Andrea Semplici
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Italia, quanto sei lunga

Marcelo e il Napoli. Il Sud. Dell’Italia, del mondo

 

 

Vuelvo al Sur,
como se vuelve siempre al amor,
vuelvo a vos,
con mi deseo, con mi temor.

 

Torno al Sud. Come sempre si torna all’amore. Torno a voi, con il mio desiderio, con il mio tremore.

 

Il volo dei falchi grillai fra le pietre di Matera. Disegnano geometrie nei cieli. In questi giorni i cuccioli stanno imparando a volare. Vengono spinti giù dai nidi con un colpo di ali. Sono già volati via. Sanno qualcosa che noi ancora vogliamo ignorare. Vanno in Africa. Torneranno. A primavera. Negli stessi nidi di Matera.

 

Il vuoto della strada Bradanica, la più bella strada del mondo. Ti puoi sedere sull’asfalto e goderti le colline coltivate a grano. Non passa una sola auto. E’ la perfezione. Hihgway 66 della Lucania. No, questa è la statale 655. Qui, per me, che vengo dal Nord, comincia casa. Qui la geografia sa del cambio di regione. Si diradano i paesi, le case, gli insediamenti. La Fiat di Melfi appare come qualcosa di incongruo in questo deserto di colline di stoppie. Comincia la Lucania. Il paesaggio davvero lo sa e si trasforma. E’ solitudine, questa. Mi fermo, faccio un gesto da teatro, mi chino a baciare l’asfalto.

Ricordo: le linee dei campi bruciati. Le loro geometrie. E poi, i trattori che dissodano le terre. Con corteo di polvere e di uccelli dalle ali nere.

 

La ‘nduja, polpa di salami e peperoncino, abbandonate su una tavola in una casa di Delianuova, là in Aspromonte

 

‘Sono nato di velluto, morirò di velluto’, mi dice Giuliano e da qui comincia il primo passo del libro impossibile che, forse, scriverò.

 

I nomi dei paesi: Giuliano ad Accettura, Alessandro ad Alessandria del Carretto, Antonio a Rotonda. Chi dà i nomi ai figli, in questi paesi, insegue i santi. Altrimenti i figli si chiamano con i nonni.

 

Un calzolaio che suona il clarino. E’ del paese, ha bottega a Matera. E’ qui fra voi.

 

Un fisico che fa lo scultore, un informatico che cesella il legno, un geologo che vende kebab, cibo tipico del Sud. Un’altra geologa che fa la cartolaia. Un’educatrice che vende panini su un grande camion. Un venditore di tessuti che si è comprato un terreno all’altro capo delle Americhe e unisce i Sud del mondo. Ecco, la gente dei computer e la gente che torce i prugnoli selvatici sul fuoco per farne corde: al Sud i mondi diversi e antichi e moderni cercano di innestarsi uno sull’altro.

 

Ecco, allora, appare Franco: ‘Il Sud del nuovo umanesimo delle montagne e della desolazione che a volte è anche beatitudine, il sud che sa diventare decrepito, che sa passare il tempo, il sud che deve farla finita con gli imbrogli, il sud che sa ammirare, il sud che deve portare l’Italia dentro il suo mare, il sud mai visto, mai sentito, computer e pero selvatico, malattia e cura, sagra del futuro’

 

Un uomo che vive a Varese da quarant’anni e che, un giorno, scrive per dirmi che è di qui e che ha due buoi al paese.

 

Le promesse che ho fatto ai ragazzi della Cima e che non riesco a mantenere.

 

Come vorrei che Padre Pio avesse un’aria meno accigliata. Come vorrei che qualche volta sorridesse.

 

Come vorrei che accanto ai necrologi delle perdite e delle assenze, incollati sui muri, ci fossero gli annunci delle nascite. Di chi arriva al mondo e porta felicità.

 

Il gesto di Francesco che taglia il pane portandolo al torace: usa un coltello a serramanico e taglia con un cerchio perfetto. Giotto rimarrebbe a guardarlo ammirato.

