Andrea Semplici
A piediIn evidenzaRacconti di viaggio

La guerra non ferma Lisbona

La stazione di Firenze

Vedi, il mondo non si ferma. Si postano le foto delle storie che ti sono accadute oggi, cosa hai mangiato, le strade che hai percorso. Alcuni postano immagini da Gaza, appelli alla pace e ragionamenti sulla guerra. Laggiù, Israele/Palestina, si muore e a noi non rimane che leggere i giornali. Ma il mondo, il nostro mondo quotidiano, rassicurante e lontano dalla guerra (lontano?) non si ferma.

Mi guardo attorno, sala di attesa dell’aeroporto di Pisa, sono l’unico con un giornale in mano. La ragazza che me lo ha venduto ha dovuto controllare il prezzo: non deve venderne molti. Titolo: ‘Israele, oltre 700 morti’. Ci sono i ragazzi della festa  nel Negev e gli uomini e le donne inermi di Gaza. Voi, io, che titolo avremmo fatto? Ci sono le foto: immagini solo dei giovani di Israele.

Ma io non fermo il mio andare. Qui, Italia, nessuno cambia la sua giornata perché c’è l’oscenità di una guerra. Laura mi chiama a sera e vuol sapere ‘Perché?’. Livia lo scrive: ‘Perché?’.

Ma io esco di casa con uno zaino in spalla, trovo il tempo per fermarmi in cartoleria e alle poste e raggiungere la stazione.

Viaggio in Portogallo

Il mondo si fa virtuale. Ho il biglietto sul cellulare, devo fare il check-in. Il check-in per andare in treno? Mi guardo attorno, folle di passeggeri, turisti e pendolari, bisogna farsi largo. Nessuno a cui chiedere come si fa il check-in: le tecnologie ti lasciano solo, non parli con nessuno. Sono il primo a salire sul vagone per Pisa. Poi il treno si affolla di un’onda d’urto di valigie che vogliono raggiungere l’aeroporto. Non passa il controllore, a cosa è servito il check-in. Accatastiamo i bagagli. Una donna dell’Idaho vuole rassicurazioni: ‘Pisa?’. Un’altra donna vuole scendere a Pontedera perché è convinta che sia Pisa. Tranquillizzo le mie compagne di viaggio. In realtà, ho addosso una sottile paura.

Il treno fatto apposta per le valige

People-mover a Pisa. Un altro nome, no? Ci intasiamo nelle scale. Penso: ora mi rubano il portafoglio. Treno senza guidatore. Questa volta ho un qrcode. Se solo sapessi come si fa un qrcode. Supero, con mio stupore, anche questo ostacolo. Anche questa volta, non parlo con nessuno. Una mamma si altera con il marito: ‘Hai lasciato il bambino solo’. Il bambino stava guardandomi e sorridendo. Dico: ‘Non mi sembra abbandonato’. Il marito: ‘Sa, le mamme’.

Check-in (ora sono esperto) all’aeroporto. Insacco lo zaino davanti al bancone. La ragazza è paziente e ci tiene ad avvertirmi: ‘Stia attento all’orario, ha tempo davanti, non si rilassi. C’è chi si addormenta, chi legge e perde l’aereo’. ‘Allora non sono il solo?’. ‘No, capita’. Già, capita, ricordi Evelyn? Bello perdere un aereo perché un libro ti ha preso.

People-mover…

Altro varco: questa volta devo mostrare a un lettore laser (?) un altro qrcode. Cerco di convincere la macchinetta ad aprirmi. Discutiamo un po’. Alla fine si convince. Nessun umano nemmeno qui.

Labirinto per raggiungere il controllo bagagli. Qualcuno cerca di scartare il percorso obbligato, contorcendosi sotto il filo. Appare una ragazza dell’aeroporto: ‘Madame, madame….’. E poi si lascia sfuggire un bellissimo: ‘Boia, deh’. Così elegante, cosi carina e così livornese. Le passo davanti: ‘Allora lei è vera. Grazie’. E sorride, giuro che sorride e poi urla ancora verso un uomo: ‘Sir, sir…boia, deh’. L’adoro. Voglio vivere con lei. Voglio che mi baci e mi dica: ‘Boia..deh’ dalla contentezza.

E’ vero la polvere di titanio nel chiuso della mia coscia, non fa vibrare i raggi (come si chiamano le macchine dentro le quali ti obbligano a passare?), in compenso ci pensa la mia cintura. Mi tolgo la cintura. Spiego al controllore che ho una gamba bionica. ‘Se è fatta bene, non suona’. Mi viene un’idea.

Poesia all’aeroporto di Pisa (ma si può? Sì, si può. Devo rileggere Cardenal e i suoi elenchi)

 

Aeroporto di Pisa

Folla in attesa degli aerei. Fetta di torta a sei euro, panini da aeroporto a otto euro. Resisto, non mi avranno. Non ho nemmeno fatto colazione, dopo un’ora cedo a un pasticciotto. Due euro e settanta più un euro e mezzo per il caffè. Prezzi da bar Tripoli in piazza Vittorio. Ci posso stare. Passa un’altra cameriera e saluta le colleghe: ‘Ciao, donne’.

Ryan Air. Valentina non è nella mia crew. Il primo aereo dopo quattro anni. Può essere? No, c’è stato un Verona-Bari tre anni fa. Sono emozionato (un’altra parola?)

Controllo bagagli

 

Sala d’attesa

 

Ryan

Avvertono: ‘Se Lisbona non è la tua destinazione, scenda dall’aereo’. Lisbona è la mia destinazione. Ehi, nella mia fila siamo in cinque: tre con un libro e due con il cellulare. Viva. La ragazza legge ‘Piranesi’ di Susanna Clarke, un fantasy, scoprirò poi. L’atra donna legge ‘Historia de Portugal’. Sono sull’aereo giusto. L’hostess annuncia di aver trovato un giacchetto ‘Stradivario’. Cos’è un giacchetto ‘Stradivario’? Io riapro ‘Viaggio in Portogallo’. Il vecchio Saramago è stato paziente.

‘Ciascuno faccia  il proprio viaggio secondo un proprio progetto, presti un minimo di ascolto alla facilità degli itinerari comodi e frequentati, accetti di sbagliare strada e di tornare indietro, o, al contrario, perseveri fino a inventare inusuali vie d’uscita verso il mondo’.

I libri in aereo

Poi tutto diventa facile. Ryan vuol venderti anche dei ‘gratta e vinci’. E’ la motivazione che spiazza: ‘Così aiutiamo le nostre charities’. Cioè giochiamo d’azzardo (sette euro, quattordici numeri, si può anche vincere un milione di euro) per beneficenza?

Atterraggio, bus, ritiro bagagli. Vai sempre a dritto, poi gira a sinistra. E io vado a destra. Luca ed Elisabetta ad aspettarmi. 34 gradi e un sole smagliante. Una macchina rosso lucente, piena di visori. immacolata.

E una casa che conosco, dalle grandi finestre, dall’architettura cubica, luce e spazi (‘Non c’è una parete per un libreria, nè un tavolo in cucina’, mi dice Elisabetta), il gradino inclinato, la mia camera, l’uva buonissima, la cena, il rosato portoghese, le chiacchiere su Israele/Palestina e sulla politica italiana. Un occhio alle notizie. E’ lontana Gaza? E’ lontana. E’ vicina.

Al mattino il gallo, i piccioni, il rontolìo di una cane e il sottofondo diffuso della grande strada, le luci delle pale eoliche.

 

 

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