Andrea Semplici
AsiaIn evidenzaRacconti di viaggio

Kerala/Our Lady with Poovan Bananas

Gli stessi ombrelli di Lalibela

Togliersi i sandali, lasciarli fuori dall’ingresso. Sandali, ciabatte, qualche scarpa da ginnastica, in pochi minuti, si moltiplicano, conquistano tutta la soglia. Di una casa, di un tempio, di una chiesa, di una moschea. Cerchiamo di sistemarli di lato. I miei movimenti di occidentali (con una gamba che non vuole piegarsi e l’equilibrio che non c’è più) sono impacciati e goffi. E poi ho un laccetto dietro al calcagno. La gente di qua se li toglie con un gesto quasi inavvertito. Mi piace il contatto del piede sul pavimento di falso marmo, tirato a lucido (devono pulire la notte, immagino). In Etiopia mi spiegavano: ‘Bisogna tenere fuori la polvere del mondo’. Qui dicono: ‘Il pavimento di una chiesa è sacro’. Lo è anche quello di casa, di una moschea, di un tempio.

Mi piacciono le suole dei piedi con macchie nere e nessuno che se ne vergogna. (eppure i pavimenti sono superlucidi).

Avranno costruito prima questa autostrada o la barriere di negozi, depositi, banche officine, supermarket, farmacie, ospedali, gioiellerie e magazzini di abiti da sposa che si spingono fino a sfiorare le macchine? Highway NH 544, 340 kilometri da percorrere con giochi di acrobazia. Da Kochi a Salem. Chissà dove è Salem, un altro stato e qui si supera un confine regionale e cambia tutto, lingua, cibo, bisogna ricominciare da daccapo.

Il santuario di Koratty

Anche il Santuario Mariano di Koratty si affaccia sull’autostrada. Come se fosse un grande parcheggio. Leggo che è il più importante luogo di pellegrinaggio a Maria dopo quello di Velenkanni, basilica bianca come la panna sulla sponda dell’altro oceano. A Maria piace il mare, anche se questa chiesa è conosciuta come la ‘Lourdes del Kerala’, qui le onde stanno a qualche decina di chilometri. E i pastorelli con le loro pecore in gesso vedono apparire la Madonna fra le banane ogni giorno. Mi dicono che in ottobre, qui, può arrivare un milione di persone. Si fa presto, in India, a diventare moltitudine. Dove parcheggeranno le loro macchine affollate?

Il consumo di candele a Koratty

Il corteo funebre di un comandante militare, Kavalakkadan Kochu Vareeth, agli inizi del XIV secolo non riusciva a trovare un luogo per la sepoltura di un guerriero cristiano (la storia è più complicata di così, la lapide all’ingresso posteriore del Santuario non è generosa di spiegazioni, forse è diplomatica o wikpedia aggiunge mille altre storie). Alla fine, stanchi di un avanti-e-indietro con una bara, scelsero di fermarsi a lato di un grande masso di granito. Vi innalzarono una croce di pietra: dopo oltre sette secoli, è ancora al suo posto, qualcuno (sono certo che sia stata una donna) ha sistemato un fiore rosso del frangipane alla sua base e fedeli induisti lo sfiorano mentre vanno a inginocchiarsi di fronte a una Madonna cristiana. Da qualche altra parte ho letto che, quasi mille e trecento anni prima Maria era già apparsa a San Tommaso in un giorno in cui l’apostolo era preso dallo sconforto. Gli induisti, mi raccontano, venerano Maria come ‘una donna santa’, una donna che ‘ascolta e risponde alle loro preghiere’.

La bilancia: puoi comprare tante banane quanto pesi

C’è una sorta di stadera-altalena in uno dei numerosi ripari attorno alla grande chiesa. Una stadera dove ci si può sedere. E comprare tante banane quanto il proprio peso. Mi siedo ad ascoltare la storia, sono pronto a tutto: questa chiesa ha mille sorprese, custodisce racconti. Ha anche molti nomi. Quello che mi piace di più è Our Lady with Poovan Bananas. Nostra Signora delle banane Poovan. Che sono dei ‘platani’ particolarmente saporiti e polposi, tipici di questa regione. C’è sempre un contadino in queste leggende-miracolo: un contadino aveva deciso di donare le migliori banane dei suoi campi alla Madonna di Koratty. Si mise in cammino con il suo carico. Un padrone terriero lo vide mentre attraversava la sua proprietà. Lo avvicinò con rabbia e gli intimò di lasciargli le banane. Il contadino rifiutò, ma niente poté contro l’uomo quando afferrò due banane e le mangiò al volo. Mal gliene incolse: subito fu colpito da forti dolori e, nonostante i medici, nessun rimedio sembrava funzionare. Capì la sua colpa e decise di donare alla Madonna un casco di banane d’oro. Eccolo, è lì: nella teca di vetro accanto all’altare. Il dolore passò. La storia non ci dice altro del contadino. Le banane sono una delle ritualità di Koratty. Sedetevi sulla stadera o comprate cinque chili di banane.

