto a due vecchi bersaglieri.



Giornata lunga, al sole, almeno per un po’, non si avverte l’inverno, giornata lunga, quasi a sfidare il 2 di luglio. Mi sono svegliato almeno tre ore più tardi rispetto alla Festa della Bruna. Giornata lieve, se stai lontano da varchi, passi, permessi, doveri da compiere. La parte ufficiale in tv. Mi piace: ‘Quando abbiamo cominciato, non sapevamo cosa volesse dire essere Capitale della Cultura’. L’inconsapevolezza, a volte, fa raggiungere mete inattese.
Non ho storie da inseguire. Mi piace passeggiare fra le ondate della folla.


E tempo per dolci e caffè a Lanera. Con il tempo per sedersi sulle panchine con vecchi amici. Appuntamento ai Giardini Mom, Mamme Materane all’opera. Crostate e torte. C’è una banda ungherese disfatta dal pranzo offerto dal quartiere. I musicisti di Nova Siri si divertono a suonare…




Poi il cielo fa per andarsene, per trasformarsi nella notte. Ho il balcone perfetto. Sul Sasso Barisano. Cori dai gradini della cattedrale e Francesco che annuncia il cielo stellato sotto di noi. Abbiamo i lumini. E l’acrobata della Compagnia dei Folli vola appesa a una mongolfiera davanti alla facciata della cattedrale. Qualcosa la trattiene a terra, lei cerca una libertà impossibile, ma almeno ci prova, danza sopra le stelle capovolte, cerca una fuga, poi come se rendesse conto della bellezza sceglie di volare fra il cielo e la città. Non scioglie gli ormeggi. Rimane. Con un ultimo gesto da capoeira, rimane.



Diretta Rai. Divano davanti al televisore. Niente permesso. Un’altra fortuna. Così ci evitiamo tempesta e imbarazzo. Chissà chi ha deciso gli ospiti sul palco di San Pietro Caveoso. Quale filo unisce Brachetti a Skin, Gigi Proietti a Stefano Bollani? Mi sono distratto, es verdad. Ho pensato che il nonno di Skin sia stato il primo marine nero a entrare a Matera nel 1943. Ho pensato che Gigi Proietti abbia fatto il suo primo corso di teatro allo Iac. Sono certo che Stefano Bollani abbia mosso, la prima volta, le sue dita su un pianoforte incustodito nell’atrio del conservatorio Duni. Di Brachetti, francamente non so. E Rocco? A lui dopo il panino che si sponza con la frittata, sarò sempre grato. Insomma, la serata Rai è un mistero triste di questa giornata. Meglio uscire, ha smesso di piovere. Forse la pioggia non è stata casuale.


Vino in piazza del Sedile. Il torrente di uomini e donne che va verso piazza Vittorio Veneto. Suonerà il carrillon celeste dei Transe Express, le musiche da trance dei Maudits Sonnants. Suonatori Maledetti nel cielo di Matera. Fuochi di artificio, grida, rulli di tamburi, timpani, una immensa gru e spettacolo aereo. A riportarci a terra, per la durata di un’attesa, la cavalcata (meravigliosa) dei ‘cavalli fieri’ dei Quidams. Cavalli bianchi, translucidi, bellissimi. Viene voglia di accarezzarli. Poi, faccia al cielo, le acrobazie dei Suonatori che salgono oltre i tetti della città per la loro musica. Peccato che non ci siano i falchi grillai attorno a loro. Tornate a primavera, ragazzi, vi divertireste a insegnare a volare ai cuccioli di falco. Profili di ombre sui palazzi. I suonatori riportano le stelle in cielo.

Raccontano i suonatori aerei: ‘La nostra ossessione è il tempo che passa, l’intervallo che scorre fra due rintocchi di campana’.

‘Poi verrà il momento della felicità, i suonatori maldetti si ritroveranno a suonare assieme il carrillon celeste e decolleranno lentamente verso l’eternità’

Già, l’eternità.

Notte. Chianche bagnate. Frotte di operai stanno smontando il carillon. Una trapezista si mette in spalla delle corde e se ne va caracollando come un marinaio. C’era un’aria bella. Nella solitudine, ancora affollata, della piazza.
Via San Biagio, camminando assieme a Piero. Mi dice: ‘C’è una differenza con la Bruna. Alla festa la gente di Matera si sente protagonista, qui è stata spettatrice’. E’ stata una giornata lieve, vorrei ritrovare i ragazzi di Novi Sad e inseguire ancora una volta i cavalli volanti.



Stupendo! Matera in festa, come se fossi stata anch’io tra le sue strade e nella sua bellezza!
E’ stata una bella giornata, Elena..
Complimenti! Bellissima e poetica cronaca di una giornata speciale. Le foto tutte belle!
Bella cronaca. Scritta molto bene. Belle le foto che ci precipitano nell’evento.
Grazie…