Andrea Semplici
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Tower Art Museum/L’ignoto paesaggio della Murgia

Sì, ne sono convinto anch’io: ‘C’è un forte elemento di casualità nelle nostre esistenze’. Ho la conferma da Emilio, barese, architetto per mestiere, biologo-naturalista-esploratore (ottocentesco) per desiderio, e dal fotografo Piero, anche lui barese, uno che va in cerca de ‘l’invisibile’: nel piccolo, affascinante labirinto del Tam, il Tower Art Museum, mettono in mostra quanto hanno scoperto dietro al nascondiglio del loro paesaggio. Per chi è cresciuto e vive sul confine fra Puglia e Basilicata, il paesaggio della natura è la Murgia, terra carsica, aspra, rocciosa, selvatica. Due anni a guardare, passeggiare, disegnare, fotografare. Oppure a rimanere fermi per un’intera giornata sotto un albero e lasciar vagare lo sguardo, fissare una roccia per ore, seguire il volo di una farfalla, lasciarsi accecare dal sole. Emilio e Piero spiegano che il paesaggio è modellato ‘dalla luce che attraversa la materia’.

La stanza delle meraviglie

Non ho contato le foto e i disegni che affollano la ‘stanza delle meraviglie’. Mi fido, anche perché scrivono che sono 108 e questo mi ricorda qualcosa che mi è molto caro (e lo interpreto come un segno). Si è attratti dai colori, dalle farfalle rosse e dagli insetti verdi, dai colori smagliati e ‘magnetici’ dei fiori. È una stanza ottocentesca: strapieno di ogni dettaglio che riempie la natura. Sì, l’universo ‘avrebbe potuto benissimo essere molto diverso da come è ora’. Siamo figli di un ‘caso’ fortunato. Magari senza alcun disegno o, al contrario, c’è un progetto, ma oramai, come le storie lontane, nessuno lo ricorda più e ogni giorno lo reinventa.

Il giardino

La ‘stanza bianca’ è un enigma. La sua luce non è sopportabile. A volte, nei giorni d’estate, la Murgia è così: nasconde le sue pietre e i suoi cespugli spinosi anche se sono in piena vista, non vedi perché sono scomparsi i contorni, non c’è più un orizzonte, ma solo un mondo bianco. Stai fissando il sole e niente ti è più visibile, inutile che tu chiuda le palpebre. Ma i tuoi occhi non devono stancarsi, magari proteggili con le mani e cerca una piccola sfumatura di un altro colore: qui si cela quello che credi di non poter vedere. Esiste, e vale la pena fermarsi e aggrapparsi a questa ‘diversità’.

La stanza dell’universo

Infine la ‘stanza dell’universo’: qui ci sono creature che svaniscono, riappaiono, diventano inconsistenti per poi riesplodere di gioia. Specchi che non vedi riflettono mille volte il tuo paesaggio e, se guardi con attenzione e sorpresa, ti vedrai come parte di un mondo magico. Questa stanza ti regala una felicità che non credevi possibile, ti prende per mano. E, con addosso il miraggio di un’altra possibilità, sei pronti per uscire e abbracciare un altro paesaggio, una città sempre sognata che da questo giardino ti sfida, una macchina da cucire ossidata, un albero che cerca di scalare la torre. E la torre ‘inutile’ ti osserva ed è certa di averti donato un filo che, una volta tanto, potresti anche seguire.

 

 

 

(Paesaggio ignoto, mostra di Emilio Mossa e Piero Percoco, è al Tower Art Museum, a Matera, via Domenico Ridola, 13. Aperta fino al 5 gennaio 2025)

 

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