La Rotta dei Due Mari, Locorotondo-Martina Franca.4/Girotondo

Girotondo. Per fare onore al nome. Fra Locorontondo e Martina Franca ci sono meno di sette chilometri. Due ore a piedi.
No, dai, camminiamo di più. E allora ruotiamo attorno al paese, facciamo un cerchio, troviamo cammini che ci provano a evitare le statali e vanno in cerca di altre strade. Facciamo diventare i chilometri almeno diciassette. Esplorazione.



Per salutare Locorotondo scegliamo la bellezza classica della chiesa della Madonna della Greca. A notte, la chiesa più antica del paese, era più intrigante. Mi affascina il polittico della Madonna delle Rose, spicca, bianchissimo, sopra l’altare maggiore. La chiesa ha una scenografia teatrale: due strade sembrano abbracciarla, quasi la sollevano, vogliono condurre i passi verso di lei. Il rosone è una ricostruzione: opera bella di un maestro del ‘900. Paesi di artisti e scalpellini provetti.
Poi la libraia Angela ha due bottiglie di vino per noi. Dono di Saverio. Libreria da tornarci. Trovo perfino ‘Sentieri neri’, regalo per Remo. Si cammina anche da malandati. E poi, nell’apparente caos creativo della libreria ‘L’Approdo’, scelgo un libro Iperborea. Ecco, testo nordico nel Sud d’Italia. Non capisco mai come funziona il mio pensiero.
È che non ci piace avere efficienza. Prima delle undici fare solo piccoli tentativi senza crederci poi molto. Colazione, pasticciotto, in Puglia non si mangia salato al mattino. Si attraverso piazza Antonio Mitrano. Ne ho chiesto il nome a un ragazzo. Poi chiedo: ‘Chi è?’. Risposta: ‘Io sono di Cisternino’. Ecco, capisco. Leggo su Wikipedia: ‘Sindaco e podestà’. È bella Locorotondo. Vale la pena. Prezzi alti nei B&B. Elio ci spiega: non ci sono alberghi. Prezzi alti per camminatori low-budget.



Uscita verso la Scuola Agraria, verso via Cisternino. Parco da attraversare. Laura ne approfitta per ‘volare’ appesa a un pertica. Dobbiamo raggiungere la pista da go-kart e l’area sportiva. Filare di ‘albero dei rosari’: come sei arrivato qui? Arrivi dall’Asia Orientale. Chi ha portato i semi? Piccole palline (drupi?) come frutti. Buoni per gli uccelli, ‘velenosi’ per gli umani.
Bello l’avvio di questo cammino. Si attraversa il bosco Basile Caramia (‘possidente locale’ dei primi del ‘900, dice il web. Devo indagare di più sui ‘possidenti’ locali), ventotto ettari di lecci, roverelle, fragni. E piante mediterranee: lentisco e corbezzolo. Finalmente un bosco, giravolte fra gli alberi. Camminiamo allegri. Terra sotto i piedi, panorami sul Locorotondo. Orchidee, se passate nella buona stagione. Fino a un ‘silos’ del metano e a una provinciale. Saluto della Rotta: ‘Ogni lungo cammino, comincia con un piccolo passo’. Quanti piccoli passi fanno un cammino?



Contrada Cardone. Bella villa, vialetto di pini. Contrada e masseria Mavugliola. Contrada Contini. Fino a ritrovare il percorso dell’acquedotto pugliese. Contrada Figazzano, uno dei cuori della Val d’Itria. Contrada Tagaro. Architettura di trulli. Si attraversa la ‘residenza di nonna Giulia’. Chissà cosa penserebbe la contadina Giulia? Le contrade formano una geografia rurale. La campagna si fa tranquilla. Non ha la perfezione ‘svizzera’ dei dintorni di Alberobello. Ha la sua bellezza. E nomi che incuriosiscono: Grufolea, Pentasuglia, Serra Pizzurro, Difesa. Sterzate e deviazioni ben segnalate. Incroci con il cammino materano per Brindisi.
Dieci chilometri, questa mattina siamo lenti. Sosta bella alla masseria della Madonna dell’Arco. Fave e cicorie per Mara. Fricelli con pomodorini per me. Pollo lesso con brodo per Laura. Ricotte. Qui vale la regola del ‘sei’: ogni piatto sono sei frammenti, non puoi prendere una sola ricotta, ma sei. Al tavolo accanto non riescono a portare a termine l’impresa.



Come si fa ripartire? Il cerchio lontano che aggira Locorotondo è quasi completato. La Rotta si inventa qualunque cammino pur di allungare il percorso. Come sono queste campagne a primavera? Martina Franca è a un passo.
Binari della ferrovia. Ingresso al paese. Una macchina si ferma e un uomo ci spiega: ‘Salite di là, evitate il traffico’. Di là è una salita tosta e una scala a gradoni. Trulli cementati. Il centro di Martina Franco. Sorprende per i suoi palazzi. Il Comune è nell’antico Palazzo Ducale. Come dire: Versailles della Val d’Itria. Targhe sui muri e monumentalità. Voglio fare il sindaco a Martina.

Arriva Tazio, arriva Daniela, incontriamo Giorgio, storico locale. Martina è un labirinto di sorprese. Balconi, ghirigori di pietre, arricciamenti, piazze a cerchio, cattedrale, stemmi. Due ragazzi africani al lavoro in macelleria. Un ragazzo somalo alle prese con lo speck. Creolizzazione del mondo.
Giorgo ci spiega che gli scalpellini di Martina hanno ‘costruito’ le pietre dei masegni veneziani. Si accende la mia attenzione.
Gennaio profondo, ristoranti chiusi.