 

Tina Modotti, Tinissima, che improvvisa appare sotto la pioggia ad Alessandria del Carretto. Del resto questo sono le montagne del sud-est italiano. E non ho nemmeno bisogno di cercare l’ologramma del comandante Marcos. E’ qui. Avverto l’odore del suo tabacco.

 

I peperoni cruschi. Bisogna essere bravi a friggerli. Spezzettati nella pasta, sono una meraviglia.

 

Il sole antico e feroce che scolora, con una bravura degna di Picasso, i paesi del Salento.

 

Nella piazza di Muro Leccese si fronteggia il barocco di due chiese immense. Le chiese sono grandi al Sud. Come le piazze. Chissà perché questo paese non ha una grande piazza.

 

Le lacerazioni di Taranto. La bellezza e le ciminiere. Le targhe che maledicono e la polvere rossa sulle tombe del cimitero di Tamburi. L’azzurro accecante del mare.

 

Le attese delle processioni con le porte aperte, i tavolini con i taralli, il vino, l’aranciata. Il santo che si ferma e riposa sulle tovaglie bianche.

 

Tutto a posto? E’ la domanda dei passi sul corso. Cammino con le mani in tasca. Tuttoaposto. Detto come se fosse una sola parola.

 

Un ragazzo ha una maglietta con su scritto ‘A Sud di nessun Nord’.

 

Al Sud, Tonia ha letto questa poesia:

Se mi chiamassi, sì,
se mi chiamassi.
Io lascerei tutto,
tutto io getterei:
i prezzi, i cataloghi,
l’azzurro dell’oceano sulle carte,
i giorni e le loro notti,
i telegrammi vecchi
ed un amore.
Tu, che non sei il mio amore,
se mi chiamassi!
E ancora attendo la tua voce

(Lo ha scritto Pedro Salinas)

 

Come vorrei che fossero cambiati i nomi delle strade e delle piazze del Sud. No a piazza Vittorio Veneto, no a via Cavour, no a via Piave, non a via Umberto Primo (per fortuna, non c’è stato il tempo per un secondo). Sì a piazza Rocco Scotellaro, a via Sciascia, a corso Napoli, a viale Peppino Impastato, a largo Rosario Livatino, a strada Leonardo Sinisgalli, a vico Giuseppe Diana, al giardino Isabella Morra. Farei un’eccezione, perdonatemi, per Giuseppe Garibaldi, anche se mai gli perdonerò Bronte, né di aver consegnato la sua vittoria a Vittorio Emanuele. Garibaldi è un Che Guevara ottocentesco. Vorrei essere del Sud ed essere italiano. Vorrei essere un torinese con il tifo per il Napoli. Conosco un ragazzo di Matera che appena può va a Torino a tifare granata.

 

I pescatori tunisini di Mazara del Vallo, estremo Sud della Sicilia.

 

Il canto di amore e dolore dei maschi di pesce spada nello stretto di Messina. Offrono il petto alle fiocine dei cacciatori di Ganzirri: la loro compagna è morta. Qualche volta anche i maschi sono capaci di generosità estrema.

 

Le donne che, quest’anno, hanno preso il posto degli uomini e hanno spinto il carro di santa Rosalia a Palermo

 

Le donne che, nella notte del primo settembre, salgono a piedi al santuario di Polsi, là in Aspromonte. E ti dicono, senza dirlo, questa è la nostra Festa. La strapperemo alla ‘ndrangheta, sapremo ribellarci ai poteri oscuri e maledetti. Viva la Madonna della Montagna.

 

La delizia dei panini con la milza nelle strade di Palermo. Mangiati sporcandosi le dita sui gradini di una chiesa.

 

Il furgone illuminato a festa che offre kebab. E poi il venditore che ti spiega: ‘Cibo tipico lucano’.

 

La leggerezza di camminare con Tonino sul lungomare di Reggio Calabria

 

Dormire, da ragazzo, sulla spiaggia di Tropea. Ne ricordo ancora l’alba.

