Andrea Semplici
LatinoamericaLibiaRepubblica Dominicana

Dominicana/Libyan-Dominican Connection

La loma di Neyba

Coicidenze fra il Mediterraneo e i Caraibi. Il vertice del triangolo è un elegante ufficio di Washington. In M Street, 2550. Là stanno i lobbisti fra i più potenti della Terra. Uomini in maniche di camicia e la barba ben fatta. Dicono che sono fra i migliori nel sottobosco della politica americana. Sono quelli della Patton Boggs, Llp. 518 avvocati, più di mille dipendenti, nove uffici fra New York e Doha, Anchorage e Abu Dhabi. Tanto per aver chiara la geografia contemporanea del potere e dei soldi. O meglio: quella dei suoi abili e spregiudicati servitori. Che ha bisogno di contiguità fisica. Ma vale sempre la regola aurea: follow the money.
Cerco di non stupirmi, ma sono un comune mortale. Sono due i clienti della Patton Boggs a farmi pensare a come è piccolo il mondo. Non dovrei: in fondo la Patton Boggs, a leggere Wikipedia, ha altri duecento clienti dispersi in settanta paesi e il lobbista è un mestiere serio e spietato negli Stati Uniti. Gli avvocati e i poliedirici tuttofare della Patton Boggs hanno un contratto (cinquantamila dollari a settimana, a leggere cronache giornalistiche) con gli insorti libici, con il Consiglio Nazionale di Transizione di Bengasi. E poi un altro dei loro clienti è la famiglia Vicini, lontane origini italiane, i più potenti fra i piantatori di zucchero in Dominicana. I Vicini si infuriarono, quattro anni fa, quando apparve un film (con una voce narrante di eccezione: Paul Newman) che raccontava il dramma e l’ingiustizia della vita dei tagliatori di canna da zucchero nei villaggi dispersi fra i canneti delle piantagioni dei Vicini.
Le coincidenze sono le normalità. Questo è il lavoro di Patton Boggs. I clienti non appartengono al regno della morale. I lobbisti cercano di favorire la causa dei ribelli di Bengasi (chissà se Gheddafi ha, anche lui, qualche lobbista: che lo licenzi, se è così) e gli avvocati della stessa impresa hanno cercato di impedire, in tutto il mondo, la proiezione del film ‘Il prezzo dello zucchero’. Che, in questo caso, e sempre secondo cronache dei giornali, vale 400mila dollari. Tanto era, dicono, la parcella dei lobbisti. Tutto qui. E, davvero, non c’è bisogno di stupirsi. 
Sull’isola, 18 agosto

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