 

Muttiilizhyal

Non la sola: una fila continua di donne, uomini, bambini cammina sulle ginocchia diretta verso l’altare. Ci ho provato, è difficile e doloroso. Questo strisciare tenendo ben eretto il busto e le mani giunte accade in centro altri luoghi. Ho visto donne e uomini compiere la stessa fatica nella spianata di Fatima (ed è lunghissimo raggiungere la cattedrale) e nelle grandi chiese di San José di Costarica. In lingua malayalam si chiama Muttiilizhyal: hanno sempre parole semplici.

Maria ha molto senso pratico. Non si accontenta di prodigi spirituali. Non esisteva una stazione ferroviaria a Koratty, nonostante la folla di pellegrini che vi arrivano e con i binari già esistenti subito alle spalle della chiesa. È così un treno di passaggio all’improvviso si fermò all’improvviso. Non intendeva proseguire. C’era una cerimonia a Koratty. La locomotiva non riusciva a ripartire. I passeggeri scesero e parteciparono alla preghiera. I meccanici non capirono perché il treno non volesse funzionare. Non trovavano alcun guasto. La gente, terminata la celebrazione, risalì sui vagoni senza finestrini. E il treno ripartì senza alcun problema. Era un messaggio chiaro di Maria, che voleva convincere le autorità che una stazione ferroviaria era una necessità per la popolazione e per il suo santuario. Vado a consultare il cartellone degli orari, saluto la donna che vende i biglietti e aspetto il passaggio del treno.

Il Cristo yogi e la menorah

Ancora: anni fa volevano costruire un aeroporto a Koratty. I lavori si inceppavano di continuo e ogni giorno una misteriosa donna con bambino attraversava l’aerea destinata alla posta di atterraggio. Nessuno riuscì a scoprire chi fosse. Appariva e scompariva. I lavori si fermarono e non ripresero mai più. Al posto dell’aeroporto venne deciso di costruire una fabbrica, la Madura Coats Factory, che oggi dà lavoro a mille operai. I miracoli a volte sono urgenze sociali.

Ma siamo sicuri? Questo lo sostiene Wikipedia, ma un’altra voce del nostro vangelo enciclopedico in rete sostiene che la fabbrica ha chiuso nel 1993. Dovrei andare a vedere.

Ave Maria nelle lingue del mondo

Una buona mattina di esplorazioni. Nell’immenso spazio che si allarga attorno alla chiesa, c’è un grande Cristo in posizione yogi, accoccolato sulle gambe, con pollice e indice uniti mentre le altre tre dita si saldano assieme, è la mudra (quando ero giovane ci provai anche io, lo ricordo benissimo, eravamo in attesa di un concerto, vorrei dire dei Pink Floyd, ma temo che non fosse cosi), meccanismo di meditazione e rafforzamento di energie. Ha un’aria serena, il Cristo. Diversa da quella delle raffigurazioni sofferte e sanguinanti nelle chiese latinoamericane.

Sotto la statua aerea del Cristo si alza il candelabro a sette braccia, la menorah, della religione ebraica.

Magari ci sarà mondo di tornare a ottobre per la festa del Santuario. Devono accadere meraviglie. Follia e concretezze. Un guardiano mi fischia dietro, sto osando troppo con la macchina fotografica: per una volta tanto volevo solo fotografare il testo dell’Ave Maria scritto in cento lingue sulle pareti di un muro che delimita un grande giardino con la Pietà michelangiolesca al centro di una fontana.

Foto ricordo di un pellegrinaggio

P. mi dice che questo posto è conosciuto come ‘Padova di Koratty’. Qui sono arrivate, in un tumulto sacro, le reliquie di Antonio.

Al nostro ashram, Assisi Shinta, si festeggia un altro compleanno: questa volta è un ragazzo induista a compiere gli anni e ricevere gli auguri dai frati.

Un altro ragazzo guarda fissamente il campo di calcio: indossa la maglia di Messi.

Si può tenere tutto assieme?

(Angamaly, 22 febbraio)

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.