G8/Non lasciateli più soli
Avete sbagliato. Li avete lasciati soli. Si sono sentiti abbandonati a sé stessi. Eppure erano a Genova anche per le vostre parole, per i libri che avete scritto, per le canzoni che avete cantato, per l’entusiasmo che avete provocato, per le speranze che voi avete fatto nascere. Lo so avete tutti buone ragioni: certo non spettava a Lorenzo Cherubini, a Jovanotti, guidare cortei e cantare rap in testa a 200mila persone; non spettava a Bono mischiarsi con i servizi d’ordine; non spettava a Beppe Grillo, genovese, fermare la polizia e poi, lui, aveva lanciato da mesi la sua proposta: ‘Lasciamo soli gli otto extracomunitari del G8’. Manu Chao spero che ci fosse, la sua musica è la colonna sonora di questo movimento: la sera prima aveva suonato di fronte al mar Ligure e a 30mila persone venute a Genova anche per lui. Ma perché non ha fatto sentire la sua chitarra durante la marcia infinita lungo Corso Italia? Eppure strampalate bande musicali dei centri sociali c’erano. Alex Zanotelli non ha lasciato la sua baraccopoli disperata di Korogogho a Nairobi: certo, troppe e serie emergenze laggiù in Africa, ma lui è una delle icone del popolo di Genova, una delle voci più ascoltate. Susan George, economista e filosofa raffinata, grande e amata teorica dei movimenti no-global, forse, non è abituata ai cortei e se ne è andata da Genova dopo le prime due giornate dei Forum di discussione: davvero gli studi parigini erano più importanti di quanto stava accadendo nel capoluogo ligure? Quanti altri sono apparsi, per poche ore, sul palcoscenico del Genoa Social Forum, ma poi se ne sono andati quando sono scattati i rischiosi appuntamenti delle manifestazioni?
Non eravate d’accordo? Potevate dirlo e ridirlo. Poteva essere legittimo (e comprensibile. E forse anche giusto, con il senno di poi) non andare a Genova. Poteva essere saggio decidere che se i G8 avevano scelto la solitudine e il deserto per incontrarsi, il grande movimento contrario a questo sistema mondiale se ne poteva andare, con dignità, da un’altra parte. Ma, una volta deciso di andare a Genova, i ragazzi schierati lungo la bellezza della passeggiata a mare non dovevano essere lasciati soli. Jovanotti, Alex Zanotelli, Bono, Susan George, Manu Chao, Beppe Grillo non avrebbero evitato la scellerata ferocia dei Black Bloc (con loro avremo a che fare ancora a lungo), né la cattiveria oscena di troppi poliziotti e troppi carabinieri (le Tute Nere e le forze dell’ordine sono stati, a Genova, lo specchio deformato l’uno dell’altro), ma avrebbero dato una forte sensazione di condivisione, di patto reciproco, di solidarietà. I ragazzi con le mani bianche alzate, i clown sui trampoli, i ciclisti arrivati dall’Inghilterra, gli attori di strada con le loro maschere che erano venuti a Genova, nonostante la paura e il dolore, non meritavano di essere lasciati soli. Sono loro il movimento (che c’è. Eccome se c’è), sono loro che, ogni giorno, lavorano nel volontariato, sui grandi temi ambientali, sulle speranze di cambiare il mondo a partire dai guai delle loro città e dei loro paesi. Sono loro che comprano i vostri dischi, che ascoltano i vostri discorsi, che leggono i vostri libri. Questa volta, e lo dico con tutta l’amicizia che ho nei vostri confronti, avete sbagliato: avete, perdonatemi, tradito una fiducia.
A Genova ragazzi con le mani alzate sono stati calpestati dalle cariche dalla polizia. Ho visto preti (don Andrea Gallo di Genova, don Vitaliano della Sala di Avellino, don Ale Santoro di Firenze. E missionari comboniani e fratelli francescani) confondersi con questi ragazzi: bastava la loro presenza a rendere una goccia di serenità. Ho visto con i miei occhi giovani delle Tute Bianche disarmare teppisti armati di spranghe. Ho visto, in quel maledetto incrocio fra corso Torino e via Tolemaide, i ragazzi che scendevano con il corteo delle Tute Bianche frapporsi fra torvi personaggi vestiti di nero (esili, altrettanto giovani, bande senza nessuna pietà) e carabinieri rimasti intrappolati per consentire la fuga di questi militari rimasti isolati. Ho visto la gente del sindacato, della Cgil, della Fiom cacciare a pedate dai loro spezzoni di cortei brutti figuri (e questi non erano ragazzi) che si volevano infilare dentro. Ho visto le mani intrecciate dei ragazzi di Lilliput tentare fragilmente di difendere i loro gruppi. Ho visto parlamentari (verdi e di Rifondazione comunista) cercare vanamente un accordo con i carabinieri per evitare la carica insensata contro il corteo delle Tute Bianche (e lì, nella battaglia scatenata da quella carica è morto Carlo Giuliani).
Mi dispiace, cari amici, dovevate esserci. E, ora più che mai, dovrete esserci.


