Andrea Semplici
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Cartoline da Granada, Nicaragua/Un poeta giapponese…

Il poeta giapponese
Il poeta giapponese

Le maschere guerriere guardano un po stupite un giapponese, un poeta giapponese, che, nella luce del tramonto, sale le scale di un ‘carro por poetas’. E legge nella sua lingua, di bassi e rimbombi, una poesia. Sfilano comunque in un carnevale. Chissà chi è la maschera? Il giapponese o questi occhi che non ti guardano? E’ il carnival poetico dove sfilano santi, tori infuriati, ragazzi che si prendono a bastonate, e poeti che, inconscientemente, trovano il coraggio di salire i gradini di un carro di cartapesta. Ruben Darìo, il poeta, non si muove dalla sua posizione: quelle quattro dita a sorreggere il mento. Un cordoba per il suo pensiero. 

Le maschere
Le maschere

Chiedo, con ostinazione da bambino: chi è un poeta? Alfonso, poeta salvadoregno, non scansa la risposta: ‘E’ una circostanza’. O, forse, anche lui non ha risposto. Altri mi guarda con qualche compassione. Altri ancora mi chiedono: ‘Usted no es poeta?’. Il poeta italiano mi dice: c’è la buona poesia e la cattiva poesia’. E vorrei ancora chiedere: cosa è una poesia buona? Cosa è un poesia cattiva? Un altro conta, con ossessione, le sillabe, sfiorandosi il petto. Forse il carnival poetico fa solo domande. Come le stelle e la luce del tramonto. E nemmeno il lago conosce le risposte. Caminar preguntando, insomma. Come sempre.

 

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