Il Loop di Matera
La Lucania è una strada. Oramai mi ripeto. E’ la Bradanica il suo biglietto da visita. Paesaggi di nuvole e terra per poco meno di centro chilometri. Strada deserta. Patagonica. E ancora non sono andato a Borgo Taccone. Però ho imparato a fare benzina prima di cominciare a percorrerla
A sera, le parole che corrono di Ascanio Celestina. Matera è Materadio.
Secondo giorno. Al sabato
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| Peppino |
Inchino per Peppino Mitarotonda. Nel vecchio carcere di San Giovanni, uno dei luoghi belli e chiusi di Matera, le ceramiche dei decenni della sua vita artigiana ricordano una bella avventura di arte. La mostra sarà aperta fino a novembre. Passate di qua. Non perdetela.
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I fiati dei Funk Off fanno ballare la notte. Il Funk, per una notte, in piazza San Giovanni fa dimenticare che questa è terra di tarantella. Rimanete un po’ a Matera, ragazzi di Vicchio. Possono nascere belle cose dall’incontro con i musicisti di questa terra. Grande storia, questa di Materadio.
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Una notte così è già troppo. L’osteria è un buon luogo dove farsi raggiungere da un sonno pieno di musica.
Terzo giorno. Alla domenica
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Silvana e Ninnì. La poetessa-ingegnere e l’attore-muratore arrivato al laboratorio di lettura con i pantaloni schizzati di vernice. La foto non corrisponde al tempo. Inganno sui giorni. Scatto poco. Ma qui, alle Officina Frida, c’era da ascoltare e leggere e non potevo farmi difendere dalla macchina fotografica. Peccato non avere una registrazione della voce di Ninnì. Che ha pagato il suo corso con una poesia.
Non ho avuto l’istinto di fotografare la pasta al forno di Adele. Ma posso garantire..
Quarto giorno. Al lunedì
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Al lunedì ricordo questa bellissima mostra di fotografie di donne dell’Aquila. ‘Donne che non tremano’. Il racconto di una resistenza, di una sollevazione, di una lotta. Sta alla sala degli Archi di palazzo Lanfranchi. Fino al 15 ottobre. Foto ‘piccole’, passepartout nero. Sei costretto ad andare vicino. A leggere il foglio del racconto. Le foto sono di Giampiero Corelli.
E dall’ultimo piano di palazzo Lanfranchi scopri una Matera che ancora non avevi ammirato. Guardare lo scoglio della Madonna dell’Idris dall’alto.
E, alle Officine Frida, ci aspetta Daniele e i suoi tamburelli. Tentativo di trovare un ritmo. Di capire cos’è il ritmo. Ci vorrebbe continuità e tenacia. Ci provo, almeno per questi giorni ci provo. Poesia e pollice e palmo sulla pelle del tamburello per capire il ritmo. Che non sia troppo tardi.
Quinto giorno. Al martedì
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| Una civetta sorveglia i giochi |
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| Abbraccio collettivo |
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| L’abbraccio di Alessandra |
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| Il leggendario bar Sorriso al quartiere di Spine Bianche |
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| L’angolo degli innamorati casuali |
Brusca accelerata al martedì. Pomeriggio a correre assieme ai Basilicata Borders Games. Giochi urbani che attraversano, come una follia, la città. Ne scopri il senso, se partecipi. Abbracciare trenta persone, appendere fiori agli angoli delle strade, entrare in una casa e cucinare un piatto locale, fotografare innamorati in un luogo romantico. La spinta è il ‘contatto’. E’ il desiderio inaspettato di toccare, sfiorare, creare una relazione fra gente che non si conosce. Fra ragazzi venuti dall’Europa e la gente di Matera. Questa è comunità provvisoria, direbbe Franco Arminio
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| Da questa galleria per andare alla vecchia pizzeria Da Mario |
E poi scopri qualche galleria di Matera nella quale mai eri entrato. E non sai perchè questa normalità di tufo ti colpisce e scatti una foto distratta. Poi la riguardi…
Sesto giorno. Al mercoledì
Al mercoledì è alba. Sei del mattino. Prima. Heure Bleu. Blue morning. Sul confine della gravina. Là dove la città finisce. Spiazzo alle spalle della Madonna dell’Idris. Il sole sorge oltre il crepaccio, oltre le rocce della Murgia. Anche qui le foto sono in secondo ordine. Prima c’è la comunità, la meditazione collettiva, ancora il gioco del toccarsi, la ricerca della pelle, il sentire del corpo, i piedi scalzi sulla roccia, il brivido. Alba magnifica. Sorridente.
