La terra mi tiene/ I forni di Atena
No, sono stato in disparte. Ma il filo di un amore, assieme alla terra e alla farina, mi tiene.
Il 25 aprile, da cinque anni, contadini, panificatori, coltivatori, cuochi, musicisti, poeti, artisti, scrittori si ritrovano ad Atena Lucana, paese della frontiera fra Campania e Lucania. Ivan e Antonio hanno censito gli antichi forni del paese. Hanno portato legna (di olivo, di castagno), hanno ripulito i forni, li hanno riaccesi. E gli ospiti sono arrivati. Uno dopo l’altro. Con furgoni, con le vespe, con le auto. Con i sacchi della farina.
Io posso solo mettere in fila venti più una foto. E’ una regola che mi sono dato: venti foto. E poi ho rubato il censimento dei forni. Perché le parole si sono arenate e allora devo rapinare due fogli dove qualcuno, un giurato della sfida leggera fra la gente del pane, ha annotato la qualità del grano e ha preso un appunto sulla storie del forno.
Quando non hai parole, cerchi qualche appiglio per cominciare. Non sono nemmeno sicuro di saper decrittare gli appunti.

Il primo forno non sono riuscito a trovarlo. Manca anche dagli appunti. Ma il mattino fu incanto. La nebbia della primavera, il desiderio del verde, il paesaggio che si disegna.


Forno Due. Hanno usato farina di risciola, acqua di sorgente di Montrone, legno di ulivo.

Alla vigilia della Festa della Liberazione, si preparano i lieviti madre. Ognuno ha portato il suo.
Forno Tre: farina di Tempa del Fico, impasto idratato, grano saragolla e orzo. Ehi, questo è il mio forno, c’è anche il mio nome. Ho usato queste farine?
C’è Carmela, Caterina, Tazio, Antonella. Acqua di fonte Vulturino. Grani progenitori di grani duri.

Forno riaperto dopo quasi quarant’anni.



Forno Quattro. Costruito alla fine dell’800. Farina saragolla, più miscuglio di tenera. Molitura a pietra.

Forno Cinque. Costruito a fine ‘800. Terre di Resilienza. Grano Carosella, acqua di fonte locale. Macinatura a pietra.


Forno Sei. Costruito agli inizi dell’800. Grano Abbondanza. E ancora saragolla, cappelli, timilia.

Forno Sette. Grani siciliani, grano duro, grano parciasacchi. Lievito secco. Indizi che portano a Claudio, panificatore rasta di Palermo.

Forno Otto. Saragolla, Abbondanza, resilienza, forno riacceso dopo trent’anni.

Forno Nove. L’appunto dice: forno costruito davanti a una stalla. Forno ottocentesco. Farina Mirra.

Forno Dieci. Farina bianca e gialla. Tutto qui?

Manca il forno Undici, ma c’è un abbraccio con la focaccia in equilibrio. Gli occhi di Angelo sono chiusi, gli occhi della ragazza sorridono. Il pane sa dove stare.

Forno Dodici. Forno riaperto dopo oltre mezzo secolo. Farina Senatore Cappelli, saragolla, abbondanza, carosello.

Forno Tredici. Senatore Cappelli più tenero.


Già, si acquieti il nostro tempo disperato…

