Andrea Semplici
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La Rotta dei Due Mari, Alberobello-Locorotondo.3/La strada dell’acquedotto (e di Poldo)

Rione Monti

Questa volta non riesco a scrivere in tempo. Troppo stanco ieri sera. Non è vero: non ho resistito alla tentazione di Poldo. Finalmente un locale di ‘popolo’. Con i tavolinetti formica, Poldo dietro la cassa, clienti ciondoloni in attesa di una chiacchiera, un ragazzo, con vaga rassomiglianza a un moschettieri e felpa con le parole cancellate, che riesce a organizzare i piatti della rosticceria. E poi dove la trovi una rosticceria-pasticceria. E poi la grafica anni ’60 (voglio questo grafico). Insomma, se venite a Locorotondo, non mancate Poldo. Qui si ricordano di Braccio di Ferro. E Poldo mi dice: ‘No, Olivia è andata via, è rimasta solo pochi mesi’.

Ecco i due mondi, ecco cosa permettere di scoprire il vagabondare. Al mattino eravamo nel ‘mondo di sopra’. Il corso di Alberobello. Distinto bar, dove le paste costano un euro e ottanta centesimi, come in piazza della Signoria a Firenze. Ma i pasticciotti sono due euro. Cinquanta centesimi in meno che a Matera. E un cameriere è di antica gentilezza. Ma niente da de ‘La Rotta dei Due Mari’. Lo istruiamo, ma non è convinto. ‘Davvero, andate a piedi’?.

Giuseppe, focacceria La Lira

Il corso, dicevamo. Elenco dei negozi: abbigliamento, abbigliamento, abbigliamento. Veniamo ad Alberobello per comprarci i pantaloni. Banche, oreficerie, profumerie, arredi di interno, una tabacchieria, un concept store (?), quei tristi loculi che si chiamano H24 (giusto, così si cancellano gli umani e le ‘relazioni’). Ah, c’è un fantastico manifesto pro-Berlusconi, definito un ‘rivoluzionario’ (Lenin e Berlusconi, i sandinisti e Forza Italia), in quando uomo di pace: c’è un foto allusiva mentre stringe le mani di George Bush (do you remember Bagdad?) e Vladimir Putin, giovincello (600mila soldati russi mandati al macello e l’Ucraina devastata). E infine il Milan. Che sia un manifesto del MilanClub? Non mi arrabbio solo perché Oreste del Buono era milanista.

Insomma, perdonatemi, ma non mi emoziono ad Alberobello. Troppo rileccato, fin quasi a sembrare di cartapesta, scenografia per un  film melenso ed ‘educativo’. Tutto dove deve essere verso. Anche l’affaccio sul Rione Monti, epicentro di trulli, non mi strappa un battito di cuore. Deve essere colpa mia. Tre donne moldave si scattano un selfie di mattina. Tre uomini sono immobili, le mani in tasca, e lo sguardo rivolto verso il corso, come se aspettassero da ore l’arrivo di qualcuno. Non c’è un droghiere, e nemmeno un ortolano. A portata di sguardo.

Andiamo, dai

 

I trulli più belli. Sarò sbagliato?

Non c’è nemmeno un panettiere. Ma adocchia una piccola focacceria. In inverno si nasconde, bancone vuoto, ma appare Giuseppe dagli occhi chiari. Vestito in divisa da cuoco. E, con un gioco di prestigio e allegria, tira fuori le focacce per il cammino. E sa della Rotta. Gli prometto una foto. Con lui mi piacerebbe parlare di Alberobello. Ah, la focacceria è ‘La Lira’.

Per uscire da Alberobello, cercate viale Bari. Non è mai intuitiva l’uscita a piedi dai paesi.

Andiamo. I segni guidano i passi e fanno giravolte per evitare asfalti troppo impegnativi. Insomma, la Rotta allunga il cammino. Ci inventiamo scorciatoie, magari un giorno ne scrivo una guida vera. No, non accadrà, mi piacerebbe.

Cielo azzurro

Insomma, il primo crocicchio è in contrada Capitolo. Fiori coraggiosi vengono incoraggiati dalla giornata magnifica. Cielo senza una nuvola. Azzurro da primavera. Cambia ancora il paesaggio: olivi ordinati, più giovani, cercando di copiare i contorcimenti dei loro padri, si allenano per sorprenderci. Campi lucenti di verde. Tutto troppo ordinato, questa è un Puglia ricca e agiata. I trulli sono ‘fighi’, luoghi per turisti. Con le saponettine, gli intonaci perfetti, gli asciugami ben distesi. E il riscaldamento a pavimento. Que quieres màs? Peccato che ci siano le scatolette elettroniche per entrare e che i b&b non siano più condivisione di uno stare. Cambia il mondo.

