Lucania coast-to-coast/La tappa immobile, il bosco di Policoro
Non reggerò questo ritmo, nemmeno il primo giorno. Ventitré e venticinque, devo dormire. Tutti già dormono. Non ha senso scrivere.


Casa di Vito y Juliana. Policoro. Via Afrodite, naturalmente, che si incrocia con via Penelope. Magna Grecia e il bosco di Policoro, ultimo frammento di foresta planiziale d’Europa. Scrive Norman Douglas, scrittore inglese: ‘Policoro ha la bellezza aggrovigliata di una palude tropicale’. Scrive Vito Fiorellini nel bellissimo ‘Il barone del bosco di Policoro’: Arrivando, colpiva il formicaio di lavoratori, quasi duecento fissi, e più di mille stagionali, quand’era tempo. Alcuni erano addetti solo a spaventare gli uccelli che aggredivano i frutti’. Spero che ci sarà il tempo di scriverne.
Policoro, comune dal 1959, la vittoria di Pirro, Heracleia. E oggi? Ben pochi, fra chi ha più di cinquant’anni, sono nati qui.

Sorprese di oggi: smarriti nella macchia della riserva del Pantano. Non abbiamo raggiunto la foce del Sinni. Ma gli stagni costieri sono una meraviglia.

Incontri di oggi: suore angolane, donne argentine, kebab italiani cucinati da uomini calabresi e donne di Policoro (La tana degli arabi, dentro invocazioni cristiane, eccellente il kebab), alcuni rumeni fuori dai ‘casalini’, le case dei lavoranti dell’antico latifondo. Ecco, la nuova Lucania, la nuova Italia.
E poi, il superbo santuario della Madonna di Anglona. Con Anita, suora angolana che è arrivata qui sei mesi fa.

I ‘casalini’, casolari bianchi e bassi e lunghi che ‘venivano allattati col bianco di calce viva’ a ogni primavera.

Il castello de Barone che ovviamente oggi ospita ‘il bistrot del Barone’, assicuratori, cardiologi, pizzerie, ristoranti, ditte di movimento terra. Cerco di immaginare il volto di Giulio Berlingieri, il Barone.
Gli alberi del gelso nel piccolo prato del Castello.

Alessandra che ci racconta, ancora una volta e con la stessa passione, del bosco di Policoro e ci aspetta al tramonto per la birra nel rifugio del wwf.
Una medusa spiaggiata, la sabbia, il mare, i ciottoli, i ponticelli di legno sui ‘chiari’ della costa.

Vito y Juliana che, per le storie argentine, hanno acceso le braci e cucinato le carni. Un asado per cominciare il viaggio.

Vito legge per noi Albino Pierro in dialetto, Yu-san canta ‘Parlami d’amore Mariù’ e Alessandra ha un tatuaggio nascosto sul braccio: Liù e l’impronta di un animale.

Va bene, perdonate, ora sono le 23 e quarantaquattro. Tutto questo, fra due anni, andrà riscritto.

Scrivi ancora e scrivi sempre! La tua é una scrittura incantevole che ci trasporta tutti nel luogo in cui ti trovi
Non riesco, sai. A scrivere qualcosa che sia ‘importante’. Per me, intendo. Scritto troppo. Ti abbraccio
Es siempre un placer recibirlos en nuestro hogar !!! ( que sea al mar on en la montaña ).
Pero un dia asado en tu tierra. Me falta Argentina. Gracias…