Andrea Semplici
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I cammini dell’Istria.5/Casa della Grofica – Bale/Valle, il corridoio della Grada

Françcoise e Pascale

Françoise e Pascal oggi ci hanno salvato la vita.

Usciamo dal retro della Casa della Grofica, la Casa della Contessa. Un ultimo dono, il cammino comincia nel bosco.

Una colazione da mettere su un piedistallo. Con tanto di presentazione e tavolo comune: caffè, formaggi, salami, marmellate (io scelgo fichi e guaiava brasiliana, frutti raccolti nel loro giardino francese), yogurt, frittata con tartufi, riso al latte con uvetta e poi non ricordo, ma ero dentro un mattino di felicità. Al tavolo due ragazzi di Boston che girano per piccoli paesi e una silenziosa coppia di croati. Siamo a casa.

Se mai, davvero scriverò qualcosa di questo cammino istriano, metterò al baricentro la Casa della Grofica e anche la casa di Barbara e Predrag a Podceč.

Immaginate due donne francesi. Una ha diretto una banca, l’altra aveva un negozio. Due figli ciascuna. Non vogliono più vivere in Francia. E allora girano per l’Europa con un’idea in testa. Un giorno appare un annuncio di una casa, un rudere, in vendita in Istria. E dov’è l’Istria? Una donna croata con un marito francese aveva messo, come agenzia, quell’annuncio. Le due donne guardano quelle poche righe: ‘E se…?’. Vanno a Lione a incontrare la donna croata. Guardano le carte. Decidono di andare a vedere la casa. Al centro dell’Istria. Fra le colline. Non ha tetto, sta crollando. Era stata abitata da allevatori di maiali. Pietra bianca. È bellissima. Le due donne chiedono un foglio bianco. E, con un lapis, scrivono una proposta…devo scrivere di questa storia…non riesco nemmeno a immaginarla. Ne sono stordito. Guardo la felicità di Françoise e Pascale e non penso ai mille problemi che devono aver avuto.

Ci offrono di portarci gli zaini a Valle, il paese dove dobbiamo arrivare stasera. 27 chilometri lontano. Io e Daniela accettiamo. Ci salvano davvero la vita, perché il cammino  sarà lungo e con qualche svarione.

Mi prendo tempo per raccontarvi

Il sentiero ci porta a Kringa. Sarà ancora un giorno di paesi indaffarati in campagna e officine. A Kringa un’altra storia: qui è vissuto Jure, Jure Grando, il primo vampiro d’Europa. Era la metà del ‘600 e Jure muore, ma si rialzò durante la notte, bussò a una porta e, in pochi giorni, qualcuno di quella famiglia moriva. Così per sedici volte. Fino a quando il corpo non viene riesumato e gli venne tagliata la testa.

Sotto il campanile di Kringa giocano dei bambini.

Il cammino nella Draga

È tempo di scendere nella Valle della Draga, una frattura che taglia in due questo territorio. Una valle fra due pendii lunga decine di chilometri. Nella valle, grandi praterie e territori coltivati. Nessun paese. La giornata è magnifica. Camminiamo in questa Rift Valley verdissima, colorata dai tarassaco. Una famiglia di contadini ha tagliato un grosso albero e con una vecchia sega rotante cercano di ricavarne ceppi per l’inverno. La brutta stagione è appena finita, ma qui si pensa subito al freddo futuro. Camminiamo fra boschi e campi. C’è odore di letame. Attenzione ai molti bivi, non so come aiutarvi, dovete cavarvela. Dopo un’ora di cammino attraversiamo la valle risaliamo sulla sponda opposta. Arnie con api in fregola per la fioritura. Vengo avvolto da una nuvola leggera di farfalle gialle e bianche, mi sembra di essere un Buendia nei racconti di Gabriel.

In altro si vede in campanile di Kanfanar, Canfanaro. Mi metto in testa che si chiama Cafarnao e mi dimentico il suo vero nome.

Il taglio del grande albero

 

Divergenze. Carla e Daniela confrontano le tracce e telefoni alla mano hanno idee diverse sulla destra e sulla sinistra. Rimango in silenzio. Ho letto il libro di Paolo e so che siamo proprio sotto il paese. Scoprirò poi che Paolo decise di allungare il suo cammino.

Commettiamo un errore ci separiamo. Non è mai un buon consiglio. Soprattutto se il telefono di Carla si oscura e decide di non funzionare. Io e Daniela saliamo per il cammino più diretto per il paese. Momento di sconcerto di fronte al fossato dell’antica ferrovia asburgica. Anche Paolo si trovò davanti a questo ostacolo. Un passaggio per chi va piedi c’è.

Al centro della Grada

Decido per una birra, la prima dopo molti mesi. Birra Karlovačko. Mi viene voglia, troppa astinenza. Mi piace, non devo. I panini burro e prosciutto di Françoise e Pascal. Tre belle ragazze festeggiano un incontro: una indossa un tubino di Chanel e cerco di guardarle le gambe, una indossa un giubbetto della Nasa, la terza è dentro un impermeabile da Pantera Rosa. Mi viene voglia di fotografarle mentre aprono i regali che si sono fatti. Niente da fare, non vogliono, mi ritiro. Un uomo dalle pieghe del volto da abitudini alla birra cerca di corteggiarle. Niente da fare. Se ne va su una moto colossale.

