Andrea Semplici
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Caminhos. Luz-Salema/Il cielo ha cambiato colore questa mattina

Come in deserto, come nella nebbia, ‘omini di pietra’

Il cielo ha cambiato colore. Il mare ha cambiato colore.

Le nuvole coprono l’azzurro, era eccessivo. Impongono un riflesso all’oceano, ogni tanto lasciano passare un fremito di sole e allora la nostra pelle si arroventa, il paesaggio cerca un colore di luce. Come se in un minuto volesse regalare tutto il suo calore. Una brezza lievissima addolcisce i corpi. Tutto è predisposto per una giornata quasi perfetta. Senza magnificenza eccessive, ore di tranquillità, in una costa di pensionati e giovani coppie quasi in viaggio di nozze. Gente che ha modo di sfuggire al novembre che si avvicina. Davvero, qui il portoghese è lingua rara. Questa volta è Manuel, ragazzo allegro del campeggio, che mi spiega: ‘Non vogliono imparare, costa fatica’. Chiedo qual è la parola portoghese: preguiça. No, lui, brasiliano, ha detto un’altra parole. Eppure il portoghese è una lingua così bella. Appare come un concerto di sottofondo, invita all’allegria. Almeno qualche parola devo impararla. Datemi una parola, una di quelle parole che ti incoraggiano a impararne un’altra.

Fine della terra? Inizio dell’oceano? Uno scambio?

La giornata in realtà è maligna, percorsa da screzi, capita ai viaggiatori, anche al viaggiatore distratto. Anzi, a lui capita spesso perché non sa stare al mondo, ha sempre bisogno di uno specchio che risolva per lui i fatti della vita. E poi  Josè non è venuto con noi: si vede che proprio l’Algarve non lo attira. Nessun cenno a Luz, a Salema, a Burgau…nemmeno una citazione. Peccato, Josè, stavo bene con te. Oggi ti avrei voluto al mio fianco.

Poi raccontano che c’è un modo per fare uno zaino. Aveva le gambe lattee

Questo è un cammino senza racconto. Le mia spalle sono più antiche di quattro anni e il peso si avverte, accade questo? Sì, lo sai.

In realtà sto bene, è che il cammino è impervio. Le pietre sono aguzze, le salite sono strappi da arrampicatore, le discese un precipizio. I dislivelli da salita improvvisa. E quando un villone, come se fosse atterrata un’astronave di marziani, interrompe il sentiero di costringono a diventare stambecco: per fortuna due ragazzi inglesi ti afferrano al volo e ti portano sul piano. Ecco, cosa è l’edilizia del turismo: un atterraggio di un etnia extra-terrestre in una terra da colonizzare. Portano la loro civiltà, cancellano quella che qui viveva.

Il cammino quando è tranquillo

Non conto più le spiagge nelle quali precipitiamo. Gli allegri autori della guida alla Rota Vicentina parlano di ‘buona pendenza’ un dirupo sul quale dobbiamo, zaino in spalle, calarci a culoni. Va bene, le nostre gambe sono rotte, ma ci sono momenti di brividi. Però che felicità atterrare sulla sabbia bianca. Tutto questo oceano e nemmeno un bagno.

La spiaggia di Brugau, me la sentirei anche di fare il bagno

Per fortuna, il nostro resort (mi fa una strana impressione) è lungo il cammino e quindi raggiungiamo il sentiero in un balzo. E poi la colazione, l’almoço, è preparata da un ragazzina biondissima e timida che non parla una parola di portoghese. Otto euro, frittata, frutta, yogurth, pan y mantequilla, caffè, dolce e non so cos’altro. In un’aria fuori da mondo. Fuori c’è il mondo? E tu ragazzina bionda che storia hai? Ascolto la storia del tuo collega che si fa amico di un coppia di pensionati inglesi e racconta dei suoi anni peruviani. Dove siamo?

A Burgau c’è una spiaggia bellissima, sono belle le spiagge dell’oceano. Una donna trasporta tre bambine biondissime in un carretto: lei pedala e le bambine la incoraggiano. Arriva anche il babbo di una di loro: un orso tatuato di nero, barba nerissima, alto niente, orecchino vistoso e l’aria che mi andrebbe di conoscere. Che ci fai qui? E come hai fatto una figlia iperbionda così scuro come sei. Lo guardo giocare felice sulla spiaggia.

Le bambini di Burgau

Lascio le caviglie e i miei pensieri fra le rocce, si azzarda anche una breve pioggerella puntuta. Ci sorpassa un camminatore di quelli tosti. Noi annaspiamo, io annaspo, ma sento le gambe spiegarmi che loro ci sono. Sono io che ho paura, ho tolto anche la soletta, mi appariva un impiccio.

L’oceano cerca di diventare cielo, come i quadri di Guccione

La fortezza di Almádena è in vetta al promontorio. Sbrigativo google: costruito nel 1632, danneggiato dal terremoto che tutto ha danneggiato nel 1755, abbandonato nel 1849. Quanti, nei decenni, si saranno rifugiati qua dentro per un amore irresistibile. Dovrò trovare altre storie per questa fortezza.

La discesa verso la praia da Boca de Rio è uno scivolo spinoso, questa volta mi sento un invalido, come lo sorpasso questo balzo di un metro e questi gradoni contorti e questo scivolo di pietra. E’ che in su sale, in ciabatte e a torso nudo, un uomo bellissimo, che sembra Gesù e ha un sorriso che fa sciogliere i sassi. Dove vai? E la stessa domanda: dove dormi stasera? Perché non ha azzardato una chiacchiera? Perché io ero in bilico e non sapevo come fare un altro passo in avanti. Il suo viso, barba nera con striature bianche, le rughe del viso che sorridono e i denti che sono luna.

Ingresso a Salema

Fine della giornata stizzosa e bella. Salema ha un’aria più popolare, non sembra essere solo turismo, o comunque un turismo più da piazza. Ci sediamo in sushi bar gestito da pakistani. Mi ricordo il mio primo articolo per Linus, di questo parlavo, della creolizzazione, ed era il 1987. Mi offro, dopo mesi e mesi senza sfiorare una birra, una Bock anche se speravo di incontrare una Sagres. Il sapore della birra.

Eco-Camp Salema. Si può dormire in un teepe

 

E ora altri venti minuti fino all’Eco-Camp, campeggio con i teepe e un allegro brasiliano. Chissà come sarebbe stato dormire in un teepe. Cediamo allo ‘studio’ e, ammetto, è lo spazio più bello incontrato finora.

E’ che i portoghesi vanno a letto presto.

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