Settimo giorno. Al giovedì
E’ riposo un andare al mare? Un donarsi l’ultima estate con l’acqua a belle temperature? Un cercare il sole, le onde e le meduse. La spiaggia di Castellaneta. Nel suo luogo più selvaggio, nonostante l’orizzonte orientale intrecciato con le ciminiere dell’Ilva. Ancora una volta non fotografo. Non documento. Non mi difendo. Faccio il bagno, fino al testa a testa con la medusa. Non ci facciamo del male.
Alla vecchia stazione di Castellaneta, i treni non fermano più. Un varco consente di scavalcare una frontiera, i binari sono da attraversare, una breccia nel muro e cammini nella pineta fino al mare. Rimane la nostalgia che solo le stazioni abbandonate riescono a dare. Anche con le sue scritte urticanti.
Un posto dove tornare.
Ottavo giorno. Al venerdì
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| Castelmezzano |
Poi le montagne. Le Dolomiti Lucane. Il paese di Castelmezzano aggrappato alla roccia. Una giornata perfetta. E i paesani che ti salutano, ricordano, i ragazzi che ti vengono incontro. Il belvedere sul paese. L’idea di un progetto futuro. Promesse.
La gente del paese. Perchè si fotografano solo gli anziani? Il fabbro ha 88 anni e ha fatto il sindaco. Dopo la prima diffidenza, parla a ondate. Lucia apre il pertugio della sua porta e le piace essere fotografata. Sì, oggi ho ripreso in mano la macchina fotografica. Scatto poco. Ma fotografare è un modo per attaccar discorso con il fabbro e con Lucia.
Raffaele, scultore di via delle Beccherie, sta trasformando un innocente dancalo in un pirata della Malesia. Sarà una foto a ricondurre in Africa l’argilla che prende forma. Stiamo pensando una bella storia: una mostra di foto e statue, pixel e argilla, carta cotone e maestria della terra
Incontri a Palazzo Lanfranchi: Daniele, musicista e maestro di tamburelli, e Mimì Notarangelo, la comparso-fotografo che sorprese Pasolini, in giacchetta e cravatta, appoggiato ai muri di Matera quando immaginava un Vangelo italiano secondo Matteo. Una vecchia e celebre storia. Vestito da centurione, Mimì aveva una macchina fotografica nascosta sotto la tunica.
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| Leo |
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| Rino |
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| Nadia |
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| Greta |
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| Marco illumina la pagina |
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| Emanuela ha organizzato la maratona dei lettori |
Matera è solo musica. Da una vecchia cantina, esce il mormorio di due arpe. E raggiunge i lettori dell’amore.
La lucerna sull’affaccio del Sasso Barisano. Dal laboratorio di Raffaele
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| Michele ‘la stoppa’. Con il figlio e il nipote (foto di Antonio Sansone) |
Daniela e i falafel di via delle Beccherie
Marco convince i ragazzi a entrare nella bottega del commercio equo. E’ la loro prima volta. Comprano cioccolata di Modica e Ubuntu. Un trionfo. In fondo basta poco a cambiare un destino.
La kebaberia di Vanni. Luogo di resistenza. Qui non sono consentite pubblicità di spettacoli sponsorizzate dall’Eni. E poi ci sono Ciampi e Napolitano a vigilare sulle regole. Nelle botteghe del Cairo e di Amman, ci sono sempre re e presidenti, qui mettiamo i capi di stato….Vanni, geologo di formazione, ha rigore nel fare le cose. Eccellenti i suoi kebab. Una delizia i falafel. Senza trucchi. Si chiama ‘Mammaliturchi’. Lui sostiene che si autosfrutta.
E poi, come altrove, nelle ultime notti delle illusioni, ci si bacia nel loop di Matera.

















































Interessante lettura, grazie mille. Procopio Palermo
E’ passato così tanto tempo.