Oreste del Buono/’…solo se smetti di scrivere’
Questa mattina, alla radio, hanno ricordato Oreste del Buono. Oggi avrebbe compiuto cento anni. E io sono rimasto a mezz’aria. Con lacrime di allegria e saudade sotto la pelle. A settant’ si ha voglia di un passato che sia futuro. Qui sotto la storia:
Senza volerlo, avevo aggirato la stanza dei redattori. Stefania non poteva fermarmi, né mettermi sull’avviso. C’era un’altra porta, che dava sul corridoio. Entrai direttamente nella stanza del nuovo direttore. Che era Oreste Del Buono. OdB. Per noi, una ‘leggenda’. E non sapevamo perché. Non ne sapevamo poi molto. Avevamo letto, forse, solo un suo libro. Semplicemente lo amavamo. Nonostante avesse scritto un libro con Gianni Rivera, mentre io avrei voluto scriverlo con Sandro Mazzola. Certo, lo conoscevano perché aveva creduto in Linus fin dai suoi primi passi. Aveva reso grande il fumetto in Italia quando nessuno se ne occupava. E poi era ‘invisibile’. Insomma, la nostra era un’adorazione senza ragioni, un amore a istinto. Solidissimo. Io lo immaginavo un uomo alto, forte, superbo. E in invece mi trovai davanti l’omino della Bialetti.
Perché, allora, saranno trent’anni, ero così coraggioso? Entrare nella stanza del direttore…oggi non lo farei. Nemmeno andrei a quell’appuntamento che mi ero auto-fissato.
Stefania voleva dirmi: attento, finora ha cacciato tutti, non ha voluto nemmeno incontrarli e dopo non ha più voluto vederli. Per fortuna non mi fermò. OdB era il nuovo direttore di Linus. Io collaboravo alla rivista grazie a Fulvia Serra, che mi aveva tirato fuori dalla piccola schiera di autori orfani di ‘Corto Maltese’. Non sapevo se sarei sopravvissuto al cambio di direttore. Avevo una gran voglia di conoscere OdB.
Non so come andò. Mi sedetti? Rimasi in piedi? Ricordo (ma non so se andò così) che ci sedemmo uno di fronte all’altro. Credo che rimase sorpreso che io fossi entrato, di sorpresa, senza che nessuno lo avvertisse. Mi apparve quasi in imbarazzo. In fondo non sapeva chi ero e non poteva importargli di meno che fossi già collaboratore della rivista. Come è stato possibile che sia andata bene?
Non so cosa ci dicemmo, lui era stato richiamato a Linus dal nuovo editore. Ma questo significava anche che la rivista più bella del mondo lasciava la Rizzoli. E diventava parte delle avventure di Baldini&Castoldi, editore emergente (erano i tempi della prima Susanna Tamaro): che aveva scelto di nuovo Oreste (c’era anche una ragione familiare sotto, a quanto mi dissero) come direttore del suo antico Linus.
Del Buono mi apparve felice come un bambino, forse, quella mattina, era di buon umore (strano; magari il Milan aveva appena vinto una partita difficile).
Non so di cosa parlammo. Forse della Toscana. Forse dell’Elba, l’isola delle sue origini. Forse della mia Africa. Conservo un ricordo bello e piacevole di quell’incontro. Fu una lunga chiacchiera. Sicuramente parlammo delle migrazioni, dei migranti. Tenete conto che era il 1995, i primi anni dei fenomeni migratori di questi decenni. Non c’era il clamore spaventato che c’è adesso. OdB mi chiese se volevo occuparmene. Usò la parola ‘creolizzazioni’: voleva capire se vi erano situazioni nelle quali l’arrivo dei migranti era una storia ‘normale’. Non gli interessavano le vicende dell’unico nigeriano diventano ricco in Italia, ma la vita normale di migliaia di ragazzi e ragazze che vivevano la loro migrazione come una nuova possibilità di vita. Gente che faticava come tutti. E voleva sapere delle persone che, attorno a loro, non ci vedevano nulla di allarmante nei nuovi abitanti dell’Italia. Odb credeva in mondo creolo. Meticcio. In fondo, leggo oggi, che Peppino Prisco, suo amico da sempre, ma vicepresidente dell’Inter (un avversario, dunque) aveva già detto di lui: ‘A scuola teneva per i Troiani, è stato abituato a mettersi dalla parte dei più deboli’.
Insomma, uscii dalla sua stanza con il compito di scrivere di ‘creolizzazioni’. Tutto qui. Avrei avuto alcune pagine ogni mese. Si sarebbero chiamate: ‘Il bianco e il nero’. Destinate a durare anni, ma questo allora non lo immaginavo nemmeno.
Stefania mi guardò stupita e sorpresa. E credo abbia tirato un sospiro di sollievo: ‘Volevo dirti che…non importa’.
