I doni di Mario
Mario sarebbe contento. Meglio al presente: Mario è contento.
Fermo, la sua città da quaranta anni, ha scelto come spazio a lui dedicato una lunga sala nel terminal dei bus. Da qui, Mario partiva per i suoi continui viaggi. E ora i suoi amici si ritrovato al Terminal Dondero per festeggiare i dieci anni dalla sua morte. Non dalla sua assenza, ‘Mario è in viaggio’, dice Massimo Raffaelli. Sappiamo che, all’ultimo minuto, apparirà con un passo calmo e, come se niente fosse, si siederà tra noi con il suo sorriso un po’ obliquo. La scelta del Terminal per rendere omaggio a Mario è perfetta. Dondero deve stare in mezzo alla gente. Soprattutto in mezzo a coloro che usano bus e treni.
Il dono più grande di Mario è questa allegria leggera. Riesce sempre a riunirci. La cena in questo anniversario è stata felice. Il brindisi con il vino bianco, un ristorante gentile. Le sue figlie: Maddalena, sei anni fa, lanciò fa la candidatura della ‘cucina italiana’ a patrimonio dell’umanità, festeggiamo questo riconoscimento. Elisa vive in Provenza e fa miracoli con i massaggi shiatsu ai cavalli, Leonardo scatta foto con un Nikon analogica, conta gli scatti, lo guardo con ammirazione e piccola invidia. Altri commensali mi raccontano degli anni in cui andavano ad Accettura, ricordano Angelo e io voglio dire a un altro Angelo che i suoi libri sono belli. È una bella confusione. ‘Tutto organizzato all’ultimo momento’, non è vero, ma questo accade sempre quando c’è di mezzo Mario. Che ti porta una foto che ti aveva scattato quindici anni prima. O telefona a Toni Servillo a mezzanotte per chiedergli di uscire con la pioggia per fargli una foto. Mario che non badava alle sue foto, che oggi sono tesori, racconto, immagine della nostra vita.

Ida passa a salutarmi. Gerardo ci cede il suo letto. Le cipolle e i melograni sul tavolo. Gentilezze, piccola ebrezza.
Sono così orgoglioso che una mia foto sia sulla sua tomba e che la stessa foto chiuda il libro che raccoglie le sue mille pagine sparse. I suoi amici sono riusciti a creare davvero un archivio dal suo folle e straordinario disordine. ‘Per me è stato fondamentale fotografare gli eventi e non occuparmi di conservare quello che facevo’. Per nostra fortuna ci sono gli amici della Fototeca di Altidona, c’è il lavoro di chi ha cercato le pagine e i foglietti sparsi per mille tasche e cassetti sperduti nelle case che lo hanno ospitato. C’è Laura, ostinata e pronta ad accoglierci tutti. E poi dicono di essere pigri.
Pacifico e Andrea mi dicono di aver tirato fuori le mie antiche diapositive dagli scatoloni. Fuori dalla plastica. Sono sempre accanto alle foto di Mario ad Altidona. Questa volta devo mantenere l’impegno di andare a ‘metterle a posto’. Dare un senso all’onore che mi è concesso.


Maddalena che ricorda i delicati corteggiamenti di Mario: ‘deliziosissima’. Elisa che non vuole mai parlare in pubblico. Io ricordo quando portai Francesca a salutare Mario. Erano le sue ultime settimane di vita, Francesca si era laureata con una tesi su di lui. Gliela aveva portata. Mario tirò fuori tutta la sua grazia. Voleva venire a pranzo con noi. Con me e l’altro Mario della mia vita, ma soprattutto con Francesca. Un’infermiera con fermezza glielo impedì. Mario ci fece trovare il pranzo pagato.
C’è Marco. Ci capitiamo per caso e per forza di gravità. Come non essere attratti da un bar e edicola assieme? Caffè Fleet. Via Cavour a Fermo. Marco aveva un chiosco, poi volle trovare un luogo dove i suoi numerosi amici non rimanessero alla pioggia. E allora diventò barista: si portò dietro riviste e giornali. E alle pareti una foto di Mario e Laura. E allora diventa chiacchiera e racconto, Mario sapeva far incontrare persone. ‘Mario portava sempre qui i suoi amici – ricorda Marco – giornalisti, scrittori, fotografi, gente qualunque. Ed era sempre una piccola festa’. Vede passare Elisa ed è un abbraccio lungo.


C’è la tua piccola casa, in vicolo Zara, una calle veneziana, un carrugio genovese, dove una pianta ribelle, accanto alla piccola porta, non vuole accontentarsi del vaso e manda le sue radici sotto le pietre del selciato. Pacifico raddrizza i vasi. Andrea fotografa, anche Leonardo fotografa e cerca di conservare l’ultimo scatto. Il tavolo in cui intervistai Mario sulla bellezza. Le scale scrostate che girano su loro stesse. I soffitti bassi. Ernesto Guevara è sempre al suo posto, ti addormentavi e ti svegliavi e il Che ti guardava da sopra i libri. Vi intendevate, voi due: Ronzinante vi aspetta fuori dalla porta. Al suo fianco, galoppano i barbudos cubani. È stato colmo di speranze, il tuo tempo. Un po’ anche il mio. Guardo le foto di Annie: com’era bella.

Il sole attraverso l’olivo

Al mattino ci ritroviamo al cimitero. Non vengo da tre anni. L’olivo piantato appena dietro la lapide è cresciuto. Regala ombra. Laura mi dice che produce dolci e grandi olive, perfette per diventare olive ascolane. C’è il roso, la foto che spunta fra le foglie, il sole che attraversa l’olivo con i suoi raggi. Leonardo ha cura del suo ultimo scatto. Misura la luce con l’esposimetro, cura la scena, non deve mancare nessuno. Maddalena insiste per un ‘selfone’. Mi chiedo cosa avrebbe fatto Mario con un cellulare. Io continuo a dimenticare la macchina fotografica: non mi piace aver preso questa cattiva abitudine. Foto con Mario, suo nipote con i lunghi capelli sugli occhi, Leonardo, Elisa. È davvero un ritrovo gioioso, il cimitero come un piccolo angolo di bellezza, un altro dono di Mario. Non poteva scegliere un luogo migliore: panorama sulla vallata, i campi marchigiani, il mare come sfondo.
Il tempo degli abbracci, forti, veri, partigiani. Promesse. Rivedersi a Fermo per san Valentino. Il 14 febbraio. Per una nuova, bellissima mostra di Mario.
La giovane cameriera in quel ristorante sotto la porta di piazza del Popolo ci dice che ama il suo lavoro. ‘Anche se ho fatto l’artistico’. Piccola, veloce, serissima. Riesce a fare un magnifico sorriso (con apparecchio per i denti) quando Daniela le dice che è brava. Io vorrei dirle: ‘deliziosissima’.
A questa porta della cittadina, un tempo, mi raccontano arrivava il treno. Perfetto.