Arriva Carla, se l’è cavata anche senza telefono. Il tempo di un bicchier d’acqua. Ripartiamo.

E venti minuti dopo Kanfanar mi accorgo di aver lasciato i miei bastoncini al bar. Ecco…giro i tacchi e ripercorro i due chilometri già percorsi. Tento anche un autostop. Non. Va bene, in più mi perdo. Ma alla piazza ci arrivo. I bastoncini ci sono, ringrazio la ragazza, riprendo a camminare. Così se ne via quasi un’ora. E quattro chilometri in più.

Il bosco giovane della Grada

 

E davanti non c’è più un cammino fra i campi. Meglio: ci sono piccole radure e boscaglie, ma il solo percorso che possiamo immaginare è una lunga strada di asfalto. Deserta di macchina, ma sempre asfalto è. Siamo qui per camminare e allora andiamo.

Paesi.Burići, Marućini e poi Salambati. Vado in cerca dell’albero di cotogne che attirò l’attenzione di Paolo. Viaggio come un ripercorrere. Una donna culla al sole un neonato, è dolcissima e il bambino mi appare stupiti. Lei gli parla a voce sussurata.

I grandi spazi

 

Passaggio a livello e, per cinquecento metri, prendiamo fiato in un tratturo. Qui incontriamo subito Marija. Una vecchia donna, un antico maglione, due splendidi baffi. Ha quasi novant’anni se ho capito la sua data di nascita. Un ciuffetto di asparagi in mano. E anche qualche luppolo. Parla una lingua, strana, affascinate. Un triestino che non so riprodurre: ‘Ghe ho dimenticato…’. Aveva una sorella sordo-muta a Trieste. Ricorda altre sorelle: Nora, Dora, Elda. Ha un figlio in pensione, ‘ghe sera un….carne’. Macellaio? Sì. Marija è preoccupata: ‘Se muoio, lui che farà. È solo’. Intuisco le storie di una famiglia di queste terre, squassate da troppe guerre stupide. Una figlia è morta. Mi commuove una donna novantenne che ha il pensiero della solitudine del figlio che di anni ne avrà settanta. Posso rimanere Marija? Non ci vedremo mai più.

Marija

Più avanti un altro vecchio sta ripulendo una siepe con un pinnato. Il suo italiano è incerto. ‘Prima c’erano le pecore, le vacche. Qui è bello, ma ora l’erba cresce’ Ha un cappello blu scuro con su scritto Bêijīng. ‘Vuoi bere?’. Come accetterei volentieri, ma Daniela è andata avanti e siamo in ritardo. Ciao.

La carcassa di una vipera sfortunata: passano poche macchine per queste strada e lei si trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato.

L’edera divora le case antiche. Un’attesa

 

E poi ci sono le ‘nuove case’. Una nuova epoca. Ho affetto per quella antica

Adesso siamo finalmente sbucati nella regione di Bale/Valle. Cartellone pubblicitario, il paese di Krmed. Una sosta, una chiesetta e davanti al portone c’è sempre una panchina. Un cane viene a curiosare. I campanili mi sembrano sempre ‘staccati’ dalla chiesa.

Atterriamo in una trafficata statale. Un rettifilo che mi appare infinito. Le macchine sono troppo vicine. Ma una di loro mette una freccia e accosta: Françoise e Pascale hanno portato i nostri zaini a ‘casa’, altri baci, incuranti di ingombrare una corsia, promesse, magari le manterremo. Tuffo al cuore.

Troviamo una deviazione che conduce al paese di Valle. Un ragazzo sovrappeso in cerca di asparagi, una donna con la carrozzina e i capelli rossi. Una casa squadrata, un cubo con immense finestre, una casa geometriche, ne abbiamo viste altre lungo il cammino. I nuovi coloni di questa terra preferisco costruire invece che ricostruire. Sono belle questa case, ma stanno trasformando un mondo che non esiste più.

Bale/Valle è ‘un gran bel posto’, scrive Paolo. Ha ragione. Anche se le sere sono ancora fresche, gli uomini stanno all’aperto davanti ai bar, chiacchiere, birra, vino bianco. Parlano un lingua strana: un italiano triestino mischiato al croato. Carla ci spiega che qui c’è la più folta comunità italiana d’Istria. E tutti parlano l’italiano. Nel ristorante cinque tavoli pieni di uomini. Un pranzo sociale. Nemmeno una donna. Ma vicino al nostro tavolo ci sono due ragazze bionde bellissimo. Mi perdo nei loro occhi. Con un grande piatto di calamari fritti. E io, stolto, che ordino brodo di manzo. E ancora patate carne secca. Porzioni più che generose. Da mettere questo ristorante in un elenco speciale…

Ventotto chilometri e cento metri. Senza zaino, grazie Françoise e Pascale. Il mio corpo sta abituandosi. Ho paura che questo andare finisca. No, domani non accadrà. Domani si arriva al mare.

 

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