Andrea Semplici
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Storie di Nicaragua/Wilver, il poeta pigro

Wilver, calle de la Libertad
Wilver, calle de la Libertad

Wilver vive in mezzo metro di marciapiede. Giorno e notte.

In calle de la Libertad.

A volte si sposta di una cuadra. Si sistema davanti a una farmacia, credo che abbia amici lì. A volte vuole essere più vicino al Parque Central di Granada.

Possiede una camicia a scacchi, ma il più delle volte è a torso nudo. Un corpo ambrato, scuro. Quasi per contrappasso: un corpo forte. Sul petto la cicatrice di un’ustione. Al collo, una collana di semi marroni. Jeans con le macchie nere della strada. Lerci. I piedi inutili dentro scarpe che non li trattengono. Piedi da bambino.

Ha una barba a pizzo, il viso rotondo, spesso ha occhiali neri a proteggere gli occhi.

E’ sporco, Wilver.

Vive sulla strada. Con Lupa, una cagnetta dal pelo nero. Una notte li ho visti abbracciati uno all’altro.

Wilver y Lupa
Wilver y Lupa

Wilver è piccolo. Uno gnomo. L’ho visto in piedi una volta sola. E’ sciancato, le sue gambe sono vuote, paralizzate da una poliomelite. Per alzarsi si aggrappa a un carrello e arriva fino alla piazza. A comprare cibo dalle venditrici.

L’ho visto in equilibrio da ubriaco mentre, per minuti infiniti, cercava di scendere dal marciapiede. Sono alti i marciapiedi delle calles del centro di Granada.

Wilver e la sua camicia a scacchi
Wilver e la sua camicia a scacchi

Ogni giorno incontro Wilver. E’ sulla strada della mia casa. Io abito all’incrocio fra Calle de la Libertad e calle el Martirio. Ogni mattina vado al Parque Central.

Nei primi giorni, lo scansavo.

Poi, una mattina, l’ho visto scrivere. Disteso per terra, Lupa che dormiva, una penna e un quaderno accartocciato. Wilver scriveva una poesia. Un poema come dicono qua.

Il poema di Wilver
Il poema di Wilver

Gli ho chiesto un poema.

Un giorno non è riuscito a scriverlo per pigrizia.

Un giorno non è riuscito a scriverlo per la tristezza: Lupa aveva litigato con un altro perro.

Un giorno non è riuscito a scriverlo perché gli hanno rubato il quaderno e la penna.

 

‘Il denaro non conta. Possono rubarmelo, lo perdo. Non possono prendermi l’amore, nessuno me lo toglie’.

 

Wilver, a volte, quando passa una ragazza, le sussurra dietro: ‘Hermosa’. La segue con lo sguardo.

 

Wilver vede il mondo dal raso della terra.

Wilver e il quaderno dei poemas
Wilver e il quaderno dei poemas

Spesso, l’uomo della pulperia gli paga un caffè. Una volta Wilver mi ha chiesto di andare a comprargli un caffè. E da un sacchetto di plastica ha tirato fuori venti cordobas. Non ho tempo, non posso andare. Più tardi. ‘Okey’. Wilver dice sempre okey. Mi sono sentito un verme.

Mi promette il poema per il giorno dopo. Non lo scrive mai. Ma io ho letto un suo poema, l’ho fotografato per rubarglielo: parlava dei sospiri dell’amore, della verdad dell’amore. ‘Tu te burlas, tu te ries de mi y yo solo…’.

Wilver ha un piatto di cartone e un po’ di riso, un maduro. Fagioli. Spesso lascia per strada un bicchiere di polistirolo e del sudiciume. Non so dove vada a cacare o a pisciare. Non pulisce la cacca di Lupa.

Qualcuno gli ha regalato un materasso rosso. Ci dorme sopra il cane. Lui dorme per terra. La testa appoggiata al muro, i piedi che penzolano dal marciapiede.

Lupa dorme sempre.

Wilver mi dice, mi grida dietro: ‘Andrea Bocelli’. E sorride.

Alla fine mi chiede cento cordobas per la poesia. Tratto. Settanta. Ottanta. ‘Facciamo come al mercato’, dice lui. E sorride.

Wilver viene a Granada perché in questa stagione c’è modo di fare un po’ di soldi. Strisciando per terra.

Adios, Wilver
Adios, Wilver

Wilver non mi ha scritto il poema. Gli lascio cento cordobas, poco più di tre euro. E gli dico di donare il poema a qualcuno che si fermerà a parlare con lui. Credo che esiti per un momento. Poi prende il biglietto celeste.

Dico che me ne vado. ‘L’anno prossimo’, dice lui.

Wilver è un poeta pigro.

Tutto questo accade in mezzo metro di marciapiede in calle de la Libertad. A un passo dal Parque Central.

 

 

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