Viaggio in Dancalia/La notte del vulcano

Nel giorno del vulcano non ci sono altri personaggi se non Lui. Occupa tutta la scena. Solo il vecchio Guy (cammina con un bastone, ha capelli bianchi e arruffati, sembra un leone, gambe storte, schiena curva, collo incassato nelle spalle, ma avanza nella lava senza una sola incertezza) prova a prendersi una parte nello spettacolo notturno. Ci riesce quando mi dice: ‘Sto aspettando che venga fuori’. Ed è lì, seduto sulla frattura del cratere: aspetta. Aspetta che un’onda di lava arrivi fin sotto i suoi piedi.
Il vulcano ha deciso di sorprendermi. Ha costruito una nuova montagna. Ha lasciato le profondità del pit-crater, ill pozzo dove, per anni e anni, ha mugghiato prigioniero e ha risalito le sue pareti verticali. Vuole continuare l’impresa cominciata dodicimila anni fa: crescere, crescere, crescere…come una Torre di Babele magmatica. Mi avevano assicurato: la sua leva fuoriesce una volta ogni settanta anni. Adesso, per il decennale del mio primo viaggio in Dancalia, ha deciso che era tempo di darsi da fare. Per la seconda volta in cinque anni. Sta accadendo qualcosa, l’Erta Ale fa le sue prove.
La lava è lì, a un centimetro dal bordo. Lo stagno è più piccolo, certo, ma la mareggiata è continua e le onde provano a superare l’ultima, fragile barriera che sbarra la sua libertà.
Nella notte si cammina sulla lava nuova. I passi scricchiolano sulla carta vetrata. Vorresti diventare leggero. Nessuno conosce il sentiero sicuro. Il tessuto della lava si incrina, cerca di aprirsi, cede sotto il tuo peso. Ti riprendi, metti i piedi su una ruga e cammini fino al fuoco.

Mostrami tutta la tua potenza. Il vulcano distrugge ciò che ha appena costruito. Poi ricostruisce. Adesso sfida la luna. Che si allontana guardandolo dall’alto. Lui ha un ruggito di impossibilità. Sono millenni che luna e fuoco giocano ad acchiapparsi.
Guy, dopo alcune ore, si alza. Guarda il suo vulcano. Si incammina, lo guardo andarsene con il suo passo storto.
Aveva ragione, il vecchio uomo dei vulcani. Nella notte, Lui spezza l’ultimo velo della fessura e la lava, con la lentezza di una lumaca, si gonfia, respira e riprende a costruire una nuova montagna.
Il vento accompagna la colata. Sembra spingerla.
