Il Maggio di Accettura/La Cima dovrà sfiorare il cielo

Sei e trenta del mattino. Nel portabagagli della macchina di Vincenzo, il cibo. Partiamo ben forniti. Ottanta chilometri per il paese. Un passaggio da Matera alla montagna. Nessuno in giro. Il taxista, alla stazione, sa che il bar è aperto e passa sotto la serranda. Strano il grigio del cielo. Piccole folate di tramontana. Freddo. Basentana. La frana di Garaguso è ancora lì. Hanno tolto i divieti, nessuno li rispettava. Al paese sono già in giro. I saluti. Da quanto tempo manco? Ritorno a casa. Felice di essere qui. A scegliere la Cima, nei boschi di Gallipoli-Cognato. Scrivo per me, per una volta non fatemi spiegare, immaginatevi. L’agrifoglio dovrà sfiorare il cielo.



Ecco, alla radura di San Nicola, l’altare è già pronto. ‘E’ domenica – mi aveva detto Vincenzo – c’è la messa, bisogna arrivare in tempo’. La Festa non comincia senza la Messa, senza il Santo e il Sacro del Bosco. Alfonso arriva dalla Sicilia, Gianluca da Bari. Fotografi. E io da dove arrivo? Rami di pero selvatico per abbellire l’altare. Zio Rocchino, presidente della Cima, trova le parole anche quando non le trova. Don Pinuccio si diverte.


Ho la focaccia di Paoluccio. Almeno qualcosa lo metto in comune. Bevo il vino. Ci sono formaggi e il guanciale. Sui cofani delle macchine. Coltelli che tagliano. Taglieri sul cassone di un furgoncino. Colazione, prima di salire al bosco. A San Nicola montano i tavoli e già comincia a bollire la ‘pastorale’. Non cambia niente, la bellezza delle abitudini. Va bene così.



Ecco, devo farmi scrivere le note della Prima Cosa Bella, colonna sonora della Festa. Magari da un paio di anni mi riesce al sax. Deviamo subito dal cammino. La Cima, quest’anno, sarà ‘vicina’. Nella zona di Castagne. Ma dobbiamo tenere il segreto. Che non lo sappia nessuno. Il Maggio ha una buona circonferenza, è uno degli ultimi. Ci vuole un agrifoglio che sia un vero albero.

L’agrifoglio cresce in terre umide, si protegge in boschetti di suoi simili, bisogna togliere l’ombra per farlo crescere frondoso. E fra vent’anni sarà Cima. Chi vuole evitare questo destino, cresce storto e così i Cimaioli non lo prendono nemmeno in considerazione. Franchino segna gli alberi, tira fuori il metro, si rassicura sulle misure. C’è un rito da compiere.


Adesso andiamo in giro. A vedere gli agrifogli dei prossimi anni. C’è il cerchio di acqua scura del lago Cerminale. Non sanno dirmi cosa significa il nome di questo lago stagionale. E’ bellissimo.

‘’Te ne vieni con noi, maestro?’. Zi’Rocchino, questo è fra i complimenti più belli mai ricevuti.

Saliamo alle rocce di Malerba. Tracce degli uomini. Palmenti per produrre il vino. Saliamo alla Vedetta. I guardafuochi sorvegliano valli e colline. Siamo a mille metri. Gradini scavati nella pietra. Freddo, i ragazzi si accucciano in alto. Il paese, all’orizzonte, un triangolo che si allunga sulla collina.
‘Questa è di lusso’, Franchino accarezza il legno di un agrifoglio. Si tagliano alberi vicini per dargli aria. ‘Fra vent’anni, sarà una bella Cima’. Fra vent’anni? E l’agrifoglio prima di arrampicarsi sul punto più alto del Maggio, lo devi guarnire, rendere bello, cercare rami che vai a tagliare al mattino della Festa e poi li leghi. Deve essere bella, la Cima. Molto bella.

Stanno scomparendo i grandi Maggi. I cerri si assottigliano verso l’alto. Forse ne è rimasto uno. ‘Gli anziani erano più preoccupanti, cercavano l’albero con pignoleria e attenzione, doveva essere bello e dritto. I giovani hanno impazienze’. Si è sempre parlato così. Ma poi i ‘grandi’ e i ‘ragazzi’ hanno occhi e mani complici.

‘Qua nel bosco c’è la democrazia vera. Siamo tutti uguali’.
Siamo gli ultimi a scendere dal bosco. Adesso è il tempo del cibo, dei peperoni cruschi, della pasta al forno, del coniglio, degli involtini che sono braciole, delle frittate, delle arance con i cruschi (una sciccheria), del vino. Vorrei stare con i ragazzi.




Il canto. ‘Fior di velluto, avevo un uccello e mi è volato via, mamma la rondinella…fior di cucuzza…’.



Poi nella tradizione irrompe il karaoke (prima volta?). ‘Dietro la collina non c’è più nessun/solo aghi di pino e silenzio e funghi/buoni da mangiare buoni da seccare’. Ci sono anche i funghi in De Gregori? Generale, dietro la collina… ‘E a farci fare l’amore, l’amore delle infermiere’. Le infermiere? E cantiamo, canta il sindaco, cantano i ragazzi, cantano gli stornellatori. Cantano…


Egregio Sig Semplici
Sono arrivata a leggere il Suo blog dopo aver acquistato, a Baratti, la guida da Lei scritta. Complimenti. Continui a viaggiare e a cercare la bellezza che resta. Altrimenti la inventi, è necessaria
Anna Rosa
Gentile, Anna Rosa, grazie. I complimenti aiutano. Cercherò di farlo. Ogni volta mi prometto: ora basta, niente più scrivere, poi arrivano messaggi come i suoi. Un abbraccio. Come sta Baratti?