Lost in summer/Il volto della musica
Paolo mi aveva consigliato: ‘Guarda il primo violoncello. Guarda quella ragazza’. Ho seguito le parole di Paolo. Sono sempre consigli giusti. Mi sono messo di fronte a lei. E, come a volte accade, è la macchina fotografica che non voleva smettere. E’ stata lei, questa plastica di sensori e levette, a cercare di catturare le note che le mani, le braccia, gli occhi, la bocca, i sorrisi della musicista creavano nell’aria. Credo che, in quella sera di agosto, con i ragazzi della European Spirit of Youth Orchestra, per la prima volta abbia sfiorato la possibilità di fotografare la musica.
So solo il suo nome. Cristina. Nient’altro.
I musicisti hanno il coraggio di guardarsi negli occhi. Deve essere un momento struggente

Mi sono sempre messo fuori dai cerchi
La musica ha cercato spiragli, falle, varchi
Passava fra gli stipiti delle porte.

Era come un giro di fasce leggere attorno al corpo

Ne avevo vergogna. Mi piaceva

a volte qualche passo. Niente di più

Ritornava in fretta, una notte in autostrada
una mattina in una sala senza nessun altro attorno

Con la poesia era una battaglia persa. Fingevo con Rimbaud in tasca

pesanti come piombo, più pesavano, più valevano

Poi un uomo solitario di notte, diceva parole a un albero

Ho intravisto la musica negli occhi dei ragazzi

