Incontri sul Bosforo

Gita in battello su Bosforo. All’ora del tramonto. A bordo famiglie di turchi, giovani coppie. Pochissimi turisti, qualche giapponese. Molti ragazzi. Dodici lire, il prezzo del biglietto, cinque euro, più o meno. Un uomo passa e ripassa con il vassoio dei tè. Ingorgo di navi al ponte di Galata. Incrocio di navi-container. Un mare affollato, come affollata è Istanbul. Cinque ragazze con il velo. Veli colorati. Abiti della festa. Spolverini fino alla caviglie. Nelle mani Samsung e Iphone luccicanti.
Proviamo a fotografare. Con qualche timidezza. Bella luce. Bandiera turca a poppa. Le ragazze sono felici come si può esserlo in un giorno di libertà.
Il viaggio è un selfie. Le ragazze si fotografano fra di loro. Fanno il segno di V con le dita. Si sorridono le une con le altre. Si mettono in posa per noi. Avvicinano le teste. Ci scappa un selfie con me. Una ragazza sostiene di essere la più bella del gruppo. Anche un giapponese viene invitato a farsi un selfie con loro. Si danno ‘il cinque’. Scambio di indirizzi facebook. Ci offrono sfoglia croccante con formaggio. La ragazza mette in funzione il traduttore di Google. Così possiamo parlare. Così può chiedermi: ‘Posso vedere le foto che hai scattato?’.
La ragazza fa una videotelefonata. Chiama Hussein. Per mostrare la sua leggera gioia. Poi ruota il cellulare e vuole che lo conosca. Ci salutiamo con un ‘ciao’.

Alla fine, all’attracco di Eminönü, scendiamo. Fra la gente che si affolla attorno ai panini con il pesce, ai venditori di ciambelle al sesamo e delle pannocchie di granturco. Le ragazze, a braccetto, scompaiono per la piazza.
‘Nice to meet you’. Ultime parole.
I miei pregiudizi non reggono, almeno per un po’, a una gita in battello sul Bosforo.



