Diario molisano

Michele zappa con fatica un orto ai confini della strada che sale in paese. Raccoglie patate. ‘So’ piccole, le semini grosse e loro vengono piccole’. E niente zucchine. Solo fiori. ‘Non so perché’. E dopo 27 anni di lavoro nel Giardino della Flora appenninica lui ne sa. ‘Non è piovuto. E l’acqua qua è piena di cloro. Il cloro brucia’. Continua a zappare e mi regala tre fiori. Gli avevo detto che a me piacciono molto.
Fernando, dietro al bancone del bar, mi racconta dello sci club Capracotta. 110 dieci anni di vita. Come Julio Cortázar penso in fretta. Mi fa vedere foto e manifesti. ‘Siamo fra i più antichi d’Italia’. Oggi nevica meno in Alto Molise e allora ci si inventa lo ski-roll.
I cornetti, con settembre, arrivano in ritardo. Non si può fare una colazione salata.

Ritrovo, davvero un balzo in un dimenticato frammento di memoria, Antonio. Lo ricordo in gonna in un pomeriggio fiorentino. Il Movimento degli Uomini Casalinghi era nei suoi primi anni di vita (fondato da Antonio nel 1985) e attirava attenzioni e curiosità da taglio basso nei giornali. Io parlai con lui per Paese Sera. Ma non ritroverò mai quell’articolo. Antonio non è cambiato, rivendica ancora il diritto degli uomini a essere ‘casalinghi’, a prendere esempio delle donne, a ridurre il tempo di lavoro, a pensare di più a imparare e giocare, a conquistare il suo tempo. ‘Come hanno fatto le donne dei nostri paesi per decenni’. È una sua convinzione: centinaia e centinaia di donne rimanevano sole con i figli al paese. Gli uomini migravano, andavano con capre e pecore nove mesi l’anno, partivano per le guerre, ‘salivano’ a cercare lavoro. E le donne, al paese, si organizzavano e si ritagliavano il tempo per loro.

Il Molise è come Waslala di Gioconda Belli. Una terra di Utopia. Nascosta, invisibile, una storia di pascoli e carbone. Melisandra scoprirà il destino dei suoi genitori quando, attraverso una fessura del tempo, raggiungerà Waslala. E si renderà conto che l’Utopia…
I paesi qua si chiamano Frosolone, Vastogirardi, Capracotta, Castiglione Messer Marino, Duronia, Pescopennataro, Pietra Abbondante…
La banca più vicina a Capracotta è in Abruzzo: filiale del ‘Credito cooperativo delle Prealpi’. Quasi sette chilometri. Ci sono tre bar. Un benzinaio. Una sorta di magazzino che vende lavatrici e frigoriferi. Un luogo irreale e bellissimo: cumuli di elettrodomestici, alti come colline, con ragazzi instancabili a montare e smontare lavatrici. Non ci sono negozi cinesi, né di telefonia. Non arrivano i giornali (ma allo Sciclub c’è il Corriere della Sera) e non mi stupisce. Non c’è un tabaccaio e questo mi soprende. Formaggi e insaccati, quanti ne vuoi. C’è la farmacia. Il medico? Devo chiedere, ma ci sono lapidi e monumenti dedicati a dottori del paese. Molte targhe che segnalano ‘studi legali’, si deve litigare molto, immagino. E molti alberghi, in agosto il paese è stato invaso dai turisti. 1421 metri di quota. Ufficialmente 700 e passa abitanti. Meno di 500 nella realtà.

Antonio ci guida a raccogliere more. Andiamo a…more!. In realtà è un alibi per raggiungere una masseria solitaria. Qualcuno viene ogni giorno ad avere cura dell’orto e delle galline, ma nessuno abita più qui. Antonio sogna nuovi abitanti. Vecchi e giovani assieme, comunità. Il sogno è inscalfibile, rimane lo stesso, ha attraversato i miei diciotto anni. Ha resistito a lungo. Si rinnova di continuo.
Le donne hanno portato torte salate al formaggio, frittate, dolcetti. L’ombra di una grande quercia, un tavolo rotondo, tronchi come sedie. Perfezione.

Da venti anni, Guido vive in un grande camper. Sul web, naturalmente, scopro che non è solo, anzi questi eremiti nomadi sembrano in tanti. Non so perché abbia fatto questa scelta. Tutti dicono: libertà. Alla guida di un camion che pesa 35 quintali. Guido dedica tempo allo studio di tutte le lingue europee. Ascolta videocassette. Lo troviamo che ha appena fatto il bucato e parcheggiato il suo camper in un bosco.

A Civitella, contrada senza abitanti in inverno, c’è una pasticceria. C’è Giorgia. Civitella è fra Vastogirardi e Capracotta. A guardare Civitella dalla strada, sembra un brutto un edificio militare, sali la stradina che lo raggiunge e la contrada si svela: ti ritrovi in una radura-piazza dolce e bella. Il padre di Giorgia ci ha costruito una legnaia-cappella con tanto di campanile. Lavoro sapiente di chi sa usare motoseghe. Giorgia fa torte e, nella buona stagione (brevissima a queste altezze), prepara colazione per i vaccari. Giorgia non vuole pubblicità, ha abbastanza clienti, non c’è nemmeno un cartello che ne riveli la presenza. È un Bagdad Cafè nell’Alto Molise.

Sotto le rocce di Sant’Egidio, celebri palestre per arrampicatori, c’è una chiesa solitaria dedicata al santo che protegge i pastori transumanti. La chiesa era il rifugio nelle notti della transumanza. Da oltre vent’anni qui vi vive un frate cappuccino. Oggi qualcuno è salito in montagna, per la festa del Santo. Padre Luciano, un pizzo bianco, dice messa e sussurra ‘rugiada dello spirito’, la mia attenzione si impiglia in questa frase. Dicono che padre Luciano ogni giorno cammina fra i pascoli con il rosario in mano.

Un pastore, Bartolomeo, ha costruito un capanno-casa di pietra. Ha trovato, raccolto, trasportato pietre pesantissime. Ne ha scelte con le forme di animali, sculture zoomorfe, arte astratta e concreta. Era piccolo Bartolomeo, fortissimo, ha costruito archi, torri, piramidi. Non riesco a immaginare come ci sia riuscito, come ha messo l’ultima pietra? Ha creato una land-art senza saperne niente. Un pensiero semplice: mi dà piacere costruire una bella storia. Attorno alla casa di pietra ci sono cespugli di ribes selvatico.

A notte, attorno a un fuoco, in attesa di grigliare salsicce, si ritrovano pecorari e vaccari. Cena e canti di Sant’Egidio. Pentolone di spaghetti. Con, sorpresa, sono conditi con vongole. Formaggi, prosciutti. Vino aspro. I dolci della pasticceria di Giorgia, il gelato di Frosolone. Si parla di vacche e capre. Ci si conosce per soprannomi: Motore, Lupone, Lu Re…
Una ragazza manda un messaggio, ringrazia per i formaggi, scrive che sono ‘sublimi’. Il vaccaro chiede: ‘Che vuol dire?’. E lei spiega: adorabili, favolosi, stupendi…alla fine si arrende: buonissimi.

