Nicaragua/La Libertad del viento

In certi mesi dell’anno, il vento è incessante. Soffia dall’Atlantico al Pacifico. Si alza al mattino, con il sole, e si placa solo quando arriva la notte. Cresce con forza seguendo il ritmo della luna. A un certo punto delle stagioni, inverte la sua direzione. Si ingrossa sull’oceano Pacifico e attraversa, con le sue raffiche, la terra stretta fra i due mari. Il vento è compagnia.

Anche la pioggia è compagnia, nei mesi dell’acqua. Ti ripari dagli acquazzoni più violenti, altrimenti ti bagni e al primo raggio di sole, i vestiti si asciugano rapidamente.


Per el italiano che vive alla Libertad, il vento è energia. Come il sole. Da imbrigliare. Per anni ha cercato un posto come questo: le isole di Capo Verde erano già state stremate dai cinesi per poterci vivere. Il Costarica è una meraviglia, ma è terra nordamericanizzata. Più a Nord c’è il Nicaragua. Terra dove i sogni, a volte, sono possibili. Qui poteva nascere la comunità provvisoria. Qui si può giocare con il vento. E se chiedi all’italiano, ti risponde: ‘Qui si può sperimentare’.

Un bus amarillo da Lèon. Per raggiungere il paese di Maipasillo. Salgono venditori di banane fritte, frescos, agua, tortillas, emanuelitas, papitas. Le loro voci sono piccoli poemi. Appaiono venditori di medicine da miracolo. ‘Por gracia de Dios, curano reumatismi, colpi, artriti; rafforzano il cervello que siempre trabaja’. I passeggeri comprano le medicine. Anche io sono tentato da una crema al mentolo e eucalipto.
La guida Bradt ha due sole parole per Maipasillo: ‘rock savannah’.

Sorprendono i frutti dell’jicaro. Strano albero. I suoi pomi verdissimi crescono direttamente dal legno del tronco o dei rami. Sembra un albero che genera globi. Si usano i semi per farne refrescos. Alcuni artigiani incidono la scorza per fare piccoli sculture.

Il tracciato della vecchia ferrovia del Nord del Nicaragua è un confine della Libertad. Il treni non ci sono più. E’ rimasta la massicciata. Come sarebbe bello un treno da queste parti.

Tre amache sono appese ai pali di una capanna senza pareti. Il tetto, in foglie di palma, è stato costruito da un vecchio. I giovani stanno perdendo l’arte di questi tetti. Preferiscono la lamiera. Bisogna giocare con il sole, capirne la parabola, per stendersi nelle amache.

Geraldo cucina sopa de gallina sopra un pezzo di lamiera. Il fuoco si alimenta con le foglie. Ed è racchiuso in un quadrato di mattoni. Ci vuole tempo. La sopa è molto buona. Mangiamo da pentolini. Beviamo il brodo.

L’italiano mi spiega il meccanismo di filtraggio delle acque sporche. Giro di sassi, dimensioni diverse, tre metri di profondità. Alla fine si recupera l’acqua. Le piante la purificheranno dai batteri. L’acqua è un tesoro da queste parti.

L’invenzione è un quadriciclo che serve per portare in giro gente e, tirato da un cavallo, può falciare l’erba. Ogni anno bisogna fare la ronda, tenere ben pulito il confine del campo. Per prevenire gli incendi.

Aranci, papaya, avocados, marañ, guaiava. E un albero di neem al centro del patio. Per l’ombra. Il neem non perde le foglie. In Centroamerica gli alberi perdono le foglie nei mesi dell’estate. Siccità. Il neem è una benedizione. La sua ombra è rassicurante.

Ci sono alberi bellissimi attorno alla Libertard.

Si può vivere fuori dal sistema capitalistico? Vivere con semplicità? Un monaco trappista. Leggo la gioventù di Ernesto Cardenal che si rifugiò nella trappa. Nel silenzio. Vestendo come uomo del medioevo. El italiano, a volte, parla da solo. Al mattino sono gli uccelli a donare compagnia. Alla Libertad si vive senza elettricità. Alle sette si è già a letto, si sfuggono le zanzare. Alle cinque il sole detta la sveglia. Non ci sono sedie. Solo le tre amache. E il tavolo verrà divorato dalle termiti quando l’italiano, per alcuni mesi, andrà via.
Giampiero è arrivato due mesi fa. Assieme a Bob Marley. Concerti a sera per il volo delle zancudos, per le formiche, per l’unico serpente che viene a curiosare attratto dalla musica, per le stelle, a volte per la luna, certamente per gli alberi che si piegano verso gli accordi, per ringraziare l’amaca del dondolio. Il pubblico più bello del mondo. A volte hanno nostalgie e chiedono Pablo Milanès o Silvio Rodriguez, ma Giampiero deve ancora raggiungere le leggende centroamericane. Bob è perfetto, stasera.

I custodi dell’acquedotto di Maipasillo sono i soli compagni dei giorni dell’italiano. A un chilometro vive un campesino che alleva bestiame.
Un monaco trappista può usare le tecnologie? Alla Libertad, sì. Per controllare l’acqua, a esempio.

Un lusso, questa notte. Il poeta cileno ci ha donato una bottiglia di vino rosso. La teniamo in acqua per tutto il giorno. Perfino los zancudos si sono incuriosite. C’è anche il parmigiano che ha superato le ostilità dei doganieri nordamericani. Una cena commovente. Luna piena. Non ho portato con me Leopardi, ma ci starebbe bene ai tropici.
Ci sono due tende. Il paese è lontano un’ora a piedi, anche se el italiano dice che lui impiega quaranta minuti. Un quarto d’ora in bicicletta. Si può vivere senza auto.

In queste regioni, prima si piantava cotone. Poi mais. Ora canna da zucchero. Onde ingannevoli del mercato mondiale. Si può vivere di quanto si coltiva. Qui cresce tutto. Frutta e vedure. La vita è semplice.

I ragazzi del paese sognano di viaggiare in Germania. Non conoscono il freddo. Invece el italiano sogna di vivere qui. Come è questa storia?

Parole che sorprendono nella solitudine della Libertad: questa può essere una piattaforma di idee. L’uscita dai meccanismi del capitalismo. L’utopia che l’uomo, da sempre, insegue: un’altra vita. Una comunità. Provvisoria. Stabile. Ancora una volta, Ernesto Cardenal: lui scelse il Sud del Nicaragua per la sua comunità contemplativa. Divenne uno dei fuochi della rivoluzione che cacciò il tiranno. Il prezzo da pagare fu la distruzione della comunità.

Vorrei essere qui nella stagione delle piogge. Ne intuisco la violenza dai solchi nelle strade.


Grazie, sono commossa…Ti avvicini a piccoli passi agli incontri e fermi l’immagine
affinchè i tempi si allunghino all’infinito. Un infinito che si riempe, per l’attimo in cui si esprime,
della vita degli altri. Lo fai senza insistenza ma con leggerezza quasi a scivolarsci sopra affinché
la tua presenza non sia invadente e soprattutto invasiva.
So che per me sarebbe molto difficile non far rumore ma da così lontano posso nascondermi
dietro ogni raro albero e sognare.
un caro saluto