Il mio non-archivio, allora, era già strampalato. Ritagliavo giornali su giornali. Qualsiasi argomento. Poi mettevo tutto in scatoloni. Poi chiudevo gli scatoloni e lentamente li vedevo svanire in qualche cantina. Devo essercene in giro ancora molti.
Un articolo lo ricordavo. Si trattava di scoprire in quale scatolone fosse. Arrivai a casa. A San Casciano. Lo scatolone era sul pianerottolo, ingombrava l’accesso al bagno. Tuffai le mani in quella carta che già ingialliva, il tetto lasciava passare la pioggia, ma le gocce cadevano a mezzo metro dallo scatolone. Ci misi sotto una pentola.
Lo ricordo così: avevo in mente un articolo che avevo ritagliato, parlava di un ristorante di Miami (Miami? O era Chicago?), gestito da neri (forse era Chicago), proponeva un menù cinese, i cuochi erano italiani e i camerieri latinos. Forse non era proprio così, ma la verità non è lontana. Era ‘quasi’ così. E quell’articolo ricomparve come se non aspettasse altro, non era stato ancora seppellito. Lo rilessi. Mi spostai al piano di sotto. E cominciai a scrivere: Olivetti Lettera 22. Scrissi in meno di un’ora. OdB era noto per i miracoli.
Non saprei dove è finito quell’articolo, aspetto di aprire altri scatoloni, quelli su cui Greta ha scritto ‘Opera omnia’, magari esiste ancora. In caso, ve lo mando. Altrimenti potrei andare a cercare nelle collezioni di Linus. Altrimenti, niente…dentro questo Mac la carta non ci sta. Ci sono altri cento articoli per Linus, ma non lui. Posso ripubblicarli tutti? Sono bellissimi.
Scrissi, ma cosa scrissi oltre la storia di quel ristorante? Non lo ricordo. So che mi piacque (capita raramente). Niente di che, ma ne ero soddisfatto. Presi i fogli, andai dal cartolaio del paese. Fax. Che meraviglia il fax: metti un foglio in un paese toscano e lui rispunta nella stanza di Stefania a Milano. Che lo prende, lo legge, e credo (grazie) lo infiocchettò per Odb. Assunto. Si fa per dire, ma per me, assieme a pochi altri episodi, fu un successo personale, insperato e bellissimo. Ora sì, ero un collaboratore di Linus. Da ragazzo avevo sognato di ‘lavorare’ a Linus e ad Airone. Ho realizzato entrambi gli obiettivi, senza nemmeno cercarli. Una vita fortunata. Linus è la mia medaglia al merito nel cammino di ‘medio insuccesso’ che ho percorso. Io, accanto a Charlie Brown. E con Odb a fare da direttore. Scherziamo, mai avrei sognato tanto.
Non è finita. Azzardo che, con Odb, nacque qualcosa che per me era amicizia. Per lui, non so. Ci univa il fatto che ci dimettevamo in continuazione. Del Buono era un ‘dimissionario seriale’, scrive Claudio Castellacci su DoppioZero. Lui avrà scritto (le scriveva prima di accettare un lavoro) cento lettere di dimissioni. Io solo nove. Quando mi prospettarono di aspettare la liquidazione da ItaliaOggi, non risposi nemmeno e consegnai una lettera con due parole: ‘Mi dimetto’. Non ditemi quanti soldi ci ho rimesso. (e non è tutta la verità questa), continuo a darmi dell’imbecille, in questo Odb è più bravo: mai un rimpianto. Quando ritenne che un suo libro già stampato non fosse un buon libro, chiese al suo agente letterario di trattarne ‘il macero’. Sempre Castellacci ci rivela che Oreste pagò una penale di sei milioni, ma ottenne che il libro fosse distrutto.
Gli dissi che stavo andando in Etiopia per scrivere un libro. Sarei stato lontano alcuni mesi. L’Etiopia sollevò infiniti ricordi e idee. Mi disse di scrivere, mi suggerì cosa scrivere. Lo feci, gli mandavo gli articoli via fax dall’ufficio postale della Churchill Road. Una volta allegai un messaggio per Stefania: ‘Questa volta Odb mi licenzia’. Lui rispose al volo: ‘Mai. Non lo farò mai, solo se smetti di scrivere’. Dov’è questo suo biglietto?
Oddio, ho le lacrime agli occhi.
Claudio Castellacci ci regala ancora parole di Oreste del Buono in una sua antica intervista: ‘Suggerirei, a chi ci legge, di non peccare di invidia, ma di peccare di superbia; di non peccare di avarizia, ma semmai di gola e, perché no, di lussuria. Insomma, vorrei consigliare di cadere in tutte le tentazioni possibili avendo la sicurezza di poterle risolvere, di non proibirsi niente di cui si abbia voglia perché a pentirsi c’è sempre tempo’.
Come detesto la mia invidia.
Andate a comprare l’ultimo Linus, è bello come quelli di Odb ed è interamente dedicato a lui. Fatelo.


