Viaje al ‘paesito’/Vento pampero su Montevideo

Viento pampero. Vento freddo, dal Sud. Immagino risalga dalla Patagonia. L’estate rabbrividisce. Spiagge deserte, onde grigie del Grande Rio. Frammenti di parole. Anche la Ciudad Vieja, al domingo, è deserta. E’ tempo di verenear, parola strana, estatare. Sono arrivato in questa terra nei giorni dell’estate. Agosto australe. Ci sono gli uomini che dormono in strada, rifugio negli edifici delle banche e dei ministeri. Ci sono gruppi sparuti di turisti attorno alla statua di Artigas, eroe nazionale, che sognava lo stato del Rio de la Plata. Soldati (a volte tremano di stanchezza e muscoli dolenti) sono come statue attorno alle sue ceneri sotterranee. Il palazzo del governo è un tempietto greco in mezzo a palazzi dall’aria slabbrata. Il Palacio Salvo venne costruito da un architetto italiano. Per un tempo è stato il più alto grattacielo del Latinoamerica.

Il visitatore distratto cammina senza una vera ragione per l’avenida 18 de julio. Una disattenzione leggera. E’ felice di essere qui. E osserva il thermos del mate: i passanti lo stringono al petto con il gomito, nella mano la bombilla. Sì, sono nel Cono Sur del continente, territori del Mate amargo. Non ho molte idee. Aspetto il momento per fotografare quel camminare con il gomito a stringere un thermos. Ah, la borsa nella quale si tiene sia il thermos che la bombilla si chiama Matera.

Amano il cinema gli uruguagi. Piccola domanda interattiva: chi la donna sulla destra?

Amano i libri, gli uruguagi.
Ernesto assieme a Bob e a Guareschi. Una bella compagnia







A Montevideo si vende per strada. A plaza Matriz, nella Peatonal, tempi antichi. Ognuno occupa i suoi posti.