Tappa a due volti. Asfalto e anche ‘statale’ per la prima parte. Un’ora e mezzo di andare per trovare una campestre. Strada Sorangelo. Ora mi confondo: grande numero di crocicchi. Tracce sui cellulari e segno azzurro/porpora sulle pietre de muretti. Forza Taranto, se arriviamo in tempo vado allo stadio e mi inginocchio di fronte alla statua di Iacovone.

La ferula è impaziente di crescere e si arrampica ai piedi dei suoi genitori. È bella la ferula, vero Emar?

La Rotta dei Due Mari incrocia i sentieri materani. Per Brindisi, immagino. Ripasserò.

Incrocio con l’acquedotto

 

I ponti

 

Incrocio di mari

In contrada Coreggia facciamo la nostra personale modifica alla Rotta, raddrizziamo un cerchio, percorriamo un diametro. Andiamo a dritto, riaffrontiamo duecento metri di statale (o provinciale?, questa non è una guida). Ammiro l’equilibrio perfetto dei muretti. Andiamo a dritto di fronte all’agriturismo Laire. Incrociamo, ma ce ne accorgiamo dai cellulare, il Sentiero Italia. E, all’improvviso, ci troviamo un un bosco-pineta (devo studiare le carte). A lato strada un tavolo e un percorso-salute. Laura si appende a testa in giù perché deve stirare i muscoli del collo. A me sembra che soffri.

Laura stiracchia il collo

 

Dai, ditemi cosa è il 101

Poi ci arrampichiamo nel bosco, ridiscendiamo ed ecco che appare un cammino ‘perfetto’, pianeggiante, dritto come un fuso, balcone a tratti sulla Val d’Itria. A proposito: divergenza sul numero dei chilometri. Insomma, crediamo di essere sulla massicciata di un’antica ferrovia. Ma poi c’è un casello, una costruzione, un parallelepipedo di pietra. Vado a memoria: Eaap, 211 km e 300 metri? Google in soccorso (Uffah): siamo camminando sull’acquedotto pugliese. Dovrò studiare, ci regala un cammino tranquillo, fatto di ponti di pietra, piccoli depositi. Indirizza i nostri passi, tutto molto bello. Sette, otto chilometri tranquilli. Due donne e un cagnetto passeggiano. Cancelli cercando di evitare passaggi di motociclisti. Si attraversano poderi. Fino a scavalcare strade provinciali, attraversare contrada Colaccio, salire in contrada Tuttolmo, sfioriamo un camper parcheggiato di fronte a un piccolo parco con i tavoli. Una ragazza mi sorride dal camper e trovo questo gesto allegro. Le mando un bacio.

Incrocio di cammini

 

la cura degli olivi

Alla fine, risbuchiamo ancora sulla Stale. Duecento metri per fortuna. Locorotondo è laggiù. I suoi palazzi da periferia e la stanchezza ne oscurano la bellezza profonda. E poi credi di essere arrivato e scopri che il trullo-casa è ancora a due chilometri senti le gambe arrendersi. Venti chilometri. Le gambe sono affaticate, ma stanno bene, le sento forti, il ginocchio non si è fatto vivo, girovaghiamo per la periferia, con i cellulari incrociati che danno indicazioni diverse.

Godersela

 

Antichi villaggi

 

I trulli più belli

Alla fine, atterriamo in un’isola di trulli accerchiata dai palazzi. Stanchissimi. Laura e Veronica decidono di cucinarsi una zuppa. Noi affrontiamo un nuovo andare in cerca di un ristorante. Chiuso. A gennaio, i luoghi di questi paesi chiudono. Ma questo ci regala Poldo. Un ragazzo ci ascolta e mostra il suo pasticciotto tondo: ‘E’ buonissimo, andate avanti, cento metri e siete nel luogo più bello del mondo’. Questo è il Sud. Una meraviglia. E Poldo appare sul serio, con il suo moschettiere e il barista dalla pancia come un dirigibile e un sorriso che dici: ‘Mi prendi a lavorare qui’. Il moschettiere ci offre polpette, parmigiana e sopratutto cicoria. Via via di gente che viene a prendersi cena. Un uomo cammina male tanto è grosso, ma al bancone ci arriva. Ultimo caffè. Il moschettiere si mette a pulire con cura la macchina del caffè: perfino con un pennelletto. E lo fa con passione. Perfect Days….

 

 

 

 

 

 

 

 

statale

utlia fatics

 

 

 

 

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