Andrea Semplici
In evidenzaItaliaLucaniaRacconti di viaggio

Matera/San Giuliano ha un lago…

Sbaglio strada. Fin dall’inizio. Ho bisogno delle carte del geografico militare. Ho necessità di un ‘quadro d’assieme’. Non posso accontentarmi di un rettangolino telefonico.

Ma il telefono mi porta fino al cesso dove si trova Piero, mio consigliere sui cammini attorno a Matera. E lui, con rinnovata pazienza, mi prende per mano e mi porta sulla strada giusta. Posso lasciare la vecchia Punto238 (era 237, fino a ieri, ora ha cambiato con orgoglio numero progressivo: dove vuoi arrivare? 500 come obiettivo lontano?), tirare fuori i bastoncini per la prima volta nella mia vita (devo gratitudine sempre a Piero: io – e altri sedici – non eravamo stati capaci di ‘montarli’), lo zaino con quattro mandarini e due frammenti di pasticcio preparati alla masseria Scalera alla vigila di Natale, la macchina fotografica, un telefono che si scaricherà e io non ho i cavetti per collegarlo al powerbank (maledetti capitalisti: fate tutti le batterie diverse, ma cosa ve ne fate dei soldi?).

Mi incammino, strada bianca che costeggia la sponda occidentale del lago di San Giuliano. Lago oramai ‘naturale’ della valle del Bradano, lago di Matera. Non avevo mai visto la diga da vicino, ci sbatto il naso contro e la guardo di lato. Sono impressionanti le dighe. Se ho ben letto è alta settanta nove metri. Uno stormo di uccelli neri si infila nelle sue cavità.

 

La diga

Sapete cos’è il Piano Marshall? Ogni tanto riappare. Investimenti (politici?) degli Stati Uniti per la ricostruzione dell’Europa dopo l’uragano di sangue della seconda guerra mondiale. European Recovery Program (ricorda qualcosa?). I soldi del Piano Marshall (12,7 miliardi di dollari del 1947) servirono anche per sbarrare il corso del Bradano, fiume-torrente fra Puglia e Basilicata. La diga ha una ragione irrigua: doveva salvare all’arsura le colline attorno a Matera. Una promessa di Alcide De Gasperi, promessa contemporanea alla decisione di svuotare i Sassi, cuore della città antica. Sette anni per costruire la diga, dal 1950 al 1957. Nasce un lago vasto quasi dieci chilometri quadrati. Dopo anni dai suoi fondali riapparirà un’allegra balenottera preistorica, la più grande d’Europa. Cambia il clima. Ma sono felici, credo, i contadini. Strafelici gli uccelli. Cento e ottanta specie arriva sorridendo per il nuovo rifugio. Cormorani, nibbi, aironi. Con visite e residenze illustri: un pellicano ci sverna nel 1994 e lascia i suoi ringraziamenti. Dodici cigni reali si insediano qua l’anno dopo. Leggendaria un’albanella pallida che viene salvata dai ragazzi dei centri recupero di animali selvatici.  Cammino ai bordi del lago e mi accompagnano le acrobazie degli storni (stanno raggruppandosi?) e il volo raso-acqua di uccelli neri. Cormorani, Gianni? Sono bellissimi, le loro ali sono un concerto. Uno di loro, rimasto indietro, sfiora le acque del lago con un ticchettio di penne.

Qualcuno li avverta che è pieno inverno

Me la sono presa tranquilla. Sono oltre le dieci. Non so più orientarmi. Quante storie da imparare di nuovo (o per la prima volta). Strada bianca, so che dovrebbe ricollegarsi con la Bradanica. Paesaggio di campi in attesa. Terre scure. Il grano è imperioso, avverte il caldo di questi giorni e si fa verdissimo. Cammino, passi certo non veloci. Chissà come si usano i bastoncini. Palme attorno alla prima villa, poi la fila degli agriturismi, delle antiche fattorie convertire all’ ‘accoglienza turistica’. La fattoria ‘La Volpe’ promuove ‘grandi e piccoli’ ricevimenti. Chissà dove sta la differenza? Tripadvisor ci toglie il piacere della scoperta: consiglia la stanza Lady Anna che ‘simula una piccola baia’. Potrei incuriosirmi.

Gli artisti

La strada segue i golfi del lago, l’acqua ci prova a conquistare spazio, vegetazione inventata: salici, eucalipti, pini. E fiori che spuntano come se fosse aprile. Sono bellissimi da vedere. Non mi riesce inquietarmi. La giornata davvero è magnifica, sole sulla pelle, comincio a spogliarmi. Passano due macchine e mi salutano.

Dovremo fare una campagna di pulizia delle campagne. Troppi rifiuti. Davvero troppi. Dai, organizziamoci e ripuliamo, in accordo con gli agriturismi. Chi comincia?

Piccole discariche crescono

Mezz’ora di cammino. Un oliveto orgoglioso fronteggia uno splendido aranceto che colora il paesaggio. Sto arrivando all’Assiolo, bell’agriturismo. Mi stupiscono sempre le ‘recensioni’ di tripadvisor (ma chi le scrive?). La prima informazione che danno è sulla televisione (‘a schermo piatto’). Chissà perché il ‘comfort degli ospiti’ deriva anche dal parcheggio gratuito (avevate dubbi che non ci fosse dove mollare l’auto?). E perché ‘se cerchi qualcosa da fare’, consigliano Il castello Tramontano. Non è che sia la sola ragione per andare a Matera. Va beh, perdonatemi. L’Assiolo è un bel posto. Riscrivete il testo.

Vado avanti, oramai chi mi ferma. Una ragazza esce allegra con quattro cani. Due ‘grandi’ e due ‘mignon’. Vengono ad annusarmi. Mi rassicura: ‘Sono buoni’. E anche simpatici. Le chiedo informazioni. Mi dice: ‘Più avanti la strada è sconnessa’. Quanto manca alla Bradanica? ‘Un po’, tre chilometri’. Ho l’aria così infortunata? Lei mi racconta che corre, ma oggi, per Natale, si è presa un giorno di riposo. Ieri ha corso per undici ore.

Oddio, devo togliere quella macchia dal sensore

Arrivo alla contro-diga finale. Piero la chiama ‘la Thailandia’. Per gli alberi che emergono dalle acque. Per paesaggio umido. Oggi c’è poca acqua, per lo più fango. Il paesaggio è selvatico. Blocchi di cemento e montagnole di terra (blocco andino?) sbarrano il passaggio. Fatico a scavalcare l’ostacolo. Per fortuna ho i bastoncini.

Invidia: ho faticato e rischiato a superare quei blocchi a piedi. Bastoncini indispensabili. Qualcuno che può insegnarmi.

Ok, mi fermo. Il sole è bellissimo, mi telefona Elena, mi metto in maglietta, il problema è come sedersi. Ho paura che le gambe si spezzino, provo, riprovo, cerco uno scivolo per stendermi. Ci riesco. E mangio quel che rimane del pasticcio della Scalera e i quattro mandarini. Sono felice, credo.

Ma come mi rialzo? Oddio. Provo e riprovo di nuovo. Non mi resta che la quadrupedia, grazie Paolo. Mi sento un po’ ridicolo e guardo, con un’invidia tranquilla, un ragazzo in bicicletta che scavalca in fretta, bici in spalla, gli ostacoli e riprende a pedalare con forza.

 

 

 

 

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