Il dono di Amalia
E poi accade di incontrare un pesce, una donna, forse una bambina, sei arrivato in ritardo, lei sta già superando i confini del corpo. Un’altra dimensione.
Vorresti disordinare le foto, perderle, ritrovarle, sono qui, tutto in fretta, riprendi fiato, il pesce-femmina è il corpo di una donna, fai attenzione ai piedi e al suo sguardo stupito. Un confine?
Guardi da un’altra parte. Io vorrei che tu rivolgessi i tuoi occhi verso di me. Noi siamo divisi, noi siamo uniti. Legati uno all’altra. Oltre una frontiere invisibile. Non è uno specchio, è la realtà. Un suo frammento.
Confusione, quasi un’evanescenza, una scomparsa. Ti prego, non scomparire…
Ecco, adesso che ci siamo dati uno all’altra (ma che genere sei, tu?) i nostri corpi sono diversi, i nostri occhi si fanno severi. Ma (perché scrivo ‘ma’, meglio ‘e’): tranquilli, certi di quanto stiamo vivendo.
Andiamo. Senza salutare, perché così che non fossimo mai partiti.
Ora i nostri corpi sono davvero uniti
Salire, dimenticare, ricordare ogni dettaglio, l’abito rosso, il buio, l’ultima volta eri su un tetto
Il mio grido, il tuo silenzio. Non senti, non cambi espressione, di cosa sei fatto? Cosa hai dentro? Sei un fantasma? Mi sono sbagliata?
Adesso ti sei accorto? Allora il tuo corpo non è un fantoccio…
Riprendiamo il colore, riprendiamoci il buio, la veste rossa, non avere quello sguardo triste, è tempo di prendere una decisione, immettere sangue nelle vene
Violare le leggi che ti legano a una dimensione che non è mai stata la tua. Il mio sguarda si impiglia.
Ecco, guardami, ti prego guardami, ti ho lasciato andare perché tu mi guardassi
Danzo, ma avverto la tua assenza, non sento il tuo sguardo, dove sono i miei fili, non riesco a rimanere in piedi, ma il movimento, solo il movimento può riuscire a non farmi cadere
Non raggiungerò il cielo, ma lo sto immaginando, il tentativo del volo, non sono mai stata così alta. Scoprirò cosa c’è lassù.
















