Il petrolio della Libia
| Stazione Eni per il gas libico |
![]() Hotel Corinthia a Tripoli |
28 dicembre. Incontro (il primo) fra Scaroni e Abdurrahim al-Keeb, ‘provvisorio’ premier libico. Scaroni ne esce soddisfatto. Al punto che, due giorni dopo, in un’intervista al Sole 24 Ore, fa sfoggio di ottimismo: ‘Il viaggio è andato benissimo. Torneremo alla piena capacità produttiva entro giugno’. Ammette, di sfuggita, che ci sono ‘problemi tecnici’. Il giornale non chiede, non approfondisce.
29 dicembre. Forse a Scaroni viene qualche dubbio quando legge un drastico comunicato di al-Keeb. Il primo ministro libico rivela che Tripoli intende rinegoziare tutti i contratti petroliferi firmati dalle compagnie petrolifere con Gheddafi. E fa capire che saranno privilegiate le società di quei paesi che più si sono impegnati a fianco dei ribelli di Bengasi. Come dire: la Francia viene prima dell’Italia. Il Sole 24 Ore, due giorni dopo, fa capire che ‘i problemi tecnici’ sono soldi. Tripoli pretende più soldi dal suo petrolio.
30 dicembre: retromarcia di Tripoli, i cieli sono ancora confusi in Libia. Nella stessa pagina in cui compare l’intervista a Scaroni, il Sole 24 Ore, sulla base di nuovi comunicati libici e dell’Eni, sostiene che dovranno essere rinegoziati solo i ‘contratti sociali’ firmati dalla compagnia italiana con la Fondazione Ghedaffi (cioè con Saif al-Islam). Gli accordi petroliferi saranno confermati, si affretta a dichiarare l’ufficio di al-Keeb. Il giorno prima aveva fatto scrivere che ‘i contratti saranno rivisti conformemente agli interessi della Libia’.
31 dicembre. Alberto Negri è fra i migliori giornalisti del Sole 24 Ore. Non è un grande esperto di economia, ma il Nordafrica è una sua storia. E scrive che è lo scontro fra i clan a minacciare i contratti petroliferi dell’Eni. E’ lui ad avvertirci che Tripoli pretende più soldi per mantenere all’Eni i suoi privilegi.
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| Al mercato della Città Vecchia |
3 gennaio. Gli uomini dell’Eni devo aver passato una burrascosa fine d’anno. Scaroni deve essersi inviperito. Il Sole 24 Ore continua la sua altalena: adesso al-Keeb deve davvero rassicurare. Il giornale è costretto a smentirsi, il suo giornalista più esperto di Nordafrica si era sbagliato: la Libia non ci pensa nemmeno a chiedere un centesimo in più per gli accordi petroliferi. Al massimo vuole rivedere gli accordi di cooperazione con la compagnia petrolifera (150 milioni di dollari stanziati nel 2006 per sociale e archeologia; promessa, nei mesi della guerra, della costruzione di una nuova città – mille case – nel golfo della Sirte). Come se non fossero soldi italiani, come se non fossero ‘contropartita’ di intese economiche sul costo del petrolio libici.
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| Preghiera Sufi a Tripoli |
125mila uomini, in Libia, sono ancora in armi. Nessuno restituirà facilmente il suo kalashnikov. Una settantina di milizie si contendono il nuovo potere. I clan si schierano a seconda dei loro interessi: vogliono dividersi la torta dell’immenso business petrolifero. Probabile che i più potenti trattino direttamente con le compagnie petrolifere. Difficile districarsi negli scenari libici. Ma la guerra di Libia non era stata combattuta per i diritti umani?
Sarebbe istruttivo poter osservare il back-stage di quanto sta accadendo dietro il palcoscenico del petrolio libico. Sarebbe interessante assistere agli incontri di velluto e rasoio fra i nuovi ambasciatori francese e italiano a Tripoli (non è certo un caso che si siano già conosciuti pochi anni fa in Qatar).
Il presidente francese accorse a Tripoli, assieme al primo ministro inglese, non appena la città cadde in mano ai ribelli di Bengasi. Il primo ministro Mario Monti arriverà con quattro mesi di ritardo. Prima visita extra-europea del nuovo premier italiano.