 

Imma che danza con perfezione nella piazza di Civita. Ricordo una ruga sulla sua guancia. Fu un amore improvviso.

 

Gli albanesi di Calabria e Lucania danzano con bellezza. In Calabria c’è un paese occitano che si chiama Guardia Piemontese. Il Sud che accoglie il Nord.

 

I cacciatori che sparano dalle finestre delle case degli sposi ad Alessandria del Carretto. E tutto il paese che fa corteo nuziale e mette le buste in una grande cassetta bianca sul tavolo degli sposi.

 

Federico che cucina a Terranova del Pollino e una terrazza si apre sulla valle, Pezzolla che cucina a casa sua, qui al paese, e si prende il tempo delle chiacchiere nella piazza, la pasta con la mollica a Pietrapertosa. E le melanzane rosse di Rotonda?

 

Il provolone che Pinuccio e Francesco hanno lasciato su un tavolino di plastica sistemato sul terrazzino della mia casa a Matera

 

‘Danza Matera’, lo ha scritto Amelia Rosselli. Che amava Rocco Scotellaro.

 

La tomba di Carlo Levi ad Aliano. Carlo Levi era nato a Torino. Fra pochi giorni andremo all’alba ad ascoltare le sue poesie.

 

E allora penso che un altro piemontese fu esiliato in Calabria e scrisse che quella terra era antica, aperta, mobile, moderna. Quel piemontese era Cesare Pavese.

 

E qui, qui ad Accettura, ci fu un triestino dal nome slavo Loize Spacal, che fotografò nel 1931 il Maggio. Dicono che sia tornato più volte al paese. Senza farsi riconoscere.

 

Il confino segnò un patto di valore fra gli uomini migliori del Nord e le terre del Sud.

 

Non ho mai visto nessuno lavorare così tanto come al Sud. Perché ci raccontano che sotto Roma si è ‘oziosi’?

 

‘Non è bella la vita dei pastori dell’Aspromonte’, scriveva nel cuore del ‘900, Corrado Alvaro, che è nato a San Luca, in Aspromonte.

 

‘Il Mediterraneo non è mai stato un paradiso offerto gratuitamente al diletto dell’umanità. Qui tutto ha dovuto essere costruito, spesso più faticosamente che altrove’, ha scritto Ferdinand Braudel. ‘E ogni volta bisogna affrettarsi, approfittarsi delle ultime piogge di primavera e delle prime autunnali, dei primi o degli ultimi giorni buoni’. Penso alle corriere notturne per Milano, Zurigo, la Germania. Penso alle acciaierie di Notthingham. Il Sud è stato la ricchezza del Nord.

 

E’ vero hanno costruito strade, ma non è stato per spezzare l’isolamento, ma asfalto per attirare altrove i contadini che dovevano diventare operai.

 

‘Bisogna uscire dall’idea che la terra è miseria, povertà, arretratezza. La terra è il futuro’.

 

La Festa come comunità provvisoria. Come felicità purissima.

 

Porto una foto a un ragazzino che suona l’organetto. E’ serio come un uomo con i pensieri. Non alza nemmeno un sopracciglio per ringraziarmi. Ma poi suona per me la sua bravura.

 

Guardo la parietaria che divora le mura delle case abbandonate.

 

‘Siamo i figli della Storia o della miseria?’, si chiedevano gli uomini e le donne di Matera di fronte alle rovine del Sud.

 

I paesi del Pollino. Fra abbandono e resistenza. In bilico.

 

‘Non ci aspettiamo nulla da nessuno, niente dai parolai che stanno sulla scena. C’è da lavorare con gioia, e poi leggere, ridere, guardare. E per fare questo non abbiamo bisogno di leggi e di progetti. Le nostre poltrone sono queste montagne, il grano che già è stato mietuto, le rose che fra poco fioriranno’.

 

‘Una donna mangiava della frutta, dal modo come mangiava, capii che veniva dai miei paesi. Era stata lontana anni e anni. Forse non era nemmeno nata al paese, ma aveva un gesto che solo dalla nostra gente poteva aver imparato. Quell’abbandonare la mano sulle ginocchia con il frutto in pugno, il corpo disteso in una specie di sosta meridiana, la testa rovesciata e quel modo lento e riflessivo di masticare che è tutto un fantasticare sulla vita’. E questo era Corrado Alvaro.

 

Da quando passo del tempo al Sud, ascolto poeti.

 

Llevo el Sur,
como un destino del corazon,
soy del Sur,
como los aires del bandoneon.

 

Porto con me il Sud, come un destino del cuore, sono del Sud come le note di una fisarmonica.

 

Vorrei crederlo. Non sono di qui. Ma la fisarmonica, sì. Ma l’organetto, sì.

 

 

 

Ottavio ha un bar al paese. E’ giovane e insonne. Ha le occhiaie più grandi e rotonde che mai abbia visto in vita mia. C’è una grande festa al paese. Centinaia di persone con la sete addosso. Fa caldo nell’estati, fra i calanchi. La birra Peroni, al bar di Ottavio, costa sempre un euro. Ha un solo cruccio, il barista: come è possibile avere una parola per tutti?

 

Sud

L’inaugurazione di due musei vuoti. Bisogna farla. Nessun ha un’idea chiara di cosa metterci dentro. Né chi lo terrà aperto. Inaugurazione con lunghi discorsi. Ci sono gli assessori, i professori, i direttori, gli studiosi, gli esperti.

Centro

Il lavoro andava fatto entro la scadenza. Per non perdere i fondi europei, regionali, mondiali. Si fa un finto lavoro per rispettare quella data. Il controllo è solo sulle carte e le carte sono a posto.

Nord-Est

A Nord-Est si fa il Mose. Da trentun anni.

 

Sud (Nord, Est, Ovest)

Massimo, ogni mattina, esce di casa e va in cerca di un cantiere, della giornata del lavoro. Massimo fa il muratore. E in estate suona la batteria. Ma quest’anno ha fatto solo cinque serate.

 

Marilena ha lasciato, con un sorriso di liberazione e imbarazzo, il suo curriculum al ragazzo dietro al banco della Wind. Lei esce, lui lo mette in un cassetto.

 

Paolo abbandona il suo curriculum sul tavolo di un bar. Leggo che è del 1983. Ha 31 anni, dunque. Dichiara: ‘Disponibilità totale’. Ha lavorato, nell’ordine, in un call center, il barista, il mulettista, l’animatore in un villaggio vacanze, l’istruttore di vela, l’order entry di un’azienda elettronica in Brianza (cos’è un order entry?), il magazziniere, l’addetto alle vendite (il commesso, insomma), ha allestito vetrine, ha fatto l’autista ‘privato’ per un ‘dottore’ a Monza (disponibile a dare referenze). Poteva riassumere: precario.

 

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Conversazione notturna a Ferrara, insegnanti irpini, salernitani, funzionari pubblici pugliesi, una donna marsigliese dalle origini marocchini/algerine che vive a Roma

 

‘Ho conosciuto il Sud quando sono venuto al Nord.

Il Nord si regge sull’eccellenza del Sud.

All’ospedale ci sono radiologi, chirurghi, neurologi, infermieri del Sud.

 

Dal Sud se ne sono andati in quattro milioni.

E lo hanno fatto con remissività.

Possiamo essere professori in pazienza e rassegnazione’

 

I migliori cornetti con la crema di Ferrara sono fatti da un pugliese di Barletta.

 

 

  1. fa un corso di formazione. Cinque ore. Salario: un euro all’ora.
  2. consegna la posta per un’agenzia privata. Ci mette macchina e benzina. Salario: venti euro a mattina, senza le spese.

 

Si esce di casa con due euro:  al paese valgono sei bicchieri di vino. Anche sette, se sai contrattare. Trenta centesimi a bicchiere.

 

 

 

 

 

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