Granada/Il fascino discreto delle foto

Esiste ancora il fascino discreto delle foto? Nei tempi di Instangram? La parola sconfitta oppure la ipercontemporaneità di allacciare foto, movimento e la stasi mobile delle parole? E allora il non-fotografo fotografa i fotografi. Ne osserva la concentrazione. E poi sono amici. Cerco le parole, ma non le trovo nel groviglio dello scatolone.

Mi piacerebbe trovare la parole di Raúl Zurita per raccontare di lei che mai ha sorriso. E se ne stava immobile di fronte al display della sua macchina. Serissima. Non c’entra niente, ma ho il libro sottomano: ‘Destrocé mi cara tremenda/frente al espejo’. Lo so, affermo le parole, ma poi le annodo senza talento. Credo che mi piacessero i suoi spigoli.



Una scuola di fotografia, la poesia come banco di prova? Un lavoro non pagato? Parole senza immagini, immagini con le parole. Eleganza e stile. Stereotipi dei miei reporter sono lontani, di lato ne ammiro la bellezza. Amerei un po’ di più qualche scorrettezza.

Oh, Martin è un amico. Lo sento come amico. Gli honduregni abbracciano e i loro abbracci sono belli, forti, avvolgenti. Mi mancano.

Eccoli, a fianco uno all’altro. Cannoni e obiettivi, jeans e marchingegni, Samsung e Canon invadente, espressione che dice: ‘ce la sto mettendo tutta’, la stessa inquadratura. Dove sono finite, mesi dopo, le loro foto così importanti in quel momento?

Oh, Evelyn, che ha un grande sorriso, un abito giallo (ma perché uso il bianco e nero?) ed è di questo paese. Da cinque anni, ci incontriamo a Granada. Ridiamo assieme. Ha fatto una mostra dove ha dipinto parole nelle foto, ne ha fatto spirali. Sì, la foto è una delle sue anime.

Arnulfo tifa Juventus. E mi guarda con invidia quando gli spiego che ho visto giocare Pelè. Non pensa che questo vuol dire gli anni. Anche lui ha pesi eccessivi di macchina fotografiche. Da quattro anni arriva a Granada, manda via le foto poco dopo che le ha scattate.

Adoro la stanchezza di Gregorio. La sua macchina fotografica di plastica. Ogni anno arriva, non so dove dorma, scatta due foto per poeta, ne fa piccole stampe, poi le vende alla vanità dei poeti, per pochi spiccioli. Mi piacciono i suoi passi appesantiti e ondeggianti quando si avvicina al leggio dove scorrono le parole. Fa la foto, torna a sedersi, aspetta. Chissà come è accaduto di decidere di essere qui ogni anno per guadagnare qualche cordoba. Guarda le mie macchine fotografiche. Questo anno mi ha chiesto degli obiettivi. E io avrei voluto chiedere di lui e domandargli: posso venire con te?

