Accettura, le foto come panni stesi nei giorni della Festa
Una mostra di foto nel bosco. Nei giorni della festa del Maggio di Accettura.

Le storie (in)utili sono le più belle. Possono spostare, almeno di un millimetro, almeno per qualche ora, le cose del mondo.

Al sabato di Pentecoste, primo giorno di festa, primo giorno del rito degli alberi nei boschi di Montepiano, sono apparse le foto scattate negli anni passati a rincorrere buoi, alberi, maggiaioli, ragazzi della Cima, attori e protagonisti di una delle più belle ‘cerimonie’ del Mediterraneo. La festa di Accettura, paese delle Dolomiti Lucane, a metà strada fra Matera e Potenza, è irraccontabile. Solo uno scrittore latinoamericano potrebbe esserne capace. Bisogna esserci, viverla, faticare, bere, mangiare, essere devoti a San Giuliano, lavorare, percorrere chilometri su chilometri, crollare dalla stanchezza, ballare con la ‘bassa musica’, inseguire la banda, spostare pietre, scendere dai boschi di Gallipoli con i ragazzi ebbri della Cima, camminare passo dopo passo con i buoi nei Maggiaioli: solo così si ha qualche possibilità di capirne almeno qualche frammento.
La gente di Accettura, i suoi uomini e le sue donne, hanno dato molto ai miei giorni. Quest’anno era tempo di restituire ‘qualcosa’. Le foto, a esempio. Le foto scattate in questi anni. Le foto che raccontano la fatica collettiva, lo sforzo corale, l’essere comunità di questo paese. Foto che, come la festa, sono racconto provvisorio. I paesani di Accettura, per i quattro giorni della festa (ma anche quelli della scelta dell’albero, del taglio e poi del suo abbattimento), diventano ‘comunità provvisoria’. Nel tagliare, trasportare, lavorare, innalzare, scalare il Maggio dimostrano che ‘un altro mondo è possibile’. Che sono possibili storie di scambio, solidarietà, alleanza, devozione, forza collettiva.

Per questo ho voluto, al sabato della festa, giorno in cui i buoi trasportano fuori dal bosco (è l’esbosco) il grande cerro, l’albero del Maggio, appendere, come se fossero panni, le foto fra gli alberi delle foresta di Montepiano. Foto provvisorie: sono state montate là dove il corteo del Maggio, a sera, si ferma per il cibo, per il pic-nic, per le tovaglie stese sull’erba, per il tempo del formaggio, delle frittate, del vino, dei salami. Le foto sono diventate decorazione più che mostra. Il vento le agita, le porta via. Le foto vengono tenute in mano, per vederle meglio, si cercano i volti degli amici, dei parenti. Le foto si macchiano di resina, di terra, di sole. E, alla fine, rimangono sole nel bosco.

Ma gli uomini del Maggio hanno voluto rivedere la mostra, far conoscere il proprio lavoro a chi, nella piazza di San Vito, al lunedì, lavorava all’innesto dei due alberi arrivati finalmente in paese alla domenica. Francesco è il più convinto, aiuta con i nodi, con i pali di sostegno. Dice: ‘Questa è la nostra storia’. Poi ci invita a bere birra e ancora mangiare. E per una mattina le foto-biancheria sono state nuovamente appese ai fili fra albero e albero al limite dell’anfiteatro dove il cerro e l’agrifoglio saliranno al cielo. La grande chiesa madre a fare da quinta scenografica.

Un solo peccato, il vento ha afferrato le foto prima che San Giuliano arrivasse nella piazza. Le mostreremo al Santo un’altra volta. Ci sarà tempo.

La gran parte delle foto ora sono nelle mani della gente di Accettura. Una mostra provvisoria, avevamo detto. Una restituzione a chi avevamo preso l’immagine. Alcune hanno preso le strade delle città dove gli accetturesi sono migrati.

Continueremo, se Dio vuole, a fare mostre nei luoghi (in)adatti. Proviamoci. Foto abbandonate nei luoghi che sono stati impressi sui sensori delle macchine digitali o, magari, sulle pellicole di chi ancora le utilizza.

Per ora, una promessa, di nuovo ad Accettura domenica 22, giorno del Corpus Domini, quando il cerro e l’agrifoglio cadranno a terra. Per tornare a essere legno.

Franchino, uno dei maestri del Maggio, anni fa, all’abbattimento dell’albero, dopo aver rimesso a posto l’ultima pietra della piazza, mi disse: ‘Ecco, non è successo niente’. La comunità provvisoria si era dissolta, ma Franchino sa bene che il Maggio ha lasciato tracce nel cuore e nella testa della gente di Accettura e di chi era arrivato fino a qui per la Festa. E già il pensiero è alla prossima primavera, quando, finito l’inverno, la comunità provvisoria prenderà di nuovo forma.
Accettura, giorni della Pentecoste

Riassunto magistrale di giornate agresti dal retaggio arcaico .Osmosi tra natura e uomo che dà vita periodicamente alla comunità provvissoria. Saluti,Fanco.