Andrea Semplici
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Luoghi di resistenza (in)consapevole/L’ortolana che vende giornali

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Francesca, ortolana edicolante a Vicopisano

 

L’edicola di piazza Cavalca sembra un’edicola. E’ un’edicola, quindi vado per prendere il giornale. Solo che una donna vi sta comprando carote e carciofi. Solo che Francesca, 70 anni, ha messo sott’olio giardiniere, spellato fagiolini, preparato verdure per il minestrone. E, assieme, vende la Gazzetta o Repubblica, ai pochi vicaresi che, a sentire lei, ancora comprano un giornale. A Vicopisano, paese bellissimo, sotto l’impennata dei monti Pisani, l’ortolana vende giornali. ‘Ma non vivrei solo con i giornali – dice Francesca – Quando in una settimana ho guadagnato cento euro posso essere soddisfatta’. E allora vale l’antica licenza. Rilasciata negli anni ’30 del secolo scorso. Negli Stati Uniti, l’ avrebbero chiamata drugstore questa edicola tuttofare. ‘Prima la gestiva mia suocera. Ora tocca me. Ogni mattina sveglia alle sei’, avverte Francesca. L’orario per l’arrivo dei giorni e della frutta, immagino.

 

Gazzetta e mele
Gazzetta e mele

Nessun giorno di vacanza. Solo quando i giornali non escono (al lunedì di Pasqua, a esempio). Altrimenti Gazzetta e mele. Il Tirreno e un chilo di patate. Ci sono i primi baccelli e l’ultimo Espresso. C’è persino il Manifesto. ‘Non si legge più′, Francesca ha voglia di bofonchiare. Tempi di crisi. Attorno due uomini sui settanta anni le danno ragione e scuotono la testa. ‘Quattro bar – spiega Francesca –: loro comprano i giornali e i vecchi vanno a leggere seduti ai tavolini. Questo è tutto il mercato’. Questa mattina c’è il sole e non mi va molto di ascoltare malinconie.

 

L'edicola sembra un'edicola
L’edicola sembra un’edicola

Non so. Vicopisano, nell’ultimo fine settimana di marzo, si è popolato di camminatori e camminanti. Ragazzi hanno danzato fino all’alba. Cantori sardi hanno intrecciato le loro voci in mezzo a navate e orti. E all’ingresso del circolo dell’Ortaccio, sta scritto: ‘Vietato calpestare i sogni’.

E se anche l’edicola-ortolano di Francesca fosse uno di questi sogni?

 

 

Un pensiero su “Luoghi di resistenza (in)consapevole/L’ortolana che vende giornali

  • Luoghi di resistenza inconsapevole e luoghi scomodi. Perché nonostante la grande fatica quotidiana a ci trovi spesso dei sorrisi magari stanchi e malinconici, preoccupati, ma autentici, e dei corpi segnati dalle giornate ma in un certo senso rilassati, non contratti.
    Amo trovare luoghi così, ma devo ammettere che per me anche sono scomodi: mi richiamano un sacco di domande. Scomode.

    PS: camminatori e camminanti…?

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