Andrea Semplici
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L’orchestra stonata e i due fratelli

 

Sono uscito felice dal cinema Piccolo di Matera. Un cinema in cui, se passate di qua, dovreste entrare almeno una volta: cinema-lamione, lungo, stretto, un piano inclinato. Fuori era Siberia, pioggia gelida. Non esageriamo, è che non siamo più abituati al freddo. Zero gradi. Tre maglioni addosso, sciarpa, cappello abbandonato a casa da Stefano (immagino), giubbotto superimbottito. Cammino verso Casalnuovo, con un’allegria leggera dopo aver visto questo film. Matera deserta. Chianche umide e scivolose. Eppure ho addosso una ‘serenità allegra’, posso usare la parola ‘leggerezza’? ‘L’orchestra stonata’, è un film che fa bene al cuore. Eppure MyMovies lo definisce ‘film drammatico’. Ed ha ragione: il direttore d’orchestra morirà, gli operai perderanno la loro fabbrica. E allora, perché, io, non solo io, continuo ad avere un sorriso lieve ripensando al film. Che quasi scivolavo in una danza mentre tornavamo a casa. E non è solo merito della bella musica (jazz, classica, perfino un vecchio Aznavour) che si ascolta come legame che tiene assieme tutte le storie della vita. È altro, la musica è un incoraggiamento prezioso.

Una divagazione personale, una irrimediabile saudade di un mese felice trascorso con una straordinaria orchestra giovanile. Sessanta musicisti, dai dodici ai diciotto anni, una tournée in mezza Italia: furono giorni di stupore e di gioia. Capisco meglio così gli occhi umidi di Thibaut e gli sguardi di Jimmy.

Thibaut è un giovane direttore di orchestra. Giovane, bravo, appassionato, celebre nel mondo. Famiglia altoborghese, scuole eccellenti, i suoi allievi lo amano. Jimmy lavora come cuoco nella mensa di una fabbrica, ha rinunciato ai suoi sogni (se mai li ha avuti), è istintivo, a volte brusco, abituato ai ‘passi indietro’ delle sue ambizioni. Thibaut e Jimmy sono fratelli, ma non lo sanno.

Thibaut lo scopre solo dopo essere svenuto mentre dirigeva le prove della sua orchestra. Ha la leucemia. Può essere salvato solo da un trapianto di midollo. E il solo donatore ‘compatibile’ deve essere un suo familiare (una probabilità su quattro di farcela). La sorella accetta. I due sono così fisicamente diversi che scopriamo subito perché. Il midollo della ragazza non può essere utilizzato. E il dna svela che fra loro non c’è nessun legame di parentela. Thibaut scopre una verità che gli è stata tenuta nascosta per tutta la sua vita: orfano, era stato adottato. Non solo: c’è anche un fratello, Jimmy, che non ebbe la stessa fortuna. Nella roulette della vita il destino dei due bambini era stato diverso: Thibaut cresce in una famiglia agiata; Jimmy, invece, in una casa di operai. E il primo incontro fra i due è burrascoso. Ma Jimmy, alla fine, dona il suo midollo al fratello.

‘L’orchestra stonata’ è un film che assomiglia alla vita e racconta tutte le tessere che l’hanno creata, e cerca di ricomporre il puzzle delle due esistenze. I due fratelli si guardano di nascosto, è una esplorazione, nasce un’amicizia, un affetto, una solidarietà. Thibaut scopre che Jimmy suona in un’orchestra operaia e che possiede una grande dote: sente cadere una pietra e riconosce la nota. Ha l’orecchio assoluto. Jimmy suona il trombone in una bellissima e stonata orchestra composta dagli operai della fabbrica sull’orlo della chiusura.

Emmanuel Courcol riesce a tenere le fila di mille storie. C’è il dramma di Thibaut, c’è la differenza sociale fra i due fratelli (e i sensi di colpa che provoca), c’è un ragazzo down che lavora in cucina con Jimmy e suona nella banda, c’è il senso di fallimento di Jimmy e il suo licenziamento (passava gli avanzi della mensa agli operai in lotta), c’è il suo grande talento musicale che non ha avuto possibilità di esprimere (va anche un’audizione nel teatro dove lavora il fratello: fallisce), Thibaut è sensibile, ma non riesce a togliersi la sua maschera intellettuale e il suo senso di superiorità aristocratica, c’è l’amore timido e imbarazzato fra Jimmy e una compagna di lavoro e di orchestra, c’è un prezioso disco di Lee Morgan, grandissimo e maledetto trombettista che ipnotizza Thibaut quando Jimmy glielo mostra: i due si perdono in un sogno e chiacchierano con piacere attorno al si bemolle di Miles Davis. E poi c’è lo scontro sociale, i presìdi degli operai, la loro disperazione, la loro sconfitta. A tratti sembra di essere in un film di Ken Loach. Ci sono frammenti dolcissimi: Thibaut convince di Jimmy ad andare a prendere la figlia dai capelli rossi e per due minuti sono seduti assieme a un bar. Assieme i due fratelli rubano dalla stanza dell’orchestra una foto della loro madre (Thibaut non l’ha mai conosciuta), vestita da majorette, ne fanno una copia, ora sono complici.

Ricordo un altro film francese: ‘E la festa continua’, di Robert Guédiguian, grande regista marsigliese. Altro film che ti abbraccia con affetto. Ha ragione Benedetta Bragadini di Rolling Stones: I francesi riescono a fare film ‘belli, larghi, pop, sorridenti e insieme commoventi, senza mai diventare scontati, melensi o troppo retorici’.

Come è possibile che tutto si tenga? C’è la musica! Tutta la musica del mondo, un jazz superbo, la musica classica da meraviglia, la banda popolare e Aznavour come un lungo rullo di tamburi. La musica unisce tutto, entra nelle anime, le salva, le dona quella breve felicità che ti convince ad andare avanti. ‘L’orchestra stonata’ è un film pieno di musica.

Tutto alla fine precipita: il trapianto del midollo è fallito, c’è il rigetto, Thibaut è condannato. La fabbrica viene smantellata, non riaprirà. È la fine.

No, non è finita, c’è un ultimo saluto. Thibaut dirige la sua orchestra ancora una volta. Una sua opera. ‘Quadrature’, a cui ha lavorato per mille notti. Una composizione apra, dura, bellissima. Ipnotica e tagliente. E alla fine del concerto, nel grande teatro, si ode un ticchettio di bacchette su una ringhiera metallica. Tutti si voltano. Lassù, nel loggione, appare l’altra orchestra, la banda con le divise delle parate festose. E Jimmy la dirige. Suona il ritmo trascinante del Bolero di Revel. L’orchestra di Thibaut si unisce, suonano i clarini, i violini, i contrabbassi, i tamburi: è un momento travolgente, felice, disperato. Thibaut, devastato dalla fatica e dalla malattia, trova lacrime e sorrisi. Jimmy lo guarda a lungo e continua ad accelerare il ritmo del bolero.

Fine. Giuro che non ho pianto, ho sorriso.

 

 

 

 

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