I buoni propositi 2023
(Lo so: copio Internazionale, ma io ho sempre amato chi copia e i ritardatari. Purché sia dichiarato).
Non sapevo dove sarei finito, quando ho scritto il primo buon proposito. Ora devo fermarmi, altrimenti diventa un rotolo infinito.
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Baciare. Imparare a nuotare. Camminare. Ballare su una gamba sola. Scrivere il libro MaterVenezia. Scrivere il cammino lucano. Scrivere Arteria. Scrivere, scrivere. Andare in Ucraina, essere a Kiev per la fine della guerra. E a Tehran per vedere i capelli delle ragazze che passeggiano. E a Managua per applaudire il ritorno dei ragazzi dopo gli esili. Passare del tempo al mare. Andare in Argentina e in Colombia. Andare a teatro. Ritrovare vecchi amici. Suonare almeno When the saints go marching in al Sax. Comprare un metodo per imparare il Sax. Pigiare il tasto rewind e scoprire che è un forward. Leggere più libri. Sempre di più. Imparare a registrare. Imparare a fare un pod-cast. Dai, prova anche i video. Pregare. Leggere Giona. Ascoltare Fabio. Fare un viaggio con Greta. Ricominciare, dopo ventidue anni, a cucinare. Provare a fare a Matera la ribollita, la pappa al pomodoro, le verdure ripiene e fare un eccezione per la carne alla alentejana. Andare allo stadio. Aspettare i prossimi mondiali. Andare con Emiliano a vedere River-Boca. Sedersi su una barca a vela. Passare un mese su un’isola del Mediterraneo. Tornare in Messico. In Costa Rica. Andare a trovare Dini. Ritrovare Berhane. Gli antichi amori e capire. Comprare uno speaker. Stampare quanto scritto in tutti questi anni. Avere cura dei vecchi. Salvare Vito, anche se non lo merita (tutti lo meritano). Passare a trovare le ragazze del Torregiani. Non abituarsi, mai. Leggere scrittori di calcio. Non arrabbiarsi mai più. Fare ordine e disordine. Imparare ad ascoltare la musica. Andare in luoghi dove mai sei stato: Asti, Terracina, Acerenza, Sondrio, Sassari, Foggia, Caltanisetta. Piccoli viaggi. Andare a vedere le grandi mostre. Continuare le sedute con Claudia. I primi rudimenti degli scacchi. E dell’arabo. Baciare. Andare al cinema. Ai concerti. Costruire i soppalchi. E anche i palchi. Lasciare le chiavi di casa sulla porta. Vivere con molti amici nella stessa casa. Festeggiare i settanta anni. Due tiri a basket. Liberare l’Iran: donne, vita, libertà. Mezz’ora al giorno di esercizi. Camminare ancora. A lungo, per molti giorni. Pretendere. Comprarsi una muta. Andare a Ustica. Imparare a memoria poesie. Abitare un po’ a Taranto. Fare piccoli viaggi con mia figlia, magari andando a trovare pastori. Baciare. Svegliarsi e addormentarsi con dolcezza. Far salpare le cento barchette di carta con su una fotina e una candela. Avere cura di almeno uno dei vecchi incontrati in questi anni. Andare da Orsucci, da Saverio, da Sabatino, in Osteria, nella vecchia Puteca, al Torrino, tornare al thai di viuzzo dei Bruni. Seguire i consigli di Sonia. Pascolare le capre. Bere più acqua. Andare a trovare gli amici per l’Italia. Rivedere gli amici del LatinoAmerica. Fare come Ullay e Simone (è francese, eh). Baciare, lasciarsi baciare. Dormire sette ore al giorno. Inseguire le piccole felicità. Organizzare una cena di strada. Scrivere, scrivere, scrivere. Baciare.

