2. Gente di Aliano, gente ad Aliano

Giuseppe ha uno sguardo gentile.
Nasconde la sua apprensione, cammina mentre ripete il ritmo dello spettacolo. Lo scorso anno lo ascoltai leggere le sue poesie nel paese provvisorio. Stava a piedi nudi sulla terra.
Ha una cartellina verde consunta e piena di fogli dattiloscritti. Poesie che aspettano. A volte prova a leggerle, per saggiare il loro sapore.
Nei giorni di Aliano ha fatto regali. Un libro, per me. Una dedica che so cara: ‘La poesia serva a disordinare gli ordini’.

Poi un foglietto che, conservato in una tasca, ora sta sul mio tavolo:
‘Un amico di Satriano lavora per un barattolo di miele
e dieci euro ogni tanto nella tasca
un altro nato lontano per un posto letto e per un pasto caldo
un altro mio amico lavora solo per dire io lavoro
un altro mio amico lavora per mettere i soldi da parte
e mandare un giorno tutti affanculo
un mio amico invece lavora per farsi pagare fra due anni
e un altro per farsi ammazzare prima
dentro qualche caldaia o cadendo da qualche altezza
un altro mio amico lavora solo per il bicchiere del tramonto
felicità fra un dente e l’altro
un mio amico contadino lavora solo per non coltivare le sue terre
e molti amici professori per qualche punto in carriera
molti lavorano per esistere al minimo
per avere qualcosa da fare
molti lavorano per non distinguere più la vita dal lavoro
un barattolo di miele o la morte’.

Poi a tarda notte senti un organetto dietro a un angolo, segui il suono come briciole di incanto
e seduto, su una balla di paglia, Giuseppe dice le sue parole
a tre persone.

Da leggere: Giuseppe Semeraro ‘Due parole in croce’ ed. Il Raggio Verde.
