Andrea Semplici
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Pedali, Lucania Occidentale/Il giorno della Pitu. Appunti per un nuovo racconto.2

 

Il vecchio ‘segone’. Chissà cosa è davvero la ‘tradizione’? Oggi si lavora con le motoseghe tedesche Stihl. Ma il primo colpo non si nega alla memoria e agli antichi.

 

 

San Francesco di Paola sorveglia, protegge il dosso della Montagna da Basso. Tavolone del vecchio taglio. Bravo scultore.

 

 

L’albero è caduto.

 

 

Nel bosco

 

 

Operazioni di misurazione. Non ho mai chiesto o non ricordo: in Pollino il grande albero dovrà essere squadrato.

 

 

Alberi e Uomini. Cuore diviso: il dolore per l’albero caduto (sono un cittadino, non vivo qui), l’orgoglio dell’uomo dei boschi. La bellezza del compito dell’albero. Tenere in piedi la memoria di una comunità.

 

 

Le nuove generazioni dei boschi. I giubbotti da lavoro ricordano le aziende per le quali si lavora. Lui è Fabio.

 

 

Come facevano gli antichi? Buoi, immagino. I trattori cercano il luogo in cui ‘lavorare’ l’albero. Deve essere squadrato. Qui si rimane dei boschi fino a quando la pitu non è ‘pronta’.

 

 

 

Squadrare l’albero è impresa di precisione e bravura.

 

 

 

Il gesto più bello, più gentile. Snap. Si tira lo spago, colorato con il gesso color granata. Occorrono due dita e qualcuno che tenga ferma la cordicella. Si intende appena la vibrazione, il segno sarà la traccia per le lame della motosega.

 

 

Lavoro collettivo, le mani guidano le lame della motosega, indicano la direzione, poi è questione di occhio, forza, abilità, resistenza

 

 

Istruire il nipote

 

Va bene?

 

 

Viva San Francisco

 

 

 

A forza di braccia

 

 

La pausa del cibo, i cannaricoli, il vino. Ricetta: farina, dieci uova per un chilo di farina, zucchero, sale, un bicchiere di vino, olio. E perché si chiamano così? Non indago sul web. Saranno diversi i cannariculi calabresi? Antonio, il sindaco, improvvisa una spiegazione divertita: scendono lentamente per il ‘cannarone’ (ho capito bene?). Don Alex, il parroco, è originario di Lagonero, dove si parla un dialetto ‘diverso’: dalle sue parti, ‘cannaruto’ vuol dire ‘goloso’ e ‘cannaroma’ è l’esofago (sempre se ho ben capito). Insomma, glottologie. Oppure c’entra il cestino che li raccoglie, costruito con le canne. Rimane il fatto che con il salame sono una prelibatezza da bosco e montagna.

 

 

Ripresa dei lavori, c’è da tirar fuori dal bosco la pitu. Compito da trattori. Bisogna portarla alla strada. Dove andrà a prenderla il corto dei buoi.

 

 

Venerdì è stata una giornata magnifica. Un ragazzo con una macchina da bosco e ruote altissime mi accompagna fino alle baracche di Pastoroso. Scendo a piedi, un’ora di cammino, la gamba arranca un poco in discesa. Mi godo il sole. E i paesaggi del Pollino. Faccio in tempo per veder fuggire via i rocchisti, vanno a Visitone, in Pollino. Un’altra storia. La promessa ripetuta: l’anno prossimo, l’anno prossimo. Insh’allah. Se Dio vorrà.

 

 

 

 

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