South Loop/Basilicata Tour/Trees/1, venerdì
Gli alberi. Gli uomini. Le donne. Le montagne della Basilicata. Sono pezzi importanti della mia vita, ne hanno incoraggiato svolte e accelerazioni. È accaduto. E io mi sono arreso, mi sono lasciato portare per mano. Nei boschi, nei paesi, nel vino, nella musica, nelle tavolate, nei pic-nic con tovaglie distese sull’erba, nella fatica, nel sudore, negli abbracci, nella fede. Non ho scelto, sono stato scelto. Senza merito.
Comunità temporanee. Italia interna. Sorprendente. Forse perché sono passati così tanti anni da quando in un giorno di una primavera che scoprimmo fredda, mentre, oggi, in una primavera di giugno con cielo azzurro e ben più di venti gradi nell’aria, sento un pianto leggero salirmi nelle ossa così fragili. Quasi un saluto, una promessa che non so se riuscirò a rispettare. Oggi va così, nella notte, che sta per trascorrere nella stessa casa, solitaria fra campi scoscesi, che di nuovo mi accoglie dopo diciotto anni…dicono che sono passati diciotto anni dalla prima volta. I dati della prima fotografia di quell’anno dice: 10 maggio 2007. Gli anni sono diciannove. Paura. Il tempo del ‘dopo’, dice Concita, è ‘largo’, si dilata, ha fretta. C’è una moltitudine di amici e amiche da salutare. Il dubbio dei venti anni. La paura dei venti anni.
La strada per raggiungere Accettura è stata malamente rappezzata in tutti questi anni. Frane, salti, fratture dell’asfalto. E poi tornanti, salita ripida, venticinque chilometri dallo scalo di Grassano. Quello a cui sono scesi Carlo Levi e Mario Dondero. L’hotel 407, che rimane ancora un mistero irrisolto. Garaguso, dove non sono mai entrato, che stolto: è così bello quando appare oltre un crinale. Quella casa spaziale mai finita sullo spartiacque della Salandrella, chissà che storia ha? Trapezio irregolare, con due corni, cosa aveva in mente chi l’ha costruita? Oggi è in vendita. E chi può comprarla?
Discesa, poi ancora salita. Accettura, ‘lo sparviero’, appare in alto fra il fogliame ancora esitante della primavera. Il paese.
Cominciamo. La grande casa. Due case. Siamo in sei. Gli amici già arrivati. Da Roma, da Bari. Affacciati alla vallata. Manca poco alle ciliegie, azzardo un assaggio. Il sapore delle ciliegie è un dono di un dio generoso. Incontri cominciati in Africa che si replicano nelle colline delle Dolomiti Lucane. 950 metri. Ho perduto la facilità di scrivere.

È giugno, un giugno caldo, si può cucinare la pasta all’aperto. Qui ho presentato il mio libro sugli alberi. Qui abbiamo festeggiato un compleanno di Daniela. Qui Annalisa arrivava alle spalle: ‘Sono ancora qui’, qui Fausto sorprende la gente che viene a cercare di capire cosa è scattare una fotografia. Fausto li guida e li strema con sapienza. Io non avrei, non ho avuto il coraggio di essere un suo allievo. Annalisa sì: ‘Ho bisogno che qualcuno mi maltratti’. Mi piacciono le foto di Annalisa.

Pasta Divella, grande pentolone. Maccheroncetti per cento. Salsa di pomodoro. Pastorale, pecora che sta lessando da millenni. Con verdure, pomodori, sedani, spezie. Non mi era mai piaciuta la pecora prima di arrivare su questa montagna, qui ho cambiato idea. Fausto è venuto con un libro: il racconto delle feste italiane. È per me, sapeva di trovarmi. Commosso. Se lo contendono i miei vicini di cena.
Non ce la posso fare. Mario, a 85 anni, prendeva impegni per i prossimi cento. Io non ce la posso fare. Avrei voluto vederti qui. Mostrarti.
La cena finisce. Ho trasgredito. Vino, e anche un frammento di pecora. Superbuona. Uomini e donne esperte fanno sparire la tavolata in un battibaleno, allestiscono il palcoscenico. Su un camioncino caricano da ore birre e acqua e panini per l’indomani. La Festa è un’economia. Ecco, gli strumenti. Luccicano gli ottoni. La tuba si piazza al centro del cerchio. I musicisti si raggruppano, si stringono. Continuano gli abbracci, i saluti, i baci sulla guancia, la ruvidezza delle barbe. Cosa ci unisce? Mi impiglio nel volto di una ragazza. Non ricordo i nomi della maggior parte della gente che mi saluta. Ma li conosco, uno per uno.
La musica. Rullo di tamburi, I musicisti si alzano, si inginocchiano, si rialzano di scatto, finiscono, ricominciano, ruotano cerchio, i ragazzi arrivano a frotte. ‘Tu sei bello e ti tirano le pietre’. ‘Marina, Marina, Marina’. Poi si va verso il centro del paese. Un corteo di festa, ragazze che stringono le mani del compagno di una sera. Nelle feste ci sono permessi non scritti, la libertà è una conquista, i figli diventano finalmente frecce. Ore libere. Si salta, io cammino all’indietro. Le mie gambe: ‘Non lo fare, non lo fare’. Il piedistallo su cui San Giuliano aspetterà. Ci sono le stelle. ‘Bella Ciao’, a passo di rivoluzione innocente. ‘La prima cosa bella’. No, no, no, anche Sal Da Vinci, no, dai, Sal, no. Le ragazze muovono le braccia: ‘A cussì…’. E ridono, ridono, ridono. Ragazze entusiaste, serpenti di mani sulle spalle degli amici, trenini a esse per la strada di Accettura. Rituali. La felicità è una coreografia contagiosa. La piazza che non è una piazza, ma una grande curva in mezzo al paese. Il bar del popolo. Il palco, la strada che è platea. Come si chiamava quella ragazza che bloccò una Panda alzandosi le gonne durante un concerto? Qui avvenne il mio primo incontro di Accettura: Angelo Labbate seduto al bar a giocare alle carte, Angelo fu la mia prima guida, ho avuto buoni maestri. Tranquillo Angelo: va tutto bene. Mi saluta l’uomo che vendeva birre e panini da un camioncino, dice che ha una foto mia che lo ritrae appesa in casa. So che anche Domenico, a Bologna ne ha una, incorniciata. Vorrei sapere di queste foto diffuse nelle case di persone appena incontrate. Don Pinuccio racconta le sue storie, tutti vogliono parlare con lui. Pinella comincia a tagliare salami e riempie piatti di formaggio.
La Bassa Musica balla con il paese. Nessuno ha voglia di andare a letto. Ma ‘bisogna’: saranno quattro giorni di grande fatica e bellezza.
Ecco, quasi le una di notte. Dobbiamo davvero andare. Lasciamo la Bassa Musica sotto le stelle, alle nostre spalle, le ragazze che ballano. La nostra casa è fuori dal paese. Sulle pendici di una valle colma di luce. Cielo ipnotico. Siamo in sei in macchina. Nessuno ci deve fermare. I campi di Accettura hanno profumi di erba tagliata, di rotoballe, ginestra notturna, menta (menta?), ancora un accordo, ci sono ancora i ragazzi sulle panchine. Alla ricerca di un bacio a sedici anni.I preliminari della festa sono, come accade nella vita, più emozionanti della festa stessa. Accade sempre così.









