Andrea Semplici
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Anselm Kiefer/Quando questi scritti verranno bruciati…

Il mare

Non ricordavo di averti già incontrato. Forse non ho mai saputo il tuo nome. Come è stato possibile? La mia è sciatteria. Era stata Marcella a presentarci. Anni fa.

Allora eri a Milano, negli spazi di un’antica fabbrica. Destino di un secolo: i luoghi del lavoro, della fatica, fondanti del capitalismo industriale, si sono trasformati, in meno di cento anni, nelle terre-testimonianza di chi ti annuncia la sconfitta, la meraviglia, la distruzione. Ti mette sotto il naso (all’insù perché ‘loro’ sono colossale) cosa siamo stati capaci di combinare. E, forse, ti offre anche un appiglio invisibile.

I sette palazzi celesti

Poi ci ripensi e lasci tracimare il tuo pessimismo. Dici: ‘Penso ci sia qualcosa di sbagliato nel cervello, o nella creazione, perché è sempre il più grande che mangia il più piccolo. Creando i diritti umani, l’uomo ha pensato che fosse possibile vincere contro la natura umana, ma così non è stato. Ho difficoltà a dire che le cose andranno per il meglio’.

Allora, la prima volta che ti incontrai, stavi in un quartiere che si chiamava ‘I Sette Palazzi Celesti’, descritti nel libro dei Santuari, il Sefer Hechalot, redatto nel V secolo. Chi vuole avvicinarsi a Dio, vive i suoi primi passi fra le torri erette da Anselmo nel vecchio hangar.

Anche a Venezia, avrei dovuto riconoscerti dalla follia, dall’impossibile, dal ‘non-razionale e illogico’.

Non ci sono riuscito, per saperlo ho dovuto leggere di te.

Laguna

Ho riconosciuto subito ‘la sensazione’. Spaesamento. Cerco davvero l’impossibile: abbracciarti con lo sguardo. Non ci riesco. E allora rimango in piedi, piccolo davanti alla maestosità. Come di fronte a un tempio maya nella foresta- Stringo i pugni, i piedi diventano radici e gridi: di orrore, di gioia, di felicità, di gloria, di bellezza, di dolore. Sono di fronte alla morte e a una nascita.

Eccessivo?

Cambio di paesaggio, cambio di palcoscenico. Non c’è più l’architettura novecentesca di una fabbrica milanese, ma gli ori abbaglianti di Palazzo Ducale di Venezia. Per quasi due anni questa è stata e sarà (fino al 6 gennaio di un nuovo anno) la casa di Anselmo. Voglio conoscere chi gli ha aperto le porte della Sala dello Scrutinio, il luogo dove venivano eletti i dogi veneziani: voglio inginocchiarmi di gratitudine davanti a lui. Voglio incontrare chi ha avuto coraggio di invitare Anselmo a guardare negli occhi Tintoretto, Tiziano, Andrea Vicentino, a mostrarsi accanto alle trentatré tele monumentali del soffitto della Sala.

Anselmo ha avuto il tempo della pandemia per sostare in solitudine dentro la magnificenza del Palazzo Ducale. È li, nel silenzio che immagino privo di visitatori, ha incontrato Andrea Emo? Nome di fatto monosillabico. Ha scritto: ‘Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po’ luce’. Luce che non hanno mai visto quando questo ignoto filosofo veneziano è vissuto: rimasero sempre sul suo tavolo, illuminavano solo il suo pensiero, non li ha mai fatti leggere. Leggo che Andrea Emo ha scritto 38mila pagine (o forse erano 38mila le sue riflessioni) nei suoi 82 anni di vita. Chissà quando ha cominciato. Andrea, quaranta anni dopo la sua morte, incontra Anselmo: come se l’artista (già come definisco Anselmo?) fosse venuto a Venezia solo per incontrarlo. Il fuoco, la magnifica distruzione, ha guidato la follia di Anselmo. Che racconta: ‘La distruzione è un mezzo per fare arte. Io metto i miei dipinti all’aperto, li metto in una vasca di elettrolisi. Ho esposto una serie di dipinti che per anni sono stati sottoposti a una sorta di “radiazione nucleare” all’interno di container. Ora soffrono di malattie da radiazione e sono diventati temporaneamente meravigliosi.’

Per raggiungere le sale di Kiefer bisogna faticare. Percorrere tutto il Palazzo aperto ai visitatori, ignorare le infinite stanze, superare anche l’immenso salone del Maggior Consiglio e, finalmente, sospira una coppia, ‘eccoti, Anselmo

La sala di accoglienza è come un vestibolo. Questa stanza era la Sala della Quarantia Civil, sede del tribunale: qui avvenivano i processi della giustizia veneziana. Kiefer sembra chiederti cautela, è solo un’anteprima che ti suggerisce: preparati a quanto sta per accadere. È un cimitero dove le croci affiorano dalla neve? E questi libri bruciati? È qui che Andrea Emo e Anselm Kiefer si incontrano? È quanto rimane dopo l’incendio che, nel 1577, divampò nella Sala delle Scrutinio riducendo in cenere libri e quadri? Sono centinaia i pali allineati carbonizzati che ti fermano e ti chiedono se davvero vuoi continuare. Vuoi davvero andare oltre?

I visitatori sono interdetti. Solo due ragazze, ansiose di selfie (piegano la gamba come modelle), si avvicinano alla tela. Noi, tutti gli altri, ne stiamo a distanza, incerti perfino a fotografare. Mi sento come se stessi per cominciare un cammino in una ‘selva oscura’ o nel labirinto della laguna veneziana. Le parole di Andrea Emo hanno trovato la loro raffigurazione. Ricordate: ‘Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po’ luce’. Ci sediamo su una panca di legno, appoggiamo la schiena contro il muro e respiriamo. Io ne ho bisogno. Una mamma e sua figlia giocano con il cellulare: davvero volete portarvi a casa questo opera senza speranza? Ma è così? La sua bellezza è irrinunciabile.

Ora sono nella Sala dello Scrutinio. Com’era arredata al tempo dei dogi? Cosa ricordo a due giorni di distanza e dopo un viaggio generoso in Laguna?

Ricordo la scala d’oro, lunghissima, una salita a un cielo in tumulto. Si arrampica fra scarpe abbandonate fra le nuvole: chi le ha perdute, dove sono i corpi? La visione di Anselmo è sempre sulla frontiera: fra la bellezza e l’orrore. C’è un angelo, in alto, sulla destra, un fantasma di angelo che sa di poter scendere a terra grazie alla Scala di Giacobbe. Nessuno sta salendo. Di chi erano le scarpe schiacciate contro la volta dorata del cielo?

Una bara è sospesa nel cielo. Conteneva le spoglie di San Marco, mi dicono. Come è possibile smarrire un corpo, il corpo del Santo? Dicono che scomparve mentre si costruiva la basilica a lui dedicata. Qualcuno ha aperto la bara come se fosse una scatola di sardine.

C’è una processione di carrelli per la spesa al supermercato e biciclette. Il mercato al posto dei dogi?

Dov’era il sottomarino?

Il custode-guardiano cammina lentamente, capo chino, mani dietro la schiena. Fa trenta passi in avanti e trenta indietro, davanti alle onde che non lo raggiungono. Ogni tanto alza gli occhi: ‘No video’. Una volta si piazza davanti al cellulare di un turista e ripete: ‘No video’. Senza alzare la testa.

Vorrei essere capace di camminare fra le acque delle barene.

Le vesti, vuote di corpi, vesti lacere e imbrattate di una moltitudine che sfila sotto le arcate di Palazzo Ducale. C’è una falce pronta a tagliare nuove vite. Eppure perché la sensazione non è tragica.

Mi fermo davanti alle onde, alla risacca, spero che l’acqua mi raggiunga, mi sommerga, mi porti con sé. Non riesco a distogliere gli occhi dal pannello. Ho paura. Aspetto davvero che lo onde si materializzino. Eccole, eccole, non le evito, lascio che mi abbraccino. Non so per quanto tempo rimango davanti a questa magnificenza terribile.

Una donna con i capelli colorati di rosso entra nella sale quasi correndo. Va verso il guardiano che non si è fermato un solo secondo. Gli offre il cambio-turno. Lui non ci pensa su: afferra una borsa e se ne va. Solo un cenno della testa per la donna. Guarda sempre in basso, ha guardato sempre in basso. Come se avesse avuto paura di sollevare gli occhi verso quella meraviglia di orrori a cui devo fare la guardia.

Per uscire dagli incubi di Anselmo, devo scendere nelle prigioni, sospirare negli stretti passaggi del Ponte, scendere, salire, incastrarti nell’ingorgo dei turisti. Palazzo Ducale non vuole lasciarti andar via.

La luce magmatica delle opere di Kiefer non si stacca dai tuoi occhi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Solo chi ha la forza di volere l’impossibile e di capire il non-logico, di inventare una causa che non ha effetto, può comprendere la trama del tempo e della storia. Da ciò deriva l’idea, secondo Andrea Emo, che “ogni azione storica significa la negazione della storia tutta”.

Anselm)

 

 

 

 

Quali consigli daresti a un giovane che voglia intraprendere la tua strada?
Di non lavorare sul network, di lavorare e basta. Oggi si pensa che sia possibile costruire una carriera sul network ancora prima che la carriera cominci. Così sei sempre connesso con qualcosa ma non hai modo di fare l’unica cosa importante: guardare dentro te stesso.

 

Non va tutto bene. Penso ci sia qualcosa di sbagliato nel cervello, o nella creazione, perché è sempre il più grande che mangia il più piccolo.
Creando i diritti umani l’uomo ha pensato che fosse possibile vincere contro la natura umana, ma così non è stato. Ho difficoltà a dire che le cose andranno per il meglio.

 

 

d’iniziazione spirituale di colui che vuole avvicinarsi al cospetto di Dio.

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