Il sottosuolo della città del Nord

Segni del passaggio. Cerco l’ingresso della città sotterranea. Quanto tempo passato qua dentro. Contemporaneità. I vicoli di Pietrapertosa, il vento di un paese irpino e un andare nel sottosuolo. Due ingressi aperti e il terzo con una x. Per chiuso. Da lì, è bene passare per essere respinti.

Voglio conoscerlo il tipo che ha deciso che il colore della via sotterranea fosse il ‘Lilla’. Come un glicine?

Lettori di segni. Avrei dovuto studiare Roland Barthes. Avrebbe cercato semiologie qua dentro. Nel vuoto. Cosa mi attira di questa foto. Il deserto è stato un caso, immagino. La fotografia immobilizza qualcosa che non c’è più. Queste sono le nuove strade e per un attimo ho voglia di un pattino, per cadere e sbattere contro la porta.

Nessuna idea di dove andare. Mi accorgo di fotografare meglio il ferro che gli alberi. Mi secca? Ho appena scritto un libro sugli alberi. Avrei dovuto scriverlo sul ferro. Mi sarebbe riuscito?

Mi rassicura la via d’uscita nera? Cosa c’è la fuori. Il mondo esterno, il cielo un po’ aggrigito, mattoni, nessuno. A cosa si fugge? All’incendio che quell’estintore non spengerà.


Nella città del Nord hanno sistemato Garibaldi sotto terra. Garibaldi su uno scoglio. Bello, vecchio e sciupafemmine. Ma la ragazza non se lo fila. E l’uomo con il pigiama ha altro da fare. Fondamenta di una città sotterranea che è specchio di quella là fuori.

Questa foto, la partita a scacchi la vorrei rifare sul serio. Mi piace molto. Meno l’intruso. Hystery?

E poi torni fuori e scopri che c’è un’altra città. Altro cibo. Altre canzoni. Spaesamento. Confusione. Ho realizzato il mio sogno. Non venire via da là. Oppure lei ha aperto un ristorante. Quanti anni dovrebbe avere adesso? Non mi fanno entrare. Non fanno entrare chi viene dal sottosuolo.

E allora è un altro corridoio, tappeto rosso, nessun picchetto d’onore. Nessuno in attesa. La città del Nord mi è apparsa vuota. So che così non